Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 17 novembre

5' di lettura 17/11/2019 - Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Parola del Signore

IL TEMPIO DI GERUSALEMME
Era veramente un motivo di orgoglio il tempio di Gerusalemme. E la gente guardandolo dall’alto ne contemplava la bellezza e la grandezza. Sono dure le parole di Gesù: “Nulla rimarrà nulla di questo meraviglioso tempio”. E puntualmente nel 70 accade la tragedia: il tempio è distrutto. Per gli Ebrei è stata l’esperienza più triste. Non per nulla quel poco che oggi rimane viene chiamato “il muro del pianto”. Ma tutta la storia intera è piena di tragedie, di guerre, carestie. Il vangelo, prendendo l’esempio della vicenda del tempio, descrive l’intera storia. Oggi noi stessi ci chiediamo dove si andrà a finire. A volte abbiamo la sensazione che questo mondo vada avanti allo sbaraglio: chi è più furbo, chi è più forte, chi è più violento, chi ha più potere la vince sempre. Sembra che il mondo vada avanti senza un senso. E ci si chiede: “Ma il Signore dov’è?”

IL SIGNORE DONA SPERANZA
In realtà il Signore vuole infondere una speranza. Lui non ha dimenticato gli uomini, arriverà il suo giorno. Nella prima lettura odierna dice il Signore ai suoi fedeli: Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.”. Noi siamo nell’attesa del giorno in cui finalmente si manifesterà il Regno di Dio, la giustizia di Dio; del giorno in cui sarà definitivamente vinta la morte e la nostra vita sarà trasfigurata. I credenti sanno che l’ultima parola non appartiene alla morte, nè alla malvagità, nè ai furbi, nè a chi sta all’origine di ogni male, cioè a Satana. L’ultima parola è di Dio e Lui si ergerà come unico salvatore. Nel suo giorno!

IL GIORNO DEL SIGNORE
Quando arriverà il giorno del Signore? Il “Giorno del Signore” è già cominciato con la resurrezione di Gesù e il dono dello Spirito Santo. Infatti: - tanti segni di bene sono presenti, tanti uomini vivono nella fedeltà e nel dono di se stessi; - il Signore ci ha comunicato il suo amore, Gesù cammina con noi; - per mezzo di Gesù, Dio ci ha comunicato la sua Parola indicandoci una strada di vita; - Lo Spirito Santo rende il nostro cuore obbediente e lo fa capace di scelte generose; - Abbiamo la certezza che la vittoria definitiva sarà di Dio e i fedeli per sempre abiteranno nel suo cuore. Chi ha fede vede il Signore in azione. Nello stesso tempo la Chiesa attende che il giorno del Signore si manifesti in tutta la sua bellezza. La Chiesa sa che Gesù ritornerà per distruggere definitivamente il male e per consegnarci nelle mani del Padre suo.

L’ATTESA CERTA CHE E’ LA SPERANZA
La Chiesa vive nell’attesa di questi eventi che sicuramente accadranno, anche se nessuno sa quando e nemmeno come. L’importante, però, non è sapere quando il Signore ritornerà, ma sapere che ritornerà e sapere che Dio non è indifferente alle azioni degli uomini. Come vivere allora il tempo dell’attesa per essere pronti al giudizio?
1- Il tempo della chiesa deve essere il tempo delle scelte, della fedeltà. Tempo in cui viviamo come il Signore ci chiede, nel fare il bene, nell’amore vicendevole, nello spirito delle beatitudini, nel buttare via ogni malvagità, nel superamento di ogni forma di violenza, nel dono della nostra vita, nell’imitare Gesù.
2- Il tempo della Chiesa deve essere il tempo della testimonianza. Il tempo in cui esprimiamo con coraggio la nostra fede, dicendo ai fratelli che il Signore è salvatore, Padre di tutti, e vuole essere la gioia eterna di tutti. Per cui è necessario ritornare a Lui con tutti il cuore.
3- Il tempo della Chiesa deve essere il tempo della speranza. Chi è certo che il Signore ritornerà e sa che questo mondo sfocerà nella vita eterna è pieno di serenità, pur in mezzo alle vicende difficili. La speranza che il Signore verrà e sarà la nostra gioia permette di vivere nella temperanza, nell’a sobrietà, nella semplicità, nella mitezza e nella letizia.
Il credente non ha bisogno di accaparrare perchè il Signore è la ricchezza che rimane; non ha bisogno di ammazzare, perchè sa che il Signore è la sua giustizia; non ha bisogno di cercare gioie di un attimo, perchè sa che il Signore è la sua consolazione...






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2019 alle 16:10 sul giornale del 18 novembre 2019 - 591 letture

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