Partecipato convegno sulla sanità, il Comitato: "Tanto fumo...e intanto, perderemo “l’arrosto”?"

4' di lettura 14/12/2019 - “Un Palazzo dei Convegni così gremito, non si era mai visto!” Questo il commento di quanti, in tantissimi, sono accorsi alla tavola rotonda organizzata martedì 26 novembre dal "Comitato per la salvaguardia e difesa dell'ospedale di Jesi”, per fare il punto sulla Sanità jesina.

L’incontro è iniziato dopo una breve introduzione centrata sull’importanza del prendersi cura di chi ci cura – come incalza lo slogan del comitato –, siano strutture, siano medici, siano infermieri, siano Oss, poiché la salute, oltre a un diritto, è soprattutto un dovere. Abbiamo tutti il dovere di essere al meglio per pesare meno possibile sulla comunità e di fare stare al meglio le persone di cui siamo responsabili, soprattutto bambini, anziani, disabili. Così come abbiamo diritto ad una Sanità pubblica ed equa e a una Medicina centrata sul paziente, non asservita alle multinazionali.

È proseguito, quindi, con l’intervento del consigliere regionale Enzo Giancarli che ha dichiarato l’ospedale di Jesi, in quanto eccellenza, ospedale di 1° livello, assieme a quello di Senigallia e Fabriano e, quindi, non esposto al rischio di dimensionamento o, peggio, di chiusura.
Una posizione, questa, smentita tuttavia dalla brillante relazione tecnica della dott.ssa Beatrice Marinelli del Comitato Regionale Pro Ospedali Pubblici Marche, che ha offerto una lettura chiara e puntuale dei punti cruciali riguardanti Area vasta 2 contenuti nel piano socio sanitario regionale in via di approvazione, forse a gennaio.
E che in sostanza alimentano i quattro punti principali che i Comitati si apprestano a rivendicare con manifestazioni di piazza a breve: il no assoluto all'ospedale unico provinciale e ad un solo pronto soccorso per provincia; il mantenimento e potenziamento di tutti gli attuali ospedali esistenti; l’apertura dei 13 ospedali chiusi nel 2015, seppur parziale, comprendente letti per acuzie, lungodegenze e ppi,; l’implementazione di piccoli punti di intervento nelle zone più impervie.
Ha rimarcato l’intervento della Marinelli, il dr. Carlo Ruggeri, sempre del Comitato regionale: «Sono di un paese vicino ad Urbino, che ha subito la chiusura dell’ospedale. Da quel momento sono iniziati i guai per tutta la popolazione, gli stessi che cominciate ad avere qui, a Jesi. Mi meraviglio del signor Giancarli che ha dichiarato che gli ospedali di Jesi, Senigallia e Fabriano sarebbero di 1° livello. Si chiamavano ospedali di rete, una volta. Sono i vecchi ospedali di rete. Come ha illustrato la dottoressa Marinelli, non è né sarà Jesi l’ospedale unico. Secondo il piano regionale di Ceriscioli, Jesi è destinato a diventare un ospedale di base, se va bene, o una casa della salute, se non va bene. Ospedale di base significa non avere quasi più niente, significa avere una piccola chirurgia, qualche posto letto di medicina ma non i primari. E significa avere un Pronto Soccorso limitato ai codici bianchi e verdi, cioè i minori: influenza, febbre alta... La gente deve prendere coscienza dei suoi diritti e doveri. Anche riguardo all’art. 32 che parla del diritto alla cura, oggi si sta avendo il coraggio di contraffarlo con dichiarazioni del tipo: “ Il cittadino ha diritto alle cure compatibilmente con il saldo di bilancio”. Questo è inammissibile!»
Denunciate anche dall’assessore Maria Luisa Quaglieri, dal presidente del Tribunale del Malato e dall’infermiere Giacomo Mancinelli, le criticità ormai note a tutti perché affollano malamente le nostre giornate e quotidianamente le cronache dei giornali: liste d’attesa non azzerate, organico in sofferenza, disservizio del Cup, difficoltà nei parcheggi, questione sicurezza, affollamento del pronto soccorso, alta esposizione a contrarre infezioni in ospedale... e soprattutto, assenza di “trasparenza e condivisione di atti pubblici”.
Duro anche l’intervento della vice presidente Giovanna Capodarco che ha sottolineato che i Comitati nascono quando la politica è assente, e pungolato i sindacati “complici di Ceriscioli”. Il dibattito si è aperto e subito concluso per via dei tonni accesi che ha assunto la serata, con l’intervento del consigliere regionale Romina Pergolesi che ha spiegato la sua astensione al voto del 22 novembre in commissione sul piano socio sanitario che, a suo dire, ha visto comunque accolti emendamenti proposti dal suo gruppo politico.
Assente il dott. Guidi, che pure inizialmente aveva accettato l’invito; giunto invece, a tavola conclusa, il sindaco di Jesi, Massimo Bacci.


dal Comitato Cittadino per la Salvaguardia e la Difesa dell’Ospedale di Jesi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-12-2019 alle 18:08 sul giornale del 16 dicembre 2019 - 312 letture

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