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Il virologo Massimo Clementi sul Covid-19: "Potrebbe diventare come un raffreddore"

2' di lettura 11/05/2020 - E sulla cura al plasma dei guariti, di cui oggi si discute molto dopo le dichiarazioni del Comitato Etico nelle Marche, resta cauto: "La terapia va rivista nel modo giusto, così potrebbe comportare dei rischi".

Il virologo jesino dott. Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia all'università San Raffaele di Milano, ha rilasciato una recente intervista a La7 (Otto e mezzo andato in onda il 7 maggio), nella quale ha spiegato le ultime evoluzioni del Covid-19. "Il profilo clinico della malattia, come abbiamo scoperto stando in trincea con i colleghi di laboratorio, è mutato, all'inizio dell'epidemia arrivavano oltre 100 persone che avevano necessità della teraia intensiva ed assistenza ventilatoria, da due settimane non arrivano più e sono diminuiti i ricoveri. Su oltre 1000 persone studiate al San Raffaele, abbiamo valutato i fattori di rischio che portano da una infezione lieve ad una grave. Sono state aplicate terapie effficaci. E' poi noto che i virus sono più cattivi quando arrivano per la prima volta all'uomo, la storia ci insegna molto. Conosciamo 6 coronavirus, di cui 4 ci infetttano da sempre".

Va considerato, come afferma Clementi, il dato sulla decrescente presenza di pazienti in terapia intensiva: "Se continua così, è molto probabile che il coronavirus possa modificare il profilo clinico di rischio e che si adattati all'ospite".

I tempi di osservazione sono ancora in corso, ovviamente, ma le riaperture sono già in atto. "Si deve aprire, ma le riaperture vanno fatte con attenzione, importante mantenere le regole di protezione individuale". Clementi sostiene che "poter testare sul luogo di lavoro è importante" (sta succedendo nelle Marche per parrucchieri ed estetiste), come sarà importante aprire il fronte a test sierologici e test di biologia molecolare. E sulla stratega dell'Italia è chiaro: "Come si fa a mandare avanti una app se non si fanno tamponi a tutti? La app funziona se si conoscono i positivi".

Sulla recentissima "polemica al plasma", dice la sua invitando alla cautela.

L'uso del plasma ha da sempre destato pareri differenti, ma per Clementi si è acceso un dibattito fin troppo caldo. Del resto si tratta di una terapia in fase di sperimentazione. L'evidenza scientifica ancora non c'è - come ha rappresentato il dott. Clementi - "serve uno studio ampio e controllato che possa dimostrare il legame diretto tra la terapia e la guarigione del paziente".

Oltre a ciò, l'uso del plasma comporta, sempre secondo Clementi, anche dei rischi: "Il plasma anche se purificato contiene anche anticorpi che sarebbe bene evitare di somministrare ad un altro paziente". Nessuna infezione si trasmetterebbe, su questo Clementi rassicura, ma sarebbe opportuno provare la somministrazione dei soli anticorpi contro il Covid-19 e su questa via si sta già lavorando.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 11-05-2020 alle 11:23 sul giornale del 12 maggio 2020 - 4055 letture

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