Scoliosi, ne parliamo con il dottor Francesco Lolli, ortopedico di Pediatrica, la Clinica dei Bambini

3' di lettura 19/05/2020 - Ogni anno sono moltissimi i bambini e gli adolescenti che ogni anno ricevono una diagnosi di scoliosi. Spesso però, per cattiva informazione o sottostima del problema, la patologia viene sottovalutata e trattata in maniera non adeguata (o non trattata affatto).

Cosa si intende per scoliosi? La colonna vertebrale, che in condizioni normali si presenta perfettamente dritta sul piano frontale, può avere in al- cuni casi uno sviluppo asimmetrico, tale da condurre alla comparsa di una deformità, più o meno evidente. Si parla di scoliosi in presenza di una deviazione laterale della colonna che supera i 10°, misurati secondo il metodo di Cobb su una radiografia in ortostatismo. Nell’80% dei casi circa non è riconoscibile una causa sottostante (come ad esempio una malformazione congenita): parliamo in questo caso di scoliosi idiopatica.

La scoliosi può comparire in qualunque fase dello sviluppo, con una predilezione per l’età adole- scenziale: secondo le casistiche americane, l’85% delle curve sembra infatti esordire dopo i 10 anni di età. La prevalenza nella popolazione è pari allo 0,5-3%, che scende all’1.5-3‰ per le curve più gravi (superiori ai 30° Cobb). Le femmine sono colpite 6 volte più dei maschi.

Pur avendo una base genetica (non ancora del tutto definita), la scoliosi non si trasmette ereditaria- mente. Esiste però una familiarità (ovvero una predisposizione, se altri membri della famiglia ne sono affetti).

I segni che possono/devono allarmare i genitori sono i seguenti: asimmetrie nei fianchi e nelle spal- le, presenza di un gibbo costale, sbandamento del tronco. In questi casi, è necessario eseguire una visita specialistica, alla quale seguiranno gli eventuali accertamenti del caso. In caso di conferma della diagnosi, andrà intrapreso un percorso terapeutico adeguato. La scoliosi infatti, ad eccezione delle rare forme del primo anno di vita (che tendono all’autorisoluzione in oltre il 90% dei casi), è una patologia evolutiva, che non tende alla guarigione spontanea, ma ad una evoluzione progressi- va. Più precoce è l’età di insorgenza, più grave è la scoliosi al momento della diagnosi, maggiore è il rischio di aggravamento nel corso del tempo, potendo condurre in alcuni casi a deformità estre- mamente severe. Il trattamento deve essere personalizzato per ogni singolo paziente, e comprende la fisioterapia, l’utilizzo di busti ortopedici e, nei casi gravi ed evolutivi, la chirurgia. A differenza di quanto si possa pensare, l’intervento chirurgico può essere eseguito anche molto precocemente (fin dai 2 anni di età, in caso di scoliosi infantili molto aggressive), senza dover aspettare la “fine della crescita”, ricorrendo a sistemi dedicati per ogni fase dello sviluppo. Oggi, tramite barre ma- gnetiche allungabili e sistemi basati su “corde” e viti che modulano la crescita della colonna (verte- bral body tethering) è possibile ottenere ottime correzioni anche in caso di scoliosi gravi, consen- tendo al paziente di riprendere a camminare dopo pochi giorni e di tornare a casa a distanza di una settimana dall’intervento.

Il dott. Francesco Lolli con oltre 3000 interventi sulla colonna vertebrale fa parte dell’equipe ortopedica di Pediatrica la Clinica dei Bambini.

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Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 19-05-2020 alle 10:47 sul giornale del 20 maggio 2020 - 685 letture

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