Fondi pensione dalla parte dell’ambiente? La svolta green europea

3' di lettura 24/04/2019 - Sempre più italiani hanno iniziato a guardare con attenzione al settore della pensione integrativa, affidandosi con crescente pragmatismo ad una delle varie opzioni messe in campo dal mercato per venire incontro alle esigenze specifiche dei singoli cittadini.

Se lo Stato ha lasciato molto a desiderare per quel che riguarda la regolamentazione del settore previdenziale, lo stesso non si può dire dell’Unione Europea, la quale invece ha provveduto ad intervenire per conferire una certa solidità di legge ai fondi pensione, i quali, operando nel mondo degli investimenti, tendono per natura a scivolare verso pericolose derive di volatilità.

Notoriamente, l’Italia non brilla per rapidità nel recepire le direttive emanate a livello comunitario. Ci sono voluti oltre due anni per allinearsi alla direttiva IORP II, risalente al 2016. Nella Gazzetta Ufficiale del 17 gennaio 2019, finalmente, è apparso il tanto agognato decreto legislativo. L’attesa, tuttavia, almeno in questo caso ha dato i frutti sperati. La direttiva rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo della gestione del capitale, un po’ sulla falsariga della MiFID II, su cui l’Italia sconta invece un importante ritardo nel chiudere la partita. I temi toccati dalla direttiva sono molteplici, e vanno dai meccanismi di risk management alla trasparenza interna, fino a prevedere un maggiore controllo da parte delle autorità garanti. L’aspetto forse più interessante, tuttavia, è quello inerente alla governance dei fondi e alla loro sostenibilità dal punto di vista ambientale; qualcosa che, fino a poco tempo fa, non si era mai visto.

ESG. In parole povere, si tratta di un criterio di valutazione dell’impatto ambientale, sociale e di governance da parte dei fondi (pensione e non solo). Cosa c’entra? C’entra, perché da Bruxelles si è deciso di porre grande attenzione a certe tematiche che erano state lasciate un po’ ai margini. Che impatto avranno sulla gestione dei nostri gruzzoletti messi insieme in vista della pensione?

Naturalmente, questo è il punto che interessa maggiormente i milioni di italiani che hanno riposto la loro fiducia nella pensione integrativa. La IORP II, da questo punto di vista, non si pone come eccessivamente rigida verso l’indirizzo degli investimenti. I fattori ESG devono essere inclusi nell’elenco dei rischi da monitorare da parte dei fondi pensione, ma non vi è un obbligo specifico per quanto riguarda le scelte dal punto di vista delle strategie di investimento. In altre parole, un fondo non è vincolato ad investire il capitale in un’azienda impiegata, ad esempio, nel campo delle energie rinnovabili. Ciò che si impone, tuttavia, è la valutazione dell’impatto ambientale dell’investimento. Un’industria tessile che sfrutta le fonti acquifere rischiando di inquinarne la flora e la fauna, sempre restando nella sfera degli esempi, non sembra particolarmente allettante.

Ecco dunque che la IORP II chiede ai gestori dei fondi di comunicare, in modo accurato e tempestivo, ai propri clienti, i risultati delle valutazioni dell’impatto ambientale. E chiaramente, il parere del cliente deve poter assumere una qualche rilevanza, esattamente così come previsto anche dalla MiFID II in materia di consulenza finanziaria. L’Italia ha appena intrapreso questo percorso. Ne seguiremo attentamente gli sviluppi.






Questo è un articolo pubblicato il 24-04-2019 alle 08:02 sul giornale del 24 aprile 2019 - 18 letture

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