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Tra passato glorioso e tragico destino: quando esisteva la Cassa di Risparmio di Jesi

3' di lettura 31/10/2018 - C’era una volta una ‘signora’ banca chiamata Cassa di Risparmio di Jesi.

Una delle prime grandi realtà della nostra regione, un autentico tempio finanziario tra le mura cittadine, tramutatosi oggi in un ‘triste’ ricordo lontano anni luce. Nata per tutelare i piccoli risparmiatori e contribuire allo sviluppo economico del territorio, la Cassa di Risparmio di Jesi inaugurò i propri sportelli nel novembre 1844 con un capitale che abbatteva quota duemila scudi. Gli uomini d’epoca avevano grande fame e determinazione, in primis Vincenzo Mattioni (Direttore della Cassa dal 1892 fino al 1899) e il Presidente Alessandro Ghislieri, gonfaloniere della città. Negli anni la Cassa aumentò il proprio raggio d’azione ed entità patrimoniale, consolidandosi nel Centro Italia.

Gli avvenimenti che hanno segnato la vita della nostra Cassa sono stati molteplici e possono essere suddivisi in capitoli e scenari più o meno idilliaci. Con la legge di fusione del 1927, la successiva nascita di sportelli quali Filottrano, Ostra, Castelleone di Suasa e l’assorbimento di svariate filiali regionali, il futuro si preannunciava solido per la nostra Cassa, tanto che la relazione di bilancio del 1945 parlava di istituto bancario solido e in ulteriore fase di crescita. Nel 1969, l’anno in cui venne festeggiato il 125° anniversario, la Cassa poteva contare su ben 173 dipendenti per il settore credito e oltre 30 per il settore esattoriale. Cosa non da poco. Con la liberalizzazione degli sportelli attuata dalla Banca d'Italia negli anni Ottanta, la Cassa penetrò nell'area delle province di Macerata, Ancona, Pesaro e Perugia. Il 6 aprile 1992 fu stipulato, a seguito della Legge Amato, l’atto di conferimento dell’azienda bancaria nella società per azioni. Era dunque nata ufficialmente la Cassa di Risparmio di Jesi Spa che, alla vigilia del Natale del 1995, entrava a far parte (per progetto di incorporazione) di Banca Marche.

Tante storie, tanti aneddoti da raccontare, anche all’interno di quella che fu negli ultimi tempi ‘Banca Marche’, in quel di Fontedamo, una sede e una location sinonimo di eccellenza. Dall’immancabile pausa caffè mattutina (un modo per staccare la spina e scambiarsi qualche gossip specie tra donne) alle lunghe e ‘appassionanti’ cene natalizie, passando per le risate del tardo pomeriggio e anche qualche piccolo urlo tra colleghi. Ma il clima in ufficio tra dipendenti, a detta di vari soggetti che hanno vissuto passo dopo passo le vicende di Banca Marche, era sereno e il più delle volte collaborativo. Come dire, nessuno avrebbe potuto immaginare un così tragico destino. E nemmeno le vicende relative a Massimo Bianconi a cui un ‘innocente’ stagista appena entrato, nel lontano 2006, chiese: “Mi scusi, mi sa dire dove si trova il bar della banca?”. Quell’uomo, strano ma vero, era l’allora Direttore Generale. Quella banca, incredibile ma vero, era una ‘signora’ banca. Non un istituto qualunque ma una vera e propria istituzione del credito. Per i nostri cari cittadini, era più semplicemente la ‘Cassa di Risparmio di Jesi’. Storia indimenticabile o tragico destino?






Questo è un articolo pubblicato il 31-10-2018 alle 10:22 sul giornale del 02 novembre 2018 - 2959 letture

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