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Filcams Cgil: "Hotel Federico II, sindacati e lavoratori preoccupati"

1' di lettura 16/06/2020 - "La proprietà non da risposte agli oltre 50 dipendenti della struttura”. Il sindacato contesta la scelta aziendale di prorogare la chiusura per l'emergenza sanitaria e con essa gli ammortizzatori sociali.

A seguito dell’assemblea sindacale svoltasi lunedì presso il parcheggio della struttura alberghiera, la Filcams Cgil di Ancona denuncia la crescente preoccupazione degli oltre 50 lavoratrici e lavoratori dell’Hotel Federico II di Jesi. Difatti, a seguito dell’emergenza sanitaria in corso e delle restrizioni previste dalla normativa vigente, la Direzione Aziendale ha chiesto la proroga degli ammortizzatori sociali scegliendo di non intraprendere la strada della riapertura come la maggior parte delle strutture ricettive.

E’ evidente che una realtà come quella gestita dalla famiglia Pieralisi – dichiara Carlo Cotichelli, segretario generale della Filcams Cgil di Ancona – ha dei costi fissi importanti ma la scelta di attendere l’allentamento dei protocolli fa sprofondare i lavoratori in un clima di incertezza e paure.”

Secondo Cotichelli, “la proprietà deve intervenire per fornire risposte concrete agli oltre 50 dipendenti che lavorano nell’hotel, nel ristorante, nel centro benessere e nella piscina sgomberando così il campo da eventuali voci infondate riguardo al futuro di queste strutture”. Oltre ai lavoratori impegnati strutturalmente nell’albergo, ci sono anche numerosi stagionali che vengono assunti per il periodo estivo e che rischiano di rimanere senza reddito e forme di sostegno.

Anche a seguito della mancanza di risposte chiare, l’assemblea dei lavoratori ha dato pieno mandato alla Filcams di coinvolgere anche le istituzioni del territorio per avere una risposta sul futuro della più grande realtà ricettiva del nostro territorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-06-2020 alle 17:23 sul giornale del 17 giugno 2020 - 796 letture

In questo articolo si parla di attualità, filcams cgil, comunicato stampa

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