Civitanova: Le Marche si fermano, anzi no: cronaca di un pasticcio che può costare caro a Ceriscioli e al centrosinistra

ceriscioli conferenza stampa corona virus 3' di lettura 24/02/2020 - Ordinanza sì, ordinanza no, ordinanza forse. Uno scatto in avanti, sicuramente in buona fede, che può costare carissimo soprattutto in termini politici al governatore Luca Ceriscioli e al centrosinistra. Ma andiamo con ordine.

Ore 12.15. Ceriscioli appare davanti alle telecamere, in diretta Facebook, per annunciare che scuole e manifestazioni pubbliche sono sospese dalla mezzanotte del 24 febbraio alla mezzanotte del 2 marzo. Notizia sorprendente in una Regione che non presenta nessun caso di contagio da coronavirus. I media, soprattutto online, riportano la notizia nel giro di qualche minuto e si sparge a macchia d’olio sfruttando l’onda lunga dei social.

Ore 12.40. Ceriscioli, dopo essersi allontanato per rispondere ad una telefonata, annuncia che il premier Conte ha chiesto di fermare l’emissione dell’ordinanza affinché, nella giornata di martedì, il Governo di concerto con le Regioni possa mettere in campo delle linee di intervento di carattere nazionale. Dietrofront, insomma. E in una situazione in cui la popolazione è già sull’orlo di una crisi di nervi si scatena una nuova fonte di caos, con da un lato coloro che si sono fermati alla prima comunicazione e dall’altra coloro che invece hanno già in mano la seconda

All’atto pratico non è successo nulla. L’ordinanza non è mai entrata in vigore e mai lo farà, la vita quotidiana nelle Marche va avanti come nulla fosse, almeno fino alla giornata di martedì 25 in attesa delle novità che arriveranno da Roma. Ma lo scatto in avanti di Ceriscioli non può passare inosservato per quanto riguarda le modalità della gestione di un’emergenza che nel nostro territorio non è ancora tale.

Nel frattempo prendono posizione diversi sindaci, anche Fabrizio Ciarapica è costretto a chiarire per rasserenare la “sua” Civitanova: «Già dalle prime ore di questa mattina sono al lavoro con i miei collaboratori. Continuo ad essere in contatto con gli organi competenti circa la problematica del coronavirus pur non avendo ancora avuto precise indicazioni – scrive via Facebook il primo cittadino – ho seguito la conferenza stampa del governatore Ceriscioli, resto in attesa di comunicazioni ufficiali da parte di Regione a Asur, precisando però che fino ad oggi i sindaci non sono mai stati interpellati sulle eventuali misure da adottare. Domani le scuole resteranno aperte in attesa di disposizioni ministeriali. Non alimentiamo confusione e panico pur cercando di mettere in atto comportamenti responsabili e seguendo le regole precauzionali consigliate. Vi informerò tempestivamente in caso di nuove decisioni».

L’errore è marchiano e sotto gli occhi di tutti, in rete si scatenano rabbia e ilarità nei confronti dell’amministrazione che voleva dare sicurezza e invece è scivolata sulla più classica delle bucce di banana. Nel centrodestra si invocano già le dimissioni, ma l’obiettivo è già raggiunto perché è in ottica elezioni che il caso fa male al centrosinistra. Male al punto da sparigliare le carte, perché ovviamente ora il mantra che arriverà da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia da qui a maggio sarà: come si può affidare per altri cinque anni il governo della Regione a una amministrazione che non è stata in grado di gestire una fase delicata come quella del coronavirus? Anche nel caso Roma decida martedì di bloccare scuole, spettacoli e manifestazioni, come avanzato da Ceriscioli, il danno ormai è fatto. E rischia di essere la pietra tombale non solo sulle speranze del governatore di essere di nuovo della partita, ma anche su quelle di un centrosinistra che ancora fatica a trovare la quadra.






Questo è un articolo pubblicato il 24-02-2020 alle 16:14 sul giornale del 25 febbraio 2020 - 1365 letture

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