Maiolati: discarica, Conti scrive al Ministro Costa

8' di lettura 25/01/2019 - La redazione riceve e pubblica la lettera che Claudio Conti del Comitato difesa diritti civici ha scritto al Ministro all'ambiente Sergio Costa, sulla discarica di Moie di Maiolati Spontini la Cornacchia.

Spettabile Ministro Costa, la stimo molto e condivido lo spirito delle battaglie di legalità ed attenzione per l’ambiente che ha intenzione di tradurre in legge nel corso di questa legislatura. Ho ascoltato con attenzione il suo intervento del 20/06 alla Camera. La sua affermazione “Mai più i rifiuti devono essere seppelliti e incendiati” e la volontà di sviluppare una normativa chiara ed uniforme per disciplinare il settore della gestione dei rifiuti, mi ha trovato particolarmente concorde ed ha stimolato questo mio scritto.

So bene che l’unico vero modo per risolvere il problema dello smaltimento sia un’”Economia Circolare”, ma in attesa del suo completo sviluppo è mio desiderio condividere con Lei il pensiero e le considerazioni che nel tempo ho sviluppato circa l’abbancamento in discarica dei rifiuti prodotti dalle nostre città e dalle nostre attività produttive. Faccio riferimento, in particolare, allo smaltimento che avviene secondo i dettami della legge, in quanto al di fuori di questo perimetro è tutto solo che condannabile.

Come spunti di riflessione, senza alcuna pretesa ma con lo spirito di mettere in comune quanto sin ora riscontrato ed elaborato, vorrei affrontare quattro temi:

1- L’eccessiva remunerazione delle attività di smaltimento rifiuti; 2 - La responsabilizzazione di cittadini e amministrazioni locali nella gestione dei rifiuti; 3 - La necessità di trasparenza e controllo nei siti di smaltimento dei rifiuti; 4 - La durata del periodo di esercizio di una discarica ed il volume di rifiuti abbancati.

L’eccessiva remunerazione delle attività di smaltimento rifiuti
Esaminando i bilanci di molteplici società che gestiscono discariche di rifiuti si riscontrano Margini Operativi Lordi consistenti e in continua crescita.
A tal proposito, penso che le discariche drenino valore dall’ambiente e dal territorio circostante, nel presente e nel futuro, per ritornarlo in modo illusorio nel bilancio dei comuni che le ospitano e delle società che le gestiscono. È un circolo vizioso, simile alla dipendenza da sostanze stupefacenti.
La discarica, nel tempo, continua ad ingrandirsi per garantire quella rendita che ne giustifica l’esistenza e che amministratori poco lungimiranti sbandierano e strumentalizzano come importante risultato a sostegno dei progetti di “riqualificazione” del proprio territorio.
A ben vedere, il bilancio è in realtà negativo, solo che a pagare il saldo dovrà intervenire qualcun altro, dopo. È la stessa logica del debito pubblico che oggi affossa l’Italia.
Come correggere questo agire sostanzialmente sbagliato? Personalmente, ormai disilluso, ritengo che si debba agire a livello politico/normativo con l’unico metodo che ogni amministratore e cittadino comune capisce benissimo: il soldo.
È quindi necessario procedere su due piani distinti ma convergenti:
- Attraverso l’applicazione di una tariffazione puntuale, nella logica “chi più inquina più spende”, nei confronti di tutti i soggetti produttori di rifiuti (cittadini e imprese);
-Tramite una diversa ripartizione delle percentuali di denaro atte a remunerare le attività legate alla gestione dei rifiuti. Più soldi a chi ricicla, meno a chi smaltisce in discarica.
Abbancare rifiuti NON deve essere un business per nessuno, né pubblico né privato, ma esclusivamente l’ultima “ratio”, in assenza di alternative praticabili, e tale attività deve essere riconosciuta tramite la sola remunerazione dei costi vivi.
Il recente Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare va in questa direzione ma non basta, dobbiamo fare di più. Per una volta agire da traino e da esempio positivo per le altre nazioni.

La responsabilizzazione di cittadini e amministrazioni locali nella gestione dei rifiuti
Ritengo che spesso non sia in logica di servizio e sussidiarietà che alcuni Comuni o ATA concedano l’utilizzo delle proprie discariche a soggetti esterni al proprio ambito territoriale. S
ono invece le logiche di profitto che conducono allo sfruttamento del territorio e alla ricerca di un beneficio immediato, senza curarsi dell’onerosa eredità che viene lasciata a chi verrà dopo di noi. In quest’ottica, bisogna combattere sia la de-responsabilizzazione dell’individuo sia lo sfruttamento di un preziosissimo bene comune: l’ambiente.
Penso che lo smaltimento di "prossimità" possa incentivare la responsabilizzazione dei cittadini. Sapere che i propri scarti, non riciclati, andranno a finire in una discarica a loro vicina, può costituire un deterrente alla pigrizia nel differenziare i propri rifiuti; non sarà più un problema di qualcun altro.
Al tempo stesso, le piccole discariche, non diventano interesse dei grandi gruppi in una logica di sfruttamento economico del territorio.

Trasparenza e controllo nei siti di smaltimento dei rifiuti
Tutti i siti che gestiscono rifiuti e che si configurano come potenziali sorgenti di inquinamento, discariche comprese, dovrebbero per legge essere dotati di:
- Sistemi di video sorveglianza H24, visionabili sia dalle autorità di controllo sia dalle amministrazioni locali e dai cittadini;
- Sistemi di monitoraggio continuo dei parametri ambientali (sulle matrici aria e acqua) con pubblicazione online, tramite sito Web, dei dati rilevati.
Con questi supporti tecnologici, sarebbe possibile perseguire due obiettivi rilevanti:
- confermare la continua liceità delle attività di smaltimento/gestione o, laddove così non fosse, registrare le anomalie;
- rassicurare la cittadinanza sull’assenza di emissioni nocive e sulla bontà delle operazioni d'esercizio delle attività del sito.

La durata del periodo di esercizio di una discarica ed il volume di rifiuti abbancati
Periodo di attività e volume di rifiuti abbancati dovrebbero essere due parametri rilevanti per determinare la vita utile di una discarica. Il carico di inquinanti ed il peso sul territorio sono direttamente proporzionali ai parametri di cui sopra.
Per questo motivo, a mio parere, dovrebbero essere previsti dei tempi massimi di vita utile o, in alternativa, un volume massimo di rifiuti abbancati.
La definizione del periodo d’esercizio di una discarica, NON dovrebbe essere lasciato alla valutazione di chi ha un conflitto di interesse nelle decisioni ma alla norma nazionale, non soggetta a distorsioni ed applicata in modo omogeneo su tutto il territorio Italiano.
Un Milione di metri cubi di rifiuti o 10 anni d’esercizio potrebbero essere considerati come limiti di buon senso per procedere con la chiusura di una discarica.
Giunta quindi a fine vita, qualora sia necessario individuare un nuovo sito di smaltimento dei rifiuti, dovrebbe essere considerata una distanza minima di 10km dall’impianto precedentemente attivo. Questo garantirebbe una giusta “rotazione” del peso ambientale e allevierebbe la pressione psicologica sulla cittadinanza interessata dall’intervento, individuando tempi e “confini” certi.

Concludendo, penso che affrontando coerentemente e con una visione d’insieme i quattro temi sopra trattati, si possano ottenere molteplici risultati positivi:
- la lotta alla criminalità che si nasconde dietro lo smaltimento illecito dei rifiuti. La criminalità non ricicla...;
- la responsabilizzazione dei cittadini nella gestione dei loro scarti;
il sostegno alle imprese che riciclano, recuperano e danno nuovo valore ai rifiuti, non pesando sull’ambiente;
- la creazione di nuovi posti di lavoro, più qualificati. Abbancare in discarica non richiede molte persone, basta scaricare e comprimere. Riciclare rifiuti richiede organizzazione, tecnologia, personale preparato e competenze specifiche;
- maggiore competitività sul panorama internazionale. Esperienza, consulenza e condivisione delle “best practices” e/o dei prodotti da rivendere all’estero;
- non da ultimo, il mantenimento della bellezza, della salubrità e dell’attrattiva turistica del nostro territorio, una risorsa che il mondo intero ci invidia!

Il traguardo ultimo, che spero di poter vedere raggiunto nel corso della mia vita, è certamente quello dell’Economia Circolare. Pensare all'atto della produzione all'intero ciclo di vita del prodotto, prevedendone la ri-utilizzabilità o la riciclabilità sin dall'origine, renderebbe lo smaltimento dei rifiuti in discarica solo un lontano ricordo.
Che bello sarebbe non nascondere i nostri rifiuti sotto il tappeto!

In direzione opposta a quanto sopra espresso è il comportamento del Comune di Maiolati Spontini che ha nel suo territorio una discarica per rifiuti speciali gestita dalla SOGENUS a una distanza di un km dal centro abitato. Nonostante abbia esaurito la sua funzionalità e sia stata riempita in ogni sua parte i “signori” amministratori vogliono addirittura riaprire la vecchia discarica tombata da anni per inserire altri rifiuti speciali pericolosi e noi cittadini siamo fortemente contrari a questa scelta ed a tale proposito chiediamo il suo aiuto. Le allego la cronistoria di questa discarica dove in maniera molto sintetica viene presentata la storia della nostra “sofferenza”.

Mi metto a Sua disposizione per qualsiasi eventuale approfondimento e/o collaborazione su quanto sopra. Se possibile, compatibilmente con i suoi impegni, mi piacerebbe conoscere il suo punto di vista in merito alle considerazioni da me espresse.

Lettera firmata da Claudio Conti






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-01-2019 alle 11:05 sul giornale del 26 gennaio 2019 - 3607 letture

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