Interventi sull'Esino, MeetUp Spazio Libero: "Il fiume divaga, gli umani pure"

4' di lettura 10/07/2020 - Si apprende che la Regione ha stanziato un fondo di 600.000 € per opere di ingegneria naturalistica per sistemare le sponde del fiume Esino lungo l’Oasi Ripa Bianca, una nuova strada di accesso alla riserva, un parcheggio…

Noi ribadiamo, con la medesima fermezza di 4 anni fa, quando chiedemmo un incontro in Regione – dopo aver constato l’inerzia della politica locale e del Comune di Jesi – che intervenire sulle sponde senza rimuovere la vera causa del rischio esondazioni in zona Roncaglia sarà un ennesimo sperpero di denaro pubblico. E ci auguriamo vivamente che i responsabili ne risponderanno alla comunità e nelle sedi opportune.

La vera causa è stata individuata 20 anni fa e gran parte della soluzione è scritta nel progetto preliminare commissionato dal Comune di Jesi nel lontanissimo 2004 alla Iris sas (si legga il punto 9 della Petizione).

Tutti sanno che le causa delle esondazioni sono dovute alla briglia dell’Enel, alla sua mancata manutenzione, al fatto che nessuna istituzione (Regione, Provincia Comune) in 50 anni sia stata in grado di pretendere che l’Enel trasferisse periodicamente a valle l’accumulo a monte della briglia dei sedimenti di ghiaia ed altro. Ci domandiamo perché.
E chi abbia brigato, cosciente o meno, perché un BENE COMUNE come il FIUME sia lasciato in balia degli eventi (e non ci riferiamo solo a quelli naturali).

Perfino il sindaco Bacci, in una lettera indirizza a Provincia, Regione e Ripa Bianca datata 8/10/2014 scrive: “Nel tavolo tecnico del 15/3/2013, presenti i rappresentanti dell’Autorità di Bacino, dell’Autorità Idraulica (Provincia di Ancona), del Comune di Jesi, della Riserva, dell’Enel, è emerso come la briglia dell’Enel costituisca senza dubbio la causa principale dei problemi del dissesto, sia per alcuni errori di costruzione collegati ad una sbagliata quota di imposta della briglia stessa, sia per la mancanza di interventi di manutentivi da parte dell’Enel che la gestisce.” Nella stessa, il sindaco si chiama fuori affermando che il Comune “ha esaurito ed espletato i compiti concordati nei tavoli tecnici, completando gli interventi d’urgenza sopra descritti e producendo delle proposte di salvaguardia sostenute da approfonditi analisi e quindi non può fare altro che mettere a disposizione i progetti, i rilievi e le indagini effettuate.

Prosegue indicando la Provincia, in quanto Autorità Idraulica, come ente preposto ad intervenire con urgenza. “A fronte di un mancato riscontro”, prosegue Bacci “il Comune, in quanto parte lesa, si vedrà costretto ad interpretare tutte le azioni necessarie a superare l’inerzia dell’autorità competente, al fine di garantire la salvaguardia del proprio territorio, l’incolumità delle persone e la difesa dei beni pubblici e privati.”
A noi risulta che il Comune abbia all’epoca restituito anche le risorse finanziarie a sua disposizione per intervenire sul fiume.

Ora la Regione, come in uno sfinente gioco dell’oca, rispedisce a Jesi 600.000 € per interventi discutibili lasciati gestire ai soliti noti. Perché la Regione intervenisse, dopo 6 anni, ci sono voluti una Petizione popolare (1), un Appello (2) ed una richiesta di essere ascoltati in Regione alla Commissione III (3).

In quanto promotori, siamo contenti, ma nulla di quello che avevamo chiesto è stato fatto. Oltre al riconoscimento della vera causa delle esondazioni e alla messa in opera di soluzioni adeguate, auspicavamo tra l’altro l’apertura di un processo partecipativo di cittadini ed associazioni, oltre alla necessità di poterci rapportare con il responsabile del procedimento. Ma la metodologia di certa politica resta la stessa: i cittadini che si impegnano vanno tenuti alla larga; la partecipazione è richiesta solo se in odore di consenso elettorale.

Quella del fiume Esino è una brutta storia fatta di risorse finanziarie non utilizzate; denaro pubblico speso inutilmente (anni 2007-2014) per studi già commissionati precedentemente; progetti che non hanno mai visto la fase esecutiva: prelievo di ghiaia, canali scolmatori; finanziamenti restituiti… Ed ora, si profila un ennesimo sperpero di denaro pubblico. Chiunque abbia a cuore il bene comune non può non interrogarsi sul corretto utilizzo che i nostri rappresentanti delle istituzioni dovrebbero fare del denaro pubblico.


da MeetUp “Spazio Libero – Jesi”





Questo è un articolo pubblicato il 10-07-2020 alle 17:24 sul giornale del 11 luglio 2020 - 426 letture

In questo articolo si parla di jesi, MeetUp “Spazio Libero – Jesi”

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bqlA





logoEV