La meditazione di domenica 5 aprile, la domenica delle Palme

8' di lettura 05/04/2020 - Iniziamo la Settimana Santa, giorni da vivere meditando quanto il Signore ha fatto e donato. Non parteciperemo alle celebrazioni. In casa avremo modo di seguirle sia con i sussidi che ci vengono forniti, sia attraverso i mezzi della comunicazione.

Ma la cosa più importante è lo spirito di preghiera che ci deve accompagnare. Nel raccoglimento entriamo con il corpo, la mente, lo spirito in questo grande dramma che è la vicenda di passione, morte, resurrezione di Gesù. Lasciamoci coinvolgere.
Ora ascoltiamo la Parola del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo

I soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d'Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio;lo liberi lui, ora,se gli vuol bene. Ha detto infatti: «Sono Figlio di Dio»!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Poi Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

Meditiamo

Nella S. Messa, oggi, domenica delle Palme, viene letto il racconto della Passione del Signore. Il nostro sguardo è rivolto a Cristo che ormai è arrivato al momento fondamentale della sua missione. Anche se innocente viene processato come un delinquente. lo stesso Pilato tenta di dissociarsi da chi vuole la morte di Gesù. Ma si sente dire dal popolo: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli» .
E’ proprio vero: Non sanno che quella parola assurda, in realtà rientra nel progetto di Dio: Quel sangue ricade su ogni peccatore per purificarlo e salvarlo: Nel suo sangue noi siamo salvati, dice San Paolo più volte. Per quel sangue abbiamo la redenzione. Dio ci ha amati anche nel nostro peccato, Dio ci ha soccorso nel momento più terribile della fuga.
Siamo chiamati a fissare il volto di Gesù. Ne vediamo la dignità, scorgiamo, nella atroce sofferenza, tutto l’amore per gli uomini. Dona la vita per chiamarci a far parte del suo Regno, un regno di salvati, un popolo nuovo che sperimenta la misericordia di Dio. Sì, Gesù si manifesta Re, un re che conquista un popolo, amando e donando la vita.
E anche nel momento in cui è in balia dei soldati, Gesù proclama la sua regalità. Le spine, il mantello, la canna: rappresentano la corona, il mantello regale, lo scettro. Tutto serve per umiliarlo e deriderlo. In realtà è il vero re, diverso dagli altri, che regna non prendendo la vita altrui, ma donandola. Tutto il vangelo a questo punto è la narrazione burlesca di una intronizzazione regale.
Ma attraverso queste burla, Dio dice sul serio. La via crucis che Gesù compie in realtà è il suo corteo regale, e poi la salita sulla croce sarà l’intronizzazione vera e propria.
Breve è il tragitto dal Pretorio al Golgota. Il Golgota è appena fuori le mura di Gerusalemme. Oggi è dentro le mura, anzi è addirittura dentro la basilica del Santo sepolcro. Al tempo di Gesù era un piccolo rilievo appena fuori città. Un percorso di quattrocento metri circa. Ma troppi per chi è stato flagellato, cioè letteralmente scorticato, con i pezzi di carne ridotti a brandelli.
Per questo Simone di Cirene deve portare la croce di Gesù. Simone rappresenta il discepolo del Signore, rappresenta ciascuno di noi, che abbiamo ascoltato le parole del Signore che ci ha detto: Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24).

Simone di Cirene non sa che gli viene fatto un dono, lo capirà in seguito.
Noi oggi, di fronte alle fatiche della vita, di fronte alle fatiche della fedeltà al Signore, di fronte alle fatiche della testimonianza, impariamo a mantenere la pace: andiamo, infatti, dietro a Gesù, e con Gesù stiamo portando quella croce che salva.
E così quel corteo arriva al Golgota, in questo piccolo rilievo subito fuori della città.
E Gesù viene crocifisso. Tre chiodi: due per le mani e uno solo per i piedi.
Si accascia, si lascia andare, ma non riesce più a respirare. Per cui deve far perno si quei chiodi per sollevarsi e così respirare. Finchè c’è forza per fare questo dolorosissimo movimento, si vive: anche più giorni.
Ma anche di fronte a questa terribile sofferenza, non c’è pietà per Gesù. Ancora gli insulti, che sono come una tentazione, la più terribile.
Quelle tentazioni iniziali che proponevano a Gesù di realizzare un certo tipo di messianismo, ora si ripresentano nella maniera più pesante.
Gli gridano: Ha detto che è Figlio di Dio, ha confidato in Dio. Ora Dio lo liberi. Scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui...
Ma Gesù rimane al suo posto, modello di tutti i crocifissi, chiamati a stare al loro posto. Gesù non scende, non prende una rivincita, non dimostra la sua verità: rimane in silenzio.
E’ vincitore nel dono di se stesso e non nel vincere sugli altri.
E finalmente poco prima di morire Gesù grida: Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Sono le prime parole del salmo 22. E’ la supplica di chi vive il silenzio di Dio, di chi vive in un profondo senso di abbandono, anche da parte di Dio. Nulla è stato risparmiato a Gesù, nemmeno la sensazione di essere abbandonato da Dio, con il timore di non essere nella sua olontà, senza quindi la pace che viene dalla consapevolezza dell’obbedienza.

E finalmente Gesù dà un gran grido. E’ il momento della rottura del cuore, ma è anche il primo vagito di una vita che nasce. Infatti Gesù dona lo Spirito che tutto rinnova, per cui il deserto può diventare un giardino. Per quelle piaghe siamo guariti, per quella morte ci è ridata vita!
E in quel momento capitano segni rivelatori: La terra tremò, le rocce si spezzarono. Tutto ciò indica che è finito un vecchio mondo e ne inizia uno nuovo, è il momento della nuova creazione.
Ora c’è solo da battersi il petto, convertirsi, accogliere il dono. Quella morte è per noi, è sorgente di vita e resurrezione per noi. E il primo atto di fede è proprio del centurione che ha comandato il gruppo dei soldati chiamati ad eseguire la condanna: Davvero costui era Figlio di Dio! Il centurione è il primo di una moltitudine di peccatori chiamati a riconciliarsi con Dio e a riconoscere il dono della vita che è loro fatto.
E anche quei soldati ci rappresentano: Da peccatori che eravamo per la misericordia di Dio siamo stati riconciliati.
E così da quella morte che per la misericordia di Dio si trasforma in resurrezione nasce la chiesa, la comunità dei salvati. La nostra gratitudine nasce dalla certezza di essere stati salvati, non per merito, ma per l’amore sconfinato di Dio.
Certo, una domanda ci accompagnerà sempre: Ma per essere salvati era necessaria la passione terribile e la morte atroce di Gesù? Certo, non sempre possiamo capire i pensieri di Dio fino in fondo, ma possiamo vedere come Dio si muove.
E in questo ci aiuta a comprendere un passaggio della lettera ai Filippesi dove si dice così: Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini .
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Ma proprio per questo Dio lo ha esaltato così che nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, cioè il Vincitore del male, della morte e del maligno.
San Paolo parla dell’annientamento di Gesù, del suo svuotamento, del suo consumarsi come un olocausto: una obbedienza portata alle estreme conseguenze: ma è per quell’obbedienza che siamo stati salvati! La croce è stata la via della vita.

Che il Signore ci accompagni con la sua Benedizione








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-04-2020 alle 17:15 sul giornale del 06 aprile 2020 - 209 letture

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