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Francesco, 34 anni, torna a casa dopo 72 giorni di ricovero: ha vinto la sua battaglia contro il Covid

4' di lettura 23/07/2020 - Lacrime di gioia per lui ma anche per tutto l'ospedale, che lo ha seguito nel suo percorso dalla terapia intensiva alla riabilitazione: oggi torna all'affetto dei suoi cari e della futura moglie.

Una data da ricordare per Francesco, quella del 23 luglio 2020, il paziente di Montelabbate (PU) di soli 34 anni (che non aveva alcuna patologia pregressa, ma solo un po' di sovrappeso) che ha sconfitto il Covid-19, combattendo la battaglia più difficile della sua vita all'Ospedale Carlo Urbani, dove è stato ricovertato lo scorso 15 marzo. Dopo una cena tra amici ai primi di marzo, quella febbre alta che non passava e il consiglio di Gioia, la sua fidanzata, di rivolgersi subito ad una struttura ospedaliera e fare controlli approfonditi.

Un calvario, iniziato con una lastra fatta a Urbino (a Pesaro era già tutto pieno), una tac e la corsa al pronto soccorso. Da lì Francesco non ricorda quasi più nulla, e i medici dell'Urbani completano il suo percorso: arrivato a Jesi il 15 marzo, aveva già enormi difficoltà anche solo a parlare, non poteva stare in piedi e faceva fatica a stare seduto a letto. Purtroppo era stato preso dal Covid-19, in maniera forte. Ma pian piano ha sconfitto il virus, e grazie ai fisioterapisti ed al fisiatra è riuscito a rimettersi in piedi. E' finalmente uscito, il 23 luglio, perché anche se era già negativizzato dal virus aveva un lungo percorso di recupero e riabilitazione da sostenere.

Ancora oggi la sua voce è flebile, perché il virus ha danneggiato i nervi cranici e con esse ha compromesso la deglutizione e le corde vocali. Un percorso che a stento ricorda, anche se certi momenti non li dimenticherà mai. Dal giorno del ricovero, seguito dal trasferimento all'ospedale Urbani, è stato uno dei primi pazienti Covid ad arrivare ed essere poche ore dopo intubato in terapia intensiva e l'ultimo a chiudere il reparto.

Lui torna felice a casa, dalla sua fidanzata, con cui si sarebbe dovuto sposare a giugno. Lei è rimasta isolata in quella che sarà la loro casa coniugale, da sola, senza poter abbracciare il suo compagno: aveva la febbre, ma nessuno le ha fatto afre il tampone e solo successivamente, col test sierologico, si è scoperto che il Covid lo aveva preso anche lei.
Le videochiamate fatte lo hanno tenuto vicino ai suoi cari, ma era difficile per lui anche comunicare a parole. Infatti con dottori, infermieri, oss, lui comunicava attraverso le lettere per indicare le parole che avrebbe voluto tanto pronunciare ma che non riusciva a fare. Ora le sue condizioni sono stabili, ma dovrà ancora riprendere ad alimentarsi in autonomia, insomma il percorso non è finito, ed ha perso 30 chili.

Oggi Francesco ci tiene a ringraziare tutto l'ospedale Urbani, non solo per l'assistenza medica, ma anche per quella che lui definisce "umana". A fine giugno ha festeggiato il suo compleanno con medici, infermieri e oss. Insomma una storia a lieto fine, ma che davvero deve far capire che occorre tenere alta la guardia, perchè come confermano dall'ospedale "di questo virus, si sa relativamente poco anche oggi".

"La storia che Francesco vi ha raccontato, è la sua storia. Ma lui rappresenta per noi anche la storia dell’Ospedale in questo periodo: il suo arrivo segnava la trasformazione dell’Ospedale di Jesi in Ospedale Covid positivo e successivamente il suo percorso di negativizzazione dal virus e di ripresa e recupero ha accompagnato il ritorno alla “normalità” delle attività dell’intero Ospedale. Il suo lunghissimo percorso di malattia è stato parallelo a quello di tutto il personale che lo ha avuto in cura sia in termini di crescita professionale, nell’imparare a contrastare la malattia, sia anche dal punto di vista umano nell’imparare ad essere vicini ai pazienti che erano isolati dal proprio contesto familiare e sociale". Queste le parole della dott.ssa Sonia Bacelli del Carlo Urbani che oggi abbracciano Francesco nella sua uscita.

Sono stati tantissimi i professionisti dell’Ospedale di Jesi che hanno curato Francesco e tutti hanno continuato a fare il tifo per lui, ad informarsi sulle sue condizioni e ad aspettare che finalmente il tanto atteso giorno di tornare a casa arrivasse. "E finalmente quel giorno è arrivato e oggi in ospedale c’è stato un diffondersi di sorrisi contagiosi che accompagnava la notizia “Oggi Francesco tona a casa!”. Lo abbiamo salutato insieme al momento di lasciare l’ospedale, fra lacrime e sorrisi di gioia".


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 23-07-2020 alle 16:00 sul giornale del 24 luglio 2020 - 5492 letture

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