Volley: Margherita Marconi, Filottrano ha la sua campionessa a 'Stelle e Strisce'

13/01/2019 - Lo ricordate quel tormentone che parlava di ragazzi italiani mammoni, dal cordone ombelicale infinito…in poche parole bamboccioni? Tra i milioni di italiani ( dalle ultime statistiche, circa 5 milioni) offesi da questa misera definizione c ‘è anche Margherita Marconi , ventunenne di Filottrano che pochi mesi fa ha deciso di lasciare casa, famiglia e amici per andarsi a prendere negli Stati Uniti tutti i sogni che coltiva nel giardino del suo orgoglio.

Dopo appena sei mesi dal suo ‘insediamento’ negli States, Margherita si è già laureata campione nazionale di Volley a livello di College (Campionato NAIA)… la prima italiana a raggiungere questo ambiziosissimo traguardo!!!come a dire, non sono venuta qui per perdere tempo.
Dopo cinque minuti che parliamo con lei è chiara la sensazione che non può passare inosservata … il suo temperamento e la tenacia che traspare dai suoi occhi non glielo permetterebbero comunque. Sembra abbia un fuoco acceso che la proietta costantemente verso un traguardo da raggiungere. Ma facciamo un passo indietro, come è partorita la voglia di fare le valige e provarci?
"L’idea me l’ha lanciata Josè Antonio Caceres, mio ex allenatore ai tempi delle giovanili della Lardini Volley Filottrano, il quale mi ha proposto di partecipare ad un Camp a Roma dove erano presenti diversi osservatori internazionali intenti a selezionare ragazzi per College statunitensi e magari offrire ai prescelti delle borse di studio. Dopo una settimana di allenamenti mi sono arrivate diverse proposte di borse di studio che mi avrebbero permesso di coltivare la mia passione per il volley e ancora più importante studiare nei migliori College al mondo".
Parliamo dell’estate 2017, Margherita ancora doveva diplomarsi in Italia e la sua testa ha iniziato a frullare vertiginosamente: in dodici mesi avrebbe dovuto diplomarsi e nel contempo decidere se partire e semmai quale proposta accettare. "Sono stati mesi difficili e molte persone intorno a me non hanno capito che stavo vivendo una situazione interiore molto delicata, è stata una montagna russa di emozioni in quel periodo ma alla fine ho scelto di provarci".

La scelta è caduta sulla Park University (Parkville – Missouri) dove oltre ad entrare nel roster della squadra di volley Pirates ha iniziato il percorso di studi di formazione di Business Administration.
"Una decisione presa assieme alla mia famiglia alla quale sono legata in modo straordinario e che mi ha dato i consigli giusti, nei modi e nei tempi esatti. I miei genitori sono entrambi (anche se in modo differente) dei punti di riferimento basilari per me: di mio padre mi riconosco la voglia di arrivare ad ogni costo agli obiettivi prefissati, mi piacerebbe avere la sua stessa tenacia e la capacità di andare contro i giudizi di chi non mi vuol bene per realizzarmi nello sport ma soprattutto nel mondo del lavoro, dove vorrei impormi nel mondo del Business Marketing a livelli molto importanti".

Una ragazza di 21 anni che a definire mammona sembra un’eresia ma se si sposta il discorso sulla mamma riesce ad ammettere che dietro questa corazza c’è un lato intimo "Mia madre a sua volta è la roccia dove vado ad aggrapparmi ogni giorno per qualsiasi problema : dalla scuola, allo sport a tutte le altre vicende che posso vivere durante la giornata, lei sa tutto e saprà sempre tutto della vera Margherita, è la mia spalla morale e sempre sarà così! Da quando sono partita poi il legame con mio fratello Enrico si è fatto fortissimo, lui ha tre anni meno di me e stiamo costruendo davvero un grande rapporto … adesso che sono lontana riusciamo a confrontarci e a confidarci delle cose che magari prima non riuscivamo a condividere, la distanza ha anche i suoi lati positivi quindi- ride-.

Da molti suoi discorsi sulla famiglia e sull’amicizia si nota bene che nel suo ‘cerchio magico’ non c’è posto per molti, oltre alla sua famiglia solamente per pochi altri, ma è una scelta ben ponderata. "Nei mesi scorsi certe situazioni e certi atteggiamenti di chi credevo vicino mi hanno delusa e ferita, da quel momento mi sono concentrata soltanto sulle persone che mi dimostrano affetto e amicizia senza condizionamenti, sono diventata diffidente a riguardo ma agli amici veri, beh a quelli darei anche la vita per vederli felici, anzi per essere felici insieme".

Parliamo di volley: ruolo palleggiatrice, subito campionessa NAIA ma difficoltà ne avrai avute nei primi giorni o ti è riuscito un inserimento naturale e tutto sommato facile?
"Difficoltà ne ho incontrate tante e ne dovrò affrontare altrettante, sia in campo che fuori: in palestra lo staff da subito mi ha ripreso su certi atteggiamenti che per me sono naturali e ‘italiani’ e invece erano contro l’etica e la filosofia dello sport made in U.S.A.. Ad esempio – e le scappa una risata- la mia essenza competitiva che sfocia in esultanze dopo un punto o un muro ben riuscito non è vista di buon occhio dal coach e mi rimprovera ogni volta che mi lascio andare a questo, ma va bene così sono consapevole che devo crescere e migliorare come giocatrice e sotto l’aspetto caratteriale".
A livello di metodologia di lavoro che differenze noti dall'Italia?
"Rispetto all’Italia si lavora molto meno sulla tecnica e gran parte dell’attenzione del lavoro è rivolta alla preparazione fisica, bisogna eccellere atleticamente per essere considerati all’altezza, credo sia una costante nella mentalità dello sport statunitense; lavoriamo in palestra circa sei ore al giorno, abbinarci le lezioni e lo studio non è facile, ammetto che all’inizio arrivavo alla sera stremata e senza un filo di forza, poi pian piano ci si abitua e anche su questo devo riconoscere che mi trovo maturata, mi sono imposta di stare ‘sempre sul pezzo’ e non voglio deludermi".
Primo semestre da voto alto, altissimo quindi…
"Darei a questa primissima parte d’esperienza un 9,5, la lontananza da casa mi impedisce di dire che è stato perfetto, ora per il secondo semestre devo assolutamente concentrarmi sullo studio e chiudere alla grande il mio primo anno accademico: sarà il primo di quattro per me, ho iniziato questo difficile percorso ma che trovo entusiasmante e voglio assolutamente arrivare alla fine con successo".
Partita da Filottrano con uno zaino pieno di sogni e con una valigia dove orgoglio e determinazione straripano, Margherita ci tiene anche a lanciare una sorta d’appello:
"La mia è una piccola storia ma la rivendico e farò di tutto per realizzarmi e dare soddisfazioni a chi mi ama, credo ogni giorno di più che la vita vada presa così: inseguendo i propri desideri e che non esistono ostacoli che non si possano superare con la tenacia di chi sogna".
Superfluo ricordare che, se aprite il vocabolario, sotto la parola Bamboccioni non troverete la definizione: Margherita Marconi.


di Marco Strappini
redazione@viverejesi.it

 





Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2019 alle 23:59 sul giornale del 15 gennaio 2019 - 4313 letture

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