Ciclismo: trentaquattro anni dopo Jesi risponde con entusiasmo

18/03/2019 - A ripensarci bene, a Jesi l’arrivo di una corsa a tappe mancava da ben trentaquattro anni. Era il 23 maggio del 1985, quando la carovana multicolore giunse a Jesi, arrivando da Cervia.

L’arrivo era in Via Martin Luter King, uno splendido rettilineo in falso piano, non ancora deturpato da quella rotatoria in pendenza, che oggi farebbe sicuramente cadere metà dei corridori. Vinse Maini, un ventisettenne nativo di Bologna, in sostanza il classico gregario, che in carriera aveva vinto soltanto un’altra tappa, l’anno precedente, alla Vuelta. Secondo e terzo due ciclisti assai più titolati di lui, Zimmermann e Giovannetti. Più indietro di loro due mostri sacri come Gavazzi e Saronni.

Più o meno sulla linea del traguardo c'era un giornalista imberbe, il sottoscritto, fresco di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti. Il tesserino verde, del quale vado fiero ancor oggi, era stato stampato proprio 20 giorni prima nell’allora sede di Bologna.

Trentaquattro anni e tante cose sono cambiate, lo stesso ciclismo è cambiato, come pure la nostra città. Allora non c'era il telefono cellulare, oggi se non scatti un selfie, non sei nessuno (vedi foto). Così ti ritrovi a lavorare su un palco, sopra al quale metà delle persone, in piedi, scattano foto e tu fai fatica a svolgere il tuo compito di cronista.

Selfie a parte, l’entusiasmo che ho notato nella zona del traguardo è più o meno lo stesso di allora. Passano gli anni, passano le generazioni, ma Jesi dimostra sempre lo stesso entusiasmo. E come sempre è stato un successo. Lo sport per la nostra città resta sempre un fatto sociale al quale difficilmente si può rinunciare, che fa miracoli e, almeno per un giorno, ci fa sentire tutti uniti, sotto un'unica bandiera, quella con il leone rampante.

Certo, non è stato piacevole, veder sdoganare in poche righe le eccellenze di Jesi, nel sito istituzionale della Tirreno Adriatica, nella pagina in cui Matelica si è descritta così diffusamente… da far impallidire noi jesini. Poche righe e nemmeno un cenno ai nostri illustri concittadini, Federico II e Pergolesi.

Si era parlato e sicuramente si parlerà a lungo dell’utilità di questa manifestazione, per la nostra città. Non si può negare, visto che tutto è andato per il verso giusto, che la città ha dato sfoggio di grande civiltà e disciplina, che forse qualche piccolo sacrificio, legato ai disagi negli spostamenti o alla chiusura delle scuole, è stato ben riposto. Le immagini riprese dall’elicottero hanno dato visibilità alla terra del Verdicchio e ai suoi castelli, oltre che alla nostra città, restituendo la giusta considerazione.

E poi, diciamolo pure, occasioni come questa capitano, come minino, ogni trent’anni. Sarebbe stato un peccato non approfittare.






Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2019 alle 18:15 sul giornale del 19 marzo 2019 - 3847 letture

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