I docenti precari delle Marche scrivono a Papa Francesco

6' di lettura 31/05/2020 - I docenti precari della scuola pubblica italiana e paritaria dalle Marche scrivono a Papa Francesco. E' tempo che la scuola riconosca il nostro servizio! A risvegliare le coscienze anche l'emendamento del Senatore machigiano Francesco Verducci.

Caro Papa Francesco,

Le scriviamo a nome dei molti precari che da anni servono con dedizione la scuola pubblica italiana e paritaria. Negli ultimi giorni si è discusso molto della nostra sorte grazie all'emendamento al Senato dell'On. marchigiano Francesco Verducci che ha lasciato inciso nelle coscienze con un accorato appello al Senato l'idea che la scuola va cambiata: per il bene degli studenti, ma anche dei molti insegnanti precari.

Persino il Vescovo di Pavia si è espresso a nostro favore. Monsignor Sanguineti in un suo appello parla a nome di quei docenti precari, della scuola pubblica e paritaria, che dopo anni di servizio sono “ancora appesi all'incertezza”, “magari costretti a sostenere concorsi poco dignitosi per avere ciò che dovrebbe essere un diritto acquistato sul campo”. “Uno Stato moderno – ha rimarcato nel suo appello Monsignor Sanguineti – deve trovare modi più adeguati per immettere progressivamente in ruolo questi docenti, senza i quali la scuola non potrebbe realizzare il suo servizio”.

Siamo in balia di uno Stato, quello italiano, che non sta rappresentando il bene di una grande comunità, quella della scuola. Ma sta giocando sulla pelle dei tanti italiani che hanno alle spalle famiglie, sono padri e madri di famiglia a cui è stato tolto anche il sonno e che hanno vissuto anche fino alle lacrime questi momenti concitati. Anche a loro sono stati tolti speranze ed sogni, come speranze e sogni saranno tolti ai figli di ogni precario. Se addirittura di figli, nella precarietà delle proprie condizioni economiche, hanno potuto scegliere di avere. Ogni precario ha una storia, ma in comune hanno la precarietà di un incarico in una delle tante scuole dove ci assegneranno, forse, ogni anno.

Siamo precari in tutto: non solo nel lavoro ma anche nella vita perché subiamo le fragilità del momento. E oggi ci vengono rivolti con disprezzo i tanti e gratuiti insulti di certa politica. Dopo aver provveduto a metter in piedi l'attività didattica a distanza, confortando i nostri studenti e sostenendoli nell'emergenza Covid avremmo sperato di ricevere, almeno, un semplice “grazie”. E invece, di certo, non ci aspettavamo le offese che non solo non fanno onore, ma neanche ripagano tutti gli sforzi dei tanti docenti precari della scuola italiana.

In questi giorni il sostegno dell'On. marchigiano Francesco Verducci ci aveva fatto sperare in un cambiamento e aveva riacceso in noi le speranze, poi disattese dalla politica della poltrona di turno, con l'ennesima bocciatura del ruolo per titoli e servizio (giusto riconoscimento dopo anni di lavoro!). Ebbene si! Nel privato dopo tre anni lo Stato obbliga ad assumere, ma nella Scuola pubblica, per lo Stato, purtroppo non vale!
Lo Stato italiano, quello che dovrebbe dare l'esempio, quello che dovrebbe garantire con forza il primo articolo della nostra Costituzione (l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ndr), invece allo stato attuale si fonda sul PRECARIATO che si reitera ogni anno a settembre. E' così che si disattende perfino la Direttiva Europea 70/1999 che stabilisce che tutti i lavoratori, pubblici e privati, dopo 36 mesi di lavoro a tempo determinato vanno stabilizzati. Una norma attuata in tutti Paesi europei tranne che in Italia. Ogni Governo che passa, ogni Ministro ci ricordano che stanno giocando sulla pelle e sul futuro della scuola italiana fatta in primis dagli studenti, i nostri figli, il nostro stesso futuro. Ma anche delle tante persone che onestamente lavorano, con premura e passione, nella scuola e per la scuola.

A noi che ci sentiamo DOCENTI NEL CUORE, dopo anni ci dicono che NON ci possono assumere e che ancora una volta SAREMO CHIAMATI a DIMOSTRARE con un concorso straordinario il nostro MERITO. Questo dopo venti, dieci, cinque o almeno tre anni NON CE LO MERITIAMO! Perché se siamo stati capaci di “insegnare” con gli stessi doveri dei docenti di ruolo, allora dobbiamo avere anche gli stessi diritti. Ebbene no, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, l'ennesima, di essere bravi nel conoscere tutto lo scibile di una materia anche se la INSEGNAMO OGNI GIORNO NELLE LORO AULE! Senza considerare che l'insegnamento vero va oltre le pagine di un libro.

Non si pensa inoltre che al ruolo delicato del docente, spesso precario, sia anche quello di essere una guida ed un conforto per gli studenti. Invece di comprendere ci bistratta lo Stato, ci deride certa politica. Tutto ciò, nelle nostre emozioni, lo porteremo a scuola. Porteremo a scuola la precarietà della vita, ma continueremo a fare sacrifici: per i nostri studenti, per il mutuo che qualsiasi banca si rifiuterà di concederci, per gli studi che forse i nostri figli chissà se potranno un giorno permettersi. Un freddo concorso potrà mai attestare tutto questo! Un concorso, di certo, non potrà mai attestare i sacrifici e la nostra esperienza acquisita sul campo, ma soprattutto ne andrà della nostra umanità, quella umanità che ogni giorno portiamo a scuola, a quel sorriso, che nonostante i momenti difficili, non facciamo mancare ai nostri studenti. Per noi ognuno di loro sono come figli, quelli che a malincuore lasciamo ogni anno proprio come quei figli che ormai grandi se ne vanno per pronti per vivere la loro strada. Speriamo che tutto ciò, che la precarietà, non ci tolga il sorriso, né la parola di conforto ogni giorno portiamo nelle aule delle scuole o in quelle virtuali di tutta Italia!

A quanto pare sembra che essere precari sia diventata una NOSTRA COLPA e non l'ennesima BEFFA da parte dello Stato. Spero che lei, Papa Francesco, per quanto possibile possa far arrivare la nostra voce all'Italia cattolica e non solo! Siamo anche noi gli insegnanti, sebbene precari, che hanno la scuola sulle loro spalle come ha ricordato di recente in una sua omelia. Noi docenti precari abbiamo oggi la responsabilità di far comprendere la grave situazione non solo per la nostra categoria, ma per tutti gli studenti che sono il futuro dell'Italia. Riscriviamo insieme una pagina nuova: quella di una scuola che guarda davvero, per il bene di tutti, al futuro. Riflettiamo tutti su quello che questa atavica emergenza della scuola, nell'emergenza di questa terribile pandemia, ci ha insegnato.

Un gruppo di docenti precari Marche






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-05-2020 alle 15:06 sul giornale del 01 giugno 2020 - 356 letture

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