Fermo: “Teatro sul Sagrato”, Adolfo Leoni è Thomas Becket: «Non attore ma voce del genius loci»

5' di lettura 02/07/2020 - 850 anni fa l’arcivescovo di Canterbury moriva assassinato. Adolfo Leoni, giornalista e scrittore, lo richiama in vita. Appuntamento venerdì 24 luglio, ore 21.15, a Fermo, sul sagrato della Cattedrale.

“Thomas Becket - Un uomo, un martire, un santo” è il titolo dell’ultimo testo teatrale di Adolfo Leoni.

«Ricerca delle fonti, studio… ora la scrittura è conclusa. Il testo sulla figura di Thomas Becket è pronto a divenire lettura teatrale. Ciò avverrà il 24 luglio, sul sagrato della Cattedrale di Fermo, ultimo appuntamento della rassegna “Teatro sul Sagrato”, giunta alla sua ventiduesima edizione. Si tratta di uesto un coltivare e ampliare la mia passione ultima: il teatro di narrazione, che stavolta parte da lontano e che, tuttavia, è fortemente ancorato alla terra in cui vivo. Attenzione però: non farò l’attore ma la voce del “genius loci”.»

Teatro di narrazione ma anche racconti…

«Ho cominciato a scrivere libri nel 1994. Ne ho scritti dieci, sette dei quali di racconti che hanno un aggancio con la Terra di Marca, tre di altro genere. Uno è stato tradotto in portoghese e presentato a San Paolo, in Brasile. Accanto ai racconti la produzione dei testi di narrazione. Ho pronto un altro libro, sempre racconti, la maggior parte inediti, stavolta staccati dalla mia terra. A novembre dovrebbe uscire.»

Il legame tra Fermo e Canterbury…

«La casula di Thomas Becket è conservata all’interno del Museo Diocesano di Fermo. Ecco che Fermo può dialogare benissimo con Canterbury, in Inghilterra. Inoltre, l’arcivescovo di Canterbury aveva studiato a Bologna insieme a Presbitero, futuro vescovo di Fermo.

Non è provincialismo: è il legame con una terra aperta al mondo. Io non mi considero uno scrittore o un giornalista locale, ma uno scrittore e un giornalista che lavorando qui cerca di toccare trame e contenuti dall’impatto più alto: con Thomas Becket tento di dimostrarlo.

Credo anche che a livello italiano non vi siano ancora stati appuntamenti che celebrino gli 850 anni dalla morte di Becket: Fermo è la prima.»

Ciò che trapela dalla lettura...

«Non tanto la vicenda dell’assassinio, piuttosto chi era Becket. Un uomo complesso, pieno di contraddizioni: era stato sposato, aveva frequentato le arti magiche, era stato il Lord cancelliere del regno optando per guerre e massacri. L’uccisione della figlia, i primi accenni di conversione, l’obbligo del re a che divenisse arcivescovo di Canterbury lo conducono verso una grazia di stato. La conversione si accelera. Prima martire, poi santo.

Contraddizione è anche quella del re Enrico II: ordina l’uccisione dell’amico, subito se ne pente. Così son fatti gli uomini, di pasta angelica e demoniaca insieme.»

Potenziali spettatori avvisati: non sarà una serata di intrattenimento…

«Il professore Michel Maffesoli ha scritto un libro, si intitola “Nel vuoto delle apparenze”. Oggi - come lui stesso scrive - vi è “la profondità della superficie”. Domina l’effimero. Tutto è intrattenimento, non cultura.

La cultura è qualcosa che disturba, che scomoda. Prendiamo Pasolini: interveniva lui ed era come beccarsi un cazzotto sullo stomaco. Sappiate quindi che il 24 non farò intrattenimento.»

Dalla mancanza di cultura alla mancanza di visione…

«Mi diceva il senatore Cisbani nel corso di un’intervista: “Manchiamo di visione perché manchiamo di cultura”. E cultura non è la laurea, cultura non è il master, né l’università prestigiosa. Cultura è capacità di sguardo sulla realtà.»

…fino alla mancanza di risposte da parte della politica.

«La capacità di sguardo manca. Manca tra i politici. Non riescono a catturare la specificità di un territorio e a dare, di conseguenza, risposte adeguate. Non vedono, non assorbono: ecco la profondità della superficie di cui parla Maffesoli.

Guardiamo l’entroterra: che scelte prende la politica per l’entroterra? Piazzare su l’industria calzaturiera e allargare la strada, oppure valorizzare ciò che la montagna può offrire - quindi turismo, artigianato di pregio, agricoltura di pregio?

Il problema sono le scelte: che siano scelte che prendono spunto dal territorio!

La CNA di recente è tornata a parlare di metropolitana di superficie. L’ho sempre sostenuto io: abbandonato il treno, perduta la montagna.

Sindaci lungimiranti che si sono dati da fare ci sono (vedi Vallesi che a Smerillo - San Martino al Faggio ha creato appartamenti e una mensa per bambini all’avanguardia con prodotti tipici di qualità), altri invece giacciono nel torpore della rassegnazione: “le cose sono sempre andate così, andrà sempre così”»

Detto questo Adolfo Leoni vi aspetta venerdì 24 luglio sul sagrato del Duomo di Fermo, ma badate bene… per una serata di cultura, non d'intrattenimento. L’ingresso è gratuito.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questa è un'intervista pubblicata il 02-07-2020 alle 15:10 sul giornale del 03 luglio 2020 - 189 letture

In questo articolo si parla di cultura, teatro, duomo, fermo, intervista, leoni, Benedetta Luciani

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bpDv