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M5S interviene sul dibattito del biodigestore alla Coppetella: 'Legambiente?'

8' di lettura 09/11/2018 - Nei giorni scorsi la sezione marchigiana di Legambiente, ha pensato bene di uscire a sostegno della proposta di biodigestore da insediare a Jesi, loc.Coppetella.

Proposta che all'evidenza pare caricherebbe il nostro territorio di ulteriore inquinamento. Incredibile ma vero vedere Legambiente locale, dalla quale evidentemente ci si aspetta posizioni a tutela del nostro territorio, lanciarsi in crociate a favore di impianti impattanti.

Colpisce innanzi tutto la certezza con cui la Presidente difende il progetto... senza che in realtà un progetto ci sia. Mentre i carichi ambientali della media-bassa Vallesina sono fatti, non opinioni.

Legambiente dice che questo impianto sarebbe necessario, ma ad oggi non è stato reso pubblico alcuno studio che analizzi le reali esigenze della nostra provincia e compari le diverse soluzioni impiantistiche possibili. Tanto meno un Piano economico o un’analisi costi benefici.

Al contrario, dagli stessi dati citati dalla Presidente di Legambiente Marche appare evidente come circa il 70% dell’umido prodotto in regione sarebbe già smaltito, fra impianti pubblici e privati, senza alcun bisogno di un ulteriore mega biodigestore come quello che ci vorrebbero “regalare” alla Coppetella.

Lega(diquale)Ambiente? Vogliamo quindi analizzare e commentare quanto sostenuto dalla Presidente dell’associazione.

NOTA: I "virgolettati" riportati di seguito sono un “copia&incolla” dagli articoli di diverse testate locali dove vengono attribuiti alla Presidente di Legambiente Marche.

"Nelle Marche siamo pronti per investire nel biometano. Per chiudere il ciclo dei rifiuti è necessaria la realizzazione di nuovi impianti di digestione anaerobica"

La domanda sorge spontanea: siamo... chi? Legambiente? Anche Legambiente è partner in questo progetto? Così giusto per sapere. E’ chiaro comunque che la sostenibilità di questi impianti è legata ai cospicui incentivi pubblici che permettono di percepire. Infatti senza gli incentivi probabilmente in pochissimi investirebbero; evidentemente produrre biometano non è una pratica economicamente così sostenibile? Questi incentivi inoltre portano anche alla attuale fretta: sono previsti, infatti, solo per gli impianti che saranno operativi entro il 2022. Sarà per questo che l’ATA sembrerebbe quasi voler ottenere un assenso preventivo dal Comune di Jesi, prima ancora di presentare un progetto e di rendere chiaro nei dettagli che tipo di impatto si avrebbe, così da garantirsi in qualche modo una sorta di “condizione favorevole” per l’iter che porterebbe all’approvazione?

"Di fatto per ora non esiste alcun progetto definitivo . Il biodigestore che sarà realizzato nella provincia di Ancona sarà il primo nelle Marche e tratterà solo la frazione dell’umido, ovvero gli scarti alimentari"

Vero, non esiste un progetto, attualmente. Però esistono già numerose problematicità e carichi ambientali, sia presenti che già approvati, che insistono (ed insisteranno) sempre sulla medesima località. Ad esempio, siamo comunque in zona AERCA, nella stessa zona è già stato approvato arriverà il magazzino regionale dei farmaci ASUR, c’è tutta la zona Ex Sadam sulla quale gravano ancora notevoli interrogativi, insieme alle zone limitrofe. C’è tutta l’area coinvolta dall’inquinamento dal cromo esavalente. Ci sono già altre centrali energetiche a biomasse nel raggio pochi km (anche in attesa di Via postuma). Sulla zona insisterà anche una parte del “rifacimento” del metanodotto Ravenna-Chieti che prevede circa 7000mq di impianto fuori terra, e lo stesso progetto prevede un collegamento fino alla raffineria API.

In tutto questo contesto riteniamo non serva un “progetto” per manifestare perplessità: prima di pensare ad installare qualsiasi altra tipologia di impianto ci si dovrebbe fermare a riflettere un attimo.

Piccola nota a latere: non è corretto dire che tratterà solamente gli scarti alimentari, perché questi impianti riceverebbero anche dla frazione “verde”.

"Nel nuovo impianto confluiranno quasi 100 mila tonnellate tra organico e verde della provincia di Ancona e di una parte di Pesaro-Urbino"

E si palesa quindi già da subito la perplessità che avevamo esposto recentemente: una volta che l’impianto c’è, ed è un impianto che “più mangia più guadagna”, nessuno vieta di ampliarlo. Esattamente come sta accadendo con l’impianto che ATA e Amministrazione sono andati a visitare (di nuovo, con i soldi di chi ?!?) e come sembrerebbe emergere anche dalle parole della presidente di LegaAmbiente Marche. Infatti inizialmente si parlava solo di un impianto per la provincia di Ancona. Oggi già, secondo Legambiente Marche, se ne aggiungerebbe un altro “pezzettino”.

"Questa è l’occasione perfetta per investire in un’impiantistica adatta allo sviluppo del biometano considerato che oltre il 30% della frazione organica prodotta viene trattata fuori regione per mancanza di impianti, con costi maggiori a carico dei cittadini, e che gli impianti in Regione a gestione pubblica riescono a coprire solamente il 38% del fabbisogno regionale di recupero della frazione organica, mediante solo compostaggio."
Investire nello sviluppo del biometano … finché ci sono i finanziamenti pubblici? E quando termineranno? L’impianto per essere economicamente sostenibile che farà? Magari si dismetterà la produzione di biometano per bruciare in loco la totalità dei gas prodottii?

"Questi impianti sono una risorsa per il territorio e costituiscono anche un’opportunità per il quartiere Coppetella di riconversione e riqualificazione della zona"
L’unica cosa certa,a nostro parere, è che sarebbe una opportunità… per aumentare l’inquinamento!!! Come si “riconverte” e si “riqualifica” un territorio se in un’area già ambientalmente oppressa si aggiungono ulteriori impianti, con i loro relativi flussi di mezzi? Per noi, al massimo si “riconverte” in PATTUMIERA! E poi .. quale “risorsa per il territorio”? Territori inquinati al quale viene aggiunto inquinamento non generano risorse, al contrario, generano fughe.

"Il processo di fermentazione non rilascia nulla nell’aria. Non ci sono emissioni inquinanti e niente viene bruciato. Oggi il biometano viene immesso direttamente in rete, secondo un percorso virtuosissmo"

Come fa la Presidente a fare queste affermazioni? Ha avuto accesso al progetto finora mai pubblicato?

Ad oggi l’unico modello preso a riferimento in pompa magna da Sindaco, Assessore all’Ambiente e compagnie varie è quello di Faedo, che estrae biogas per bruciarlo e farci energia elettrica. Solo che a Faedo trattano un terzo dei rifiuti che Legambiente vorrebbe far confluire a Jesi ed, inoltre, l’impianto trentino non è posizionato in un’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale.

Ad ulteriore dimostrazione,poi, del fatto che i rischi ambientali in questo genere di impianti esistono, così come le emissioni (contrariamente a quanto afferma la Presidente di Legambiente) c’è proprio quello che ci risulta sia successo a Faedo: un accordo di programma che prevede NOVE MILIONI di euro (di cui metà a carico del pubblico) proprio per le misure per contrastare in ogni modo eventuali emissioni.

Strano no? Accordarsi e stanziare belle cifre per mitigare qualcosa che non esiste?

Il Comitato della zona Coppetella sostiene che per il conferimento dei rifiuti circa una quarantina di camion al giorno si andrebbero ad aggiungere al traffico attuale e raggiungerebbero l’interporto. La Presidentessa replica: "Sono mezzi che circolano comunque e che andando fuori producono ancor più emissioni di CO2 e un aumento dei costi a carico del cittadini."

Non pensiamo ci sia bisogno di spiegare per quale motivo c’è una notevole differenza tra 40 camion che viaggiano verso un unico punto e lo stesso numero di camion con tragitti diversi. Si può contare, inoltre, che su una giornata lavorativa di 8 ore, 40 camion al giorno starebbero a significare 5 camion in un ora. Uno ogni 12 minuti. In arrivo. E che poi ripartono. Insomma .. vista così, sembrerebbe un bel volume di traffico per le stradine di Coppetella. Praticamente un osservatore lungo la strada si vedrebbe passare davanti un camion ogni sei minuti: uno che va, uno che viene. In aggiunta al già presente traffico dell’interporto, ovviamente, e di tutti i vari progetti aggiuntivi che ivi stanno già partendo. Traffico … più traffico … più altro traffico.

"Con questo progetto riusciremo a chiudere la filiera, ridurre i costi e produrre biometano"
Strana cotanta sicumera, non essendoci né un progetto né tantomeno un documentato piano industriale. MORALE: Quando vedremo Legambiente fare comunicati che, invece di difendere impianti impattanti per l’ambiente, richiedano che nel nostro territorio inizi finalmente il risanamento? Quando riuscirà Legambiente -ma non solo lei, in realtà- ad entrare nell’ordine di idee che SI DEVE VALUTARE L’INTERO CONTESTO NEL QUALE GLI IMPIANTI VANNO INSERITI, invece che il singolo impianto?
E vogliamo lasciarvi con un piccolo esercizio “per le vacanze”: in un impianto di trattamento forsu per la produzione di biometano entrano 25.000 tonnellate/anno di biomasse (FORSU + Verde), escono 26.000 tonnellate/anno di digestato. Considerando che non c’è violazione della legge di conservazione della massa, scoprite l’arcano.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-11-2018 alle 16:22 sul giornale del 10 novembre 2018 - 1061 letture

In questo articolo si parla di attualità, jesi, legambiente, Movimento 5 Stelle, coppetella

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