Mons. Gerardo Rocconi: la parola del Signore di oggi

7' di lettura 27/03/2020 - Carissimi, facciamo sì che questi giorni, così diversi da come li vorremmo, siano ugualmente utili, ugualmente pieni, pieni di qualcosa di diverso, nuovo. E mi riferisco alla preghiera, alla riflessione e alla meditazione sulla Parola di Dio.

Immagino tanti nostri ragazzi che magari fremono impazienti. Ebbene tutti, anche e soprattutto i giovani, siamo chiamati a chiederci: Cosa ci dice il Signore, qual è la sua parola, chi è lui?
A questo ci invita il vangelo di oggi. A chiederci chi è Gesù, cosa vuol fare per noi, insomma a prendere posizione su di lui, per scoprire, poi, che lui è sorgente di pace, dio gioia, di senso forte per la vita.

Ascoltiamo la Parola del Signore

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Parola del Signore

Meditiamo
E’ festa e Gesù si trova a Gerusalemme. La gente sa che ormai si sono fatti tesi i rapporti tra lui e i Giudei. Si sa che cercano di coglierlo in fallo e si comincia a tramare per farlo morire. Ma Gesù non ha paura, anzi addirittura va al tempio dove tutti lo riconoscono. E la gente comincia a farsi domande su di lui: Ma chi è veramente? Sarà soltanto un imbroglione, oppure viene da Dio?
E qualcuno commenta ancora: Sarà il Cristo, cioè l’atteso? Ma come fa ad essere il Cristo? Costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
E a questa ultima obiezione Gesù finalmente risponde: Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Ma io lo conosco...egli mi ha mandato».
E’ come se dicesse: Anche se sapete dove vengo, sono ugualmente il messia, l’atteso. Chi mi ha mandato, cioè il Padre, testimonia per me, ed Egli dice la verità. Ma voi che non avete fede non potete conoscere il Padre e quindi non riuscite a riconoscere nemmeno me.
Il vangelo conclude che i Giudei sono offesi per questa risposta ritenuta arrogante e cercano di ucciderlo. Sì, sono offesi perché Gesù sottolinea la loro mancanza di fede. Ma in realtà l’evangelista Giovanni vuole vuol far comprendere che, nella sua rivelazione Gesù è rifiutato fino a cercare la sua eliminazione .
Questo testo oggi viene letto per noi. Per noi sono quelle parole. Gesù si rivela, dice che viene da Dio. E noi siamo chiamati a prendere posizione. Sempre di fronte a Gesù bisogna scegliere.
Questa quaresima è tempo di scelta, tempo di rispondere alle domande su Gesù. A queste domande:
Gesù è un imbroglione?
Gesù è un uomo buono, che ha fatto del bene?
Gesù viene da Dio?
Gesù è il Figlio di Dio stesso in mezzo a noi?
Capite che ognuna delle risposte a queste quattro domande esige un coinvolgimento diverso.
Se Gesù è un imbroglione bisogna smascherarlo e condannarlo o almeno rifiutarlo.
Se Gesù è un uomo che ha fatto del bene, bisogna essergli grati e ammirarlo.
Se Gesù viene da Dio la sua parola è importante, ma non è detto non si debba verificare quello che dice.
Ma se Gesù è veramente Dio che è venuto in mezzo a noi, allora il seguirlo è fondamentale. L’obbedire a lui è urgente. Ascoltare la sua parola è vita per noi. Accogliere la sua salvezza è avere vita eterna.
Quaresima, tempo per decidere di fronte a Gesù, tempo per riconoscerlo come Dio in mezzo a noi, come colui che ci vuole offrire tutto l’amore di Dio, quell’amore che ci salva, ci fa esistere, dà un senso alla vita.

Ma possiamo fare un altro passo. La prima lettura di questa giornata, infatti, ci accompagna ad un approfondimento ulteriore. Si tratta di un testo tratto dal libro della Sapienza. Comincia così: Dicono gli empi fra loro sragionando:«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni.
Il libro della sapienza riconosce che non può essere accettata la parola di chi esorta al bene: disturba, indispone. E allora è meglio trovare il modo di far tacere chi disturba.
Ma perché una parola buona disturba, perché una esortazione a vivere secondo giustizia disturba fino a questo punto?
Continua la Sapienza: Il giusto ci rimprovera le colpe e ci rinfaccia le trasgressioni. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo,perché la sua vita non è come quella degli altri.
Ecco il motivo per cui è insopportabile anche solo la visione del giusto: con la sua stessa vita è di rimprovero. La sua stessa vita è un richiamo alla giustizia e al bene. E chi vuol vivere secondo il suo capriccio non riesce ad accettare tutto questo.
La vita del giusto, anche se tace, è già un giudizio e chi vive male ne sente comunque il peso.
Da qui nasce l’idea di fermare in qualsiasi maniera chi vive bene.
E aggiungono gli empi: Se il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti.
Ci appare chiaro che tutto questo si è realizzato soprattutto con Gesù.
I Giudei non si sono nemmeno posti la domanda su chi fosse Gesù. La sua parola disturbava. Metteva in luce il marcio che c’era in loro, la doppiezza, la corruzione, una fede di facciata.
Alla domanda se non fosse il Figlio di Dio per davvero, non c’erano nemmeno arrivati.
Ecco perché Gesù li condanna. Perché non hanno nemmeno accettato la fatica della ricerca: lo hanno subito rifiutato, perché chiedeva un rinnovamento di vita.
Iniziava così la prima lettura di oggi: Dicono gli empi sragionando. Appunto, sragionando. Gesù è eliminato, sembra che i suoi nemici abbiano la meglio, ma in realtà rifiutare Gesù non serve a nessuno e non avere la fede non è sicuramente un guadagno.
Di fronte a Gesù siamo chiamati a prendere posizione, tutti.
Partiamo dall’ammirazione per un uomo che ha fatto bene tutte le cose.
Poi nella preghiera chiediamo luce per arrivare a capire che egli ci porta la Parola di Dio, una parola da accogliere per dare intensità alla nostra vita.
Ma poi chiediamo una fede piena, chiediamo che Gesù ci si riveli, si faccia comprendere. Ma qui serve pazienza, tempo, supplica, raccoglimento, umiltà , piccolezza, perché il Signore possa fare irruzione nella nostra vita, farsi conoscere e pronunciare per noi quelle parole di amore che ci danno la certezza che Dio veramente si è chinato sulla nostra esistenza.
E in questo dialogo d’amore si potrà comprendere come l’unica cosa che conta, come la cosa essenziale è accogliere Gesù per poi trovare libertà, vita, pace, beatitudine.

Carissimi invoco ogni benedizione: il Signore vi custodisca, vi doni un cuore accogliente, si riveli a ciascuno di voi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-03-2020 alle 17:14 sul giornale del 28 marzo 2020 - 571 letture

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