Emergenza Coronavirus e fine anno scolastico. OPM: “Regaliamo ai bambini e ai ragazzi l’ultimo giorno di scuola”

4' di lettura 29/05/2020 - Si sta avvicinando la fine dell’anno scolastico e sappiamo tutti che quest’anno avrà un sapore diverso. Se da una parte non c’è quel forte desiderio di fermarsi per godersi un meritato relax, dall’altra parte purtroppo i lunghi mesi di lockdown (con il conseguente isolamento caratterizzato da ansie, incertezze, paure e iorganizzazione totale dei tempi e dei ritmi quotidiani) non lasciano ancora spazio ad una prospettiva di ritorno alla normalità.

"Per questo motivo, in un anno scolastico vissuto didatticamente in maniera così diversa e traumatica, ritengo sia significativo regalare ai ragazzi un momento solenne ma anche di svago come l’ultimo giorno di scuola in presenza. Ovviamente rispettando tutte le misure di sicurezza, individuando spazi e modalità idonei, tutelando la salute dei ragazzi. Sarebbe un segnale importate di speranza da regalare ai più giovani”. È questo l’accorato appello lanciato da Katia Marilungo, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Marche e psicoterapueta di Civitanova Marche.

Negli ultimi mesi, alunni e insegnanti si sono potuti incontrare solo online, davanti a tablet e pc – prosegue - . Hanno dovuto trasformare le loro relazioni sociali con i compagni e sono mancati gli abbracci, le corse, gli scherzi, i saluti, elementi fondamentali in un importante momento di crescita”. Questo vale per i più piccoli ma anche per i ragazzi, per i quali poter vivere l’ultimo giorno di scuola, può sicuramente rappresentare un segnale di ripresa di quella che era la loro routine fino a fine febbraio. “Credo che possa essere un momento importante – dice la presidente dell’OPM - per cercare di restituire ai giovani quella normalità che avevano abbandonato e per rimetterli in una condizione di “normalità” precedente al lockdown. Perché mentre gli adulti, ritornando al lavoro o facendo la spesa hanno sempre avuto un contatto – più o meno diretto – con la vita prima della chiusura, per i più giovani tutto questo è stato reciso bruscamente perché sono stati costretti a rimanere sempre in casa. È un momento di passaggio, di elaborazione interiore, che aiuta la nostra mente ad accettare più facilmente il distacco o l’addio”. La presidente riflette: “Sono innumerevoli i motivi per cui sarebbe essenziale dar loro la possibilità di vivere l’ultimo giorno di scuola. Per prima cosa – spiega – darebbe loro la possibilità di chiudere una fase: sappiamo tutti che è di fondamentale importanza chiudere un ciclo. Ricordiamo che il mondo adulto ha preteso dai giovani una prosecuzione e riorganizzazione immediata delle attività scolastiche. L’appuntamento dell’ultimo giorno di scuola in presenza diventa quindi fondamentale, soprattutto per le classi terminali; penso alla quinta elementare, alla terza media ma anche all’ultimo anno di asilo, per tutti quei bambini che passano dal gioco allo studio”.

E aggiunge: “Si darebbe loro la possibilità di riapprocciarsi a quella che era la loro vita quotidiana, la vita che conducevano prima del lockdown, un’altalena di alti e bassi motivazionali che si sono spesso spenti nei mesi di chiusura. Un conto è non vedere i propri compagni di classe per tre mesi – dice la presidente Marilungo -. Un conto è non vederli per sette: in quest’ultimo caso molti di loro potrebbero perdersi di vista e magari non rivedersi più. I ragazzi in questi mesihanno rinunciato ai compleanni, ai giochi, alle attività del tempo libero: dare loro la possibilità di incontrarsi, seppur, magari, per un’ultima volta, è molto importante sotto il profilo psicologico e motivazionale”. E conclude: “Potremmo restituire ai ragazzi la prospettiva del tempo che passa e una progettualità futura: il significato simbolico di organizzare una giornata per salutarsi a fine anno è da condividere. E' un rito di passaggio importante per gli studenti: si conclude un'epoca e così si può guardare alle fasi successive della vita. Inoltre potrebbe essere occasione per ritrovarsi insieme e confrontarsi con i propri vissuti emotivi e disagi provati in questi mesi di lockdown, troppo spesso negati o messi a tacere da arcobaleni all’insegna dell’”Andrà tutto bene”.


da Ordine degli Psicologi delle Marche





Questo è un articolo pubblicato il 29-05-2020 alle 15:36 sul giornale del 30 maggio 2020 - 222 letture

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