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Scherma: il primo allievo di Triccoli scrive una lettera 'L'arma segreta del maestro'

3' di lettura 19/09/2018 - La redazione riceve e pubblica la lettera inviata al Presidente del Club Scherma Jesi da Antonio Maria Novelli, uno dei primi allievi del Maestro Ezio Triccoli, che racconta un episodio speciale e che rappresenta bene l' "arma segreta" del Maestro: la fiducia nei suoi allievi.

Caro Presidente,

mio malgrado non sono riuscito ad essere presente all’inaugurazione della mostra sulla storia della scherma, perché ero con mio figlio ai campionati italiani di tennis…come sportivo e padre sono certo che capirai (ho provato a portarlo in pedana, come le altre 2 figlie: nulla di fatto !).
Comunque Il mio cuore fibrillava tra presente e passato.
Avrei voluto esserci per condividere e rinfrescare i tanti ricordi che hanno caratterizzato quell’ epoca magica e indimenticabile.
Uno in particolare mi ritorna ogni tanto in mente.

Un ricordo speciale. Riguarda me e il Maestro Triccoli, il mio maestro.

Non è una storia di medaglie, successi, vittorie….al contrario!
Avevo circa 15 anni, in programma i campionati italiani a Milano. L’ anno precedente, a Bari, ero arrivato in finale: un successo inaspettato. Erano le prime uscite fuori dai confini regionali. Partiamo la sera precedente, lo sottolineo perché non era così usuale.
All’ epoca si facevano tante “levatacce” per spendere il meno possibile, ma il risultato buono dell’ anno precedente aveva suscitato delle aspettative. Dovevo arrivare in pedana riposato. Anche l’ albergo scelto doveva essere di buon livello se ricordo la carta alle pareti, le luci soffuse, i suoni ovattati, l’ odore di albergo pulito.
Girone all’ italiana, ne passano 4 su 8. Una giornataccia, non me ne va bene una, tiro malissimo, faccio appena 2 vittorie. Non bastano, vengo eliminato al primo turno.
A testa bassa rifaccio rapidamente la sacca, sono pronto per tornare o meglio scappare, sprofondare…
Il maestro stava lì vicino a me, in silenzio.
Viaggio di ritorno in treno...in silenzio. Provo a dormire, non ci riesco. Mi agito immobile tra pensieri negativi. Ancora silenzio.
Arriviamo alla stazione , mio padre ci viene incontro ignaro del risultato (i telefonini erano ancora di là da venire). Ecco penso, siamo alla resa dei conti. Ora dirà quanto ho tirato male, che non valgo nulla, che ho sbagliato tutto. Nulla di tutto questo.
Il maestro comincia a raccontare una storia che non esiste…..che ho tirato benissimo, che ho battuto avversari fortissimi e se sono uscito è solo colpa dei giudici, che ho la stoffa del campione…..
Così fiero mio padre l’ ho visto solo il giorno della laurea !
E tutte le mie cellule, un po' confuse, ripresero forza. Una forza che credo di avere ancora. L’ anno successivo vincevo il mio primo titolo italiano e il maestro era con me. Grazie Maestro !

Antonio M. Novelli….anzi Tonino, come mi chiamava il Maestro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-09-2018 alle 16:57 sul giornale del 20 settembre 2018 - 1973 letture

In questo articolo si parla di sport, lettera

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