Staffolo: Testamento di Carnevale, mercoledì 26 febbraio 2020

2' di lettura 19/02/2020 - Più della paura di finire sulla bocca di qualcuno o, come si usa dire oggi, cadere vittima del gossip, a Staffolo prevale la paura di “finire sul testamento”!

Nella tradizione carnevalesca staffolana, il testamento di cui si parla (e si teme) è quello di messer Carnevale, che la sera del mercoledì delle ceneri, a feste oramai concluse, viene scrupolosamente letto da un fittizio “notaro” alla presenza di tutti i cittadini del paese. Il mercoledì, infatti, il fantomatico comitato carnevalesco decide di sottoporre messer Carnevale, alias “u pupu”, ad operazione chirurgica, dopo presunta lunga malattia, per opera di improponibili medici i quali, accertata la riuscita dell’operazione, non possono però dichiarare altro che… ahimè, l’ammalato è morto! Dopo le esequie, il notaro legge il testamento lasciato da u pupu, nel silenzio trepidante degli ascoltatori che temono, ciascuno per sé, di essere bersaglio della satira. Si tratta di un componimento in vernacolo, tutto in versi a rime baciate (talvolta alternate), in cui si rivelano i “fatti salienti” della vita della comunità: amori non corrisposti, raggiri o truffe, pesanti scherzi, dabbenaggini, ecc. i cui protagonisti sono gli stessi cittadini, a cominciare dai più in vista, cioè il sindaco, il parroco, il maresciallo, ecc.

Il testamento è una tradizione carnevalesca che risale ad un lontano passato. Secondo alcuni studiosi affonderebbe le sue radici nel ‘600 o ‘700 al pari di altre simili tradizioni diffuse qua e là per l’Italia. Una macchietta carnevalesca giustamente ritenuta, però, fra le rappresentazioni rituali che hanno contribuito a dare origine al teatro italiano, quanto meno al teatro popolare. Così sosteneva anche Paolo Toschi che, negli anni ’50 del secolo scorso, ne scrisse nel suo Le Origini del Teatro Italiano, riproducendo come esempio un lungo passo del testamento edizione 1947, e traendo notizie e considerazioni dalla tesi di laurea di un allora giovane studente jesino, a nome Antonio Ramini (divenuto poi stimatissimo professore di greco e latino del Liceo Classico della città), ed intitolata Carnevale e Mascherate nelle Marche (Facoltà di Lettere - Università di Roma 1951-52).

Nonostante il testamento di carnevale sia in programma tutti gli anni è però avvenuto, non di rado, che la sua esecuzione sia stata sospesa; nelle varie edizioni, infatti, è accaduto che taluni versi abbiano finito per offendere alcuni dei personaggi citati, i quali (magari con qualche ragione) hanno fatto seguire alla pubblica lettura polemiche e accuse rivolte contro il fantomatico comitato. L’esperienza dimostra che la formula cautelativa, che viene premessa all’intero testamento, aggrava ancor più la rabbia degli “offesi”: è’ uno scherzo preparato / dai cronisti e il comitato / qui nessuno è compromesso / chi si offende è un gran fesso!








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-02-2020 alle 15:18 sul giornale del 20 febbraio 2020 - 1405 letture

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