Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 15 settembre

7' di lettura 15/09/2019 - Il Vangelo di domenica 15 settembre.

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»». Parola del Signore

LE PARABOLE DELLA MISERICORDIA

Il Vangelo che oggi la liturgia ci propone, riporta le cosiddette parabole della misericordia: la pecorella smarrita, la moneta perduta e quella che comunemente viene chiamata la parabola del figliol prodigo. Oggi siamo chiamati ad una contemplazione della misericordia di Dio. Il pastore, la donna, il padre: tre personaggi che mettono in risalto il cuore di Dio e indicano la sua misericordia, il suo desiderio di salvare l’uomo. Il pastore: sembra che gli interessi più la pecorella smarrita che tutto intero il paradiso: il pastore rappresenta proprio Gesù che lascia, ovviamente si fa per dire, il paradiso per andare a cercare la quella pecorella smarrita che è l’uomo peccatore. La donna: con pazienza, con perseveranza cerca la moneta. Rappresenta Dio che non si stanca e fa di tutto per ritrovare l’uomo che si è smarrito. Il padre: attende fiduciosamente il figlio scapestrato e non teme la incomprensione del figlio maggiore. E tutte tre le parabole terminano con un messaggio di festa e di gioia. A chi rivolge il suo discorso Gesù? Agli scribi e farisei che mormoravano! Lo rivolge ai presunti giusti, a quelli che pensavano di comportarsi bene, ma che non riuscivano a capire il modo di fare di Dio. Qual è allora il messaggio?

L’AMORE DI DIO ATTENDE IL RITORNO DEI FIGLI PACCATORI

I modi di fare di Dio sono sempre diversi dai nostri, anche quando cerchiamo di fare il meglio. Dio stupisce sempre, e se non abbiamo un cuore sapiente, c’è il rischio che Dio addirittura ci scandalizzi. C’è poco da fare: Gesù la festa la fa con i peccatori. Invita alla conversione non gridando minacce e incutendo paura, ma offrendo misericordia e perdono. Dio è un Dio di amore, vuole essere amato, non temuto. Anche perchè sa che chi ha un rapporto di paura nei suoi confronti continua a peccare tranquillamente, angosciandosi poi; solo chi è conquistato dall’amore si converte fino in fondo e cambia vita.

ABBIAMO TUTTI BISOGNO DI MISERICORDIA

Un secondo insegnamento è che in realtà siamo tutti peccatori, tutti in fuga. Solo la grazia di Dio ci trattiene dal compiere il male e solo la misericordia di Dio ci permette di rispondere ad una vocazione di amore. Il mondo non è diviso fra buoni e cattivi, ma fra chi sa di essere amato e perdonato da Dio e chi ancora non lo sa o non lo vuol sapere. La gratitudine e la gioia del perdono ricevuto devono caratterizzarci. Ma proprio perché perdonati e amati, non possiamo permetterci di giudicare i fratelli e di essere gelosi dell’amore che Dio ha per altri. In ogni caso nessuno è migliore degli altri. Ma come: non si è migliori nemmeno di quelli che di macchiano di atrocità, omicidi, stragi? Senza la grazia di Dio non saremmo migliori di nessuno...

SIATE MISERICORDIOSI COME E’ MISERICORDIOSO IL PADRE VOSTRO

Ecco allora il terzo insegnamento: se per grazia abbiamo potuto fare anche un piccolo passo nella fede e nell’amore, è ora necessario imitare la misericordia di Dio, per diventare strumenti del suo amore. In altre parole c’è da imparare a sentire come Dio, ad avere il cuore misericordioso come quello di Dio che ha avuto compassione dell’uomo peccatore. Dio ha cercato l’uomo peccatore, si è dato da fare, ha pagato a caro prezzo la sua misericordia, donando il suo Figlio e sacrificandolo sulla croce. Sentirsi amati e perdonati e perciò capaci di opere di giustizia, significa come Gesù imparare a donare se stessi, spendersi, faticare, predicare, pregare, fare opere penitenziali, perché ogni uomo possa essere toccato dalla misericordia di Dio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-09-2019 alle 13:57 sul giornale del 16 settembre 2019 - 253 letture

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