Giampaoletti (Lega) chiede la cittadinanza onoraria per i Martiri di Montecappone

6' di lettura 26/02/2020 - Il consigliere comunale della Lega Marco Giampaoletti ha presentato una mozione sulla richiesta per la cittadinanza onoraria ai Martiri di Montecappone. L'atto verrà discusso nel prossimo consiglio comunale (27 febbraio).

Ogni anno il 20 giugno nella nostra città viene commemorato l’anniversario dei Martiri di Montecappone presso il Cippo dei Martiri del XX giugno, monumento ad essi dedicato, a futura memoria di una delle pagine più tragiche della nostra città.
CONSIDERATO che nel pomeriggio di martedì 20 giugno 1944 una squadra di soldati tedeschi e fascisti fermarono, nel comune di Jesi, lungo via Roma all’altezza dell’edicola del Crocifisso, una ventina di ragazzi, intenti a discutere tra loro dei fatti del giorno. Le forze nazifasciste bloccarono gli accessi della via e fecero mettere in fila i giovani, per poi obbligarli a incamminarsi verso villa Armanni, in contrada Montecappone, dove si era acquartierato da qualche giorno il loro comando.
Giunti alla villa, i rastrellati furono rinchiusi nella bigattiera del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e infine rimessi in libertà, tutti, meno sette: Armando Angeloni, Luigi Angeloni, Vincenzo Carbone, Francesco Cecchi, Calogero Craceffo, Alfredo Santinelli e Mario Severi.
La selezione avvenne dopo che tutti sfilarono davanti a una porta, al di là della quale, al buio, si suppone vi fosse il comando fascista insieme ad una spia, una ragazza di Fabriano, in base alle cui indicazioni, i giovani vennero suddivisi in due gruppi: una parte fu rilasciata e rimandata a casa, l’altra, costituita da presunti partigiani, fu trattenuta e condannata senza alcun processo a morte.
A nulla servirono le grida di dolore e le implorazioni, i giovani furono seviziati e torturati, tanto che quando vennero condotti in un vallone a circa 200 metri di distanza dalla villa, sarebbero apparsi irriconoscibili per le violenze subite.
Furono uccisi con qualche scarica di mitraglia e finiti, secondo le testimonianze, con i pugnali e i calci dei fucili. I liberati fecero ritorno a casa, impauriti e senza notizie sulla fine dei loro compagni, mentre alcuni familiari dei trattenuti, sempre più preoccupati per la sorte toccata ai congiunti, si recarono a Montecappone. Ma di fronte alle loro lagnanze, i fascisti risposero solamente che lì non c’era più nessuno, che erano stati tutti liberati già da tempo.
Da parte loro, i contadini della zona, che avevano sentito e visto tutto, completamente terrorizzati per l’accaduto, non ebbero sul momento il coraggio di esporsi, uscendo di casa e raccontando la verità ai parenti. Il giorno dopo i reparti fascisti ripartirono con tutti i mezzi, dopo aver mostrato, secondo le testimonianze, grandi ritratti di Mussolini nel corso di una stravagante processione per le strade cittadine.
Fu solo dopo la loro partenza che i familiari tornarono nuovamente in contrada Montecappone, dove stavolta scoprirono finalmente i cadaveri dei loro ragazzi, gettati dentro a un fossato. Fu data loro una degna sepoltura e nei mesi successivi i loro resti furono solennemente trasferiti nel Famedio dei Caduti, mentre sul posto della fucilazione fu collocata una lapide in loro ricordo. Dalla testimonianza di Peppino Tittarelli uno degli scampati all'eccidio di Montecappone in "Martirio" di Carlo Cecchi e Vittorio Graziosi pp. 39-40 vengono riportate queste parole:

"quel rettangolo di buio, oltre la porta, aveva deciso la sorte di quei sette e anche la mia. Un dito metronomo, spostandosi ora a destra ora a sinistra, aveva scelto sopravvissuti e condannati. Alla fine ci mandarono via, frustandoci di male parole fino ad essere tanto lontani da non udirli più. La distanza inghiottì le urla e i pianti di quei sette amici. Battuti con bastoni, colpiti con i coltelli, torturati fino allo sfinimento, vennero infine uccisi a colpi di mitra. E poi abbandonati appena coperti di terra ai bordi di un campo, sulle ripidezze di un piccolo fosso. Lasciati lì, poveri ragazzi, poveri amici miei. Non un fiore, non un vestito nuovo per la sepoltura. Solo i loro visi sporchi di sangue e dolore.
E allora li onoro io per primo: ALFREDO SANTINELLI, sguardo profondo, elegante per quanto si potesse in quei tempi: camicia bianca e colletto aperto sul bavero della giacca. Piccola bocca guarnita da baffi curati, un uomo vero!
ARMANDO e LUIGI ANGELONI, fratelli. Spalle possenti e dure come pietra, collo torto e ben piantato. Visi rotondi di persone franche e a modo, uomini veri!
MARIO SAVERI, appassionato di meccanica. Coraggioso e dinamico, semplice nei modi, deciso e cordiale. Pronto al sorriso: un uomo vero!
i due ragazzi del sud: VINCENZO CARBONE e CALOGERO GRASCEFFO. Non li conoscevo bene, ma i tratti del viso cotto dal sole guarnivano occhi profondi e neri come ogni mare di notte. Avevano venti anni ma erano uomini veri!
FRANCESCO CECCHI, viso da attore, innamorato della vita. Giovane partigiano di stanza a Cingoli, dal portamento delicato e dal sorriso morbido, uomo vero!

Di loro, e non di noi, la gente parlò a lungo i giorni che seguirono. Era giusto così! Poi fu la volta della cronaca, e oggi è la storia a portare verso l'eternità il loro ricordo. Erano tutti bravi ragazzi, tutti, senza eccezione. Avevano diritto ad alzare la testa al di sopra della linea del buio...che la guerra e l’occupazione avevano ideato: era loro diritto pretendere la libertà. Ma allora il buio vinse! Per un mese esatto: il tempo di veder fuggire quegli assassini nell'unico sistema che capivano. Una violenza superiore alla loro.

Ritenuto che nel posto dell’eccidio è stato realizzato un monumento nel 1988 dallo scultore Massimo Ippoliti, composto da un Cippo in ricordo di 7 ragazzi raffigurante tre uomini impauriti, sofferenti e disperati. Grazie al progetto di restauro, realizzato dal Comune di Jesi, è finanziato dal Ministero della Difesa e promosso dall’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e dallo Spi Cgil il 27 novembre 2019 a Montecappone è stata organizzata una cerimonia per ammirare il monumento restaurato sempre da Ippoliti. Dato atto che nei cittadini Jesini e per molti anziani è ancora vivo il ricordo di quella notte: accusati di essere partigiani, i sette giovani vennero seviziati, torturati e brutalmente offesi tanto da essere resi irriconoscibili. I familiari ritrovarono i corpi dei loro cari solo nei giorni successivi poiché erano stati gettati dentro un fossato. Fu data loro una degna sepoltura e sul posto della fucilazione fu collocata una lapide diventata poi un monumento in loro ricordo.

Impegna l’Amministrazione Comunale di Jesi
- a concedere la cittadinanza onoraria ai Martiri di Montecappone, Armando Angeloni, Luigi Angeloni, Vincenzo Carbone, Francesco Cecchi, Calogero Craceffo, Alfredo Santinelli e Mario Severi per onorare il sacrificio della loro vita, inoltre si auspica che la cerimonia per la consegna della cittadinanza ai familiari, venga fatta proprio il giorno che ricorre la commemorazione e nel luogo dell’eccidio oppure nella sala consiliare.


da Marco Giampaoletti
consigliere comunale Lega





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-02-2020 alle 17:29 sul giornale del 27 febbraio 2020 - 463 letture

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