Oggi la presentazione del libro "Piccola russa"

Piccola Russa 4' di lettura 30/09/2020 - L'incontro previsto per lo scorso 18 marzo, era stato ritirato a causa del lockdown.

Il settimanale Voce della Vallesina aveva comunicato che il 18 marzo presso la Fondazione Carisj avrebbe presentato il libro “Piccola Russa” di Maria Lukasiewicz. Nel rispetto dei decreti ministeriali in riferimento alla diffusione del coronavirus, la manifestazione è stata subito rinviata.

Finalmente la presentazione si potrà fare e sarà oggi, mercoledì 30 settembre alle 18, sempre a Palazzo Bisaccioni di Jesi.

Il libro è a disposizione dei presenti con un contributo. La pubblicazione mette in evidenza una storia nata in URRS durante l’ultima guerra, continuata in Germania e poi in Italia, fino alla Vallesina e a Jesi. La prefazione del volume è del prof. Vittorio Massaccesi e la presentazione di don Vittorio Magnanelli.

Dalla prefazione

«È la storia della “Piccola Russa” che ci permette di toccare con mano il senso più profondo della Storia dell’umanità che si batte per la vita sorretta sempre dalla speranza e dalla voglia di ricominciare da capo. L’umile racconto ricevuto e custodito dai Magnanelli ci permette di rivivere da vicino, tra le nostre campagne, tra le nostre vie di Jesi e dei castelli, il dramma di una ragazza “di gente meccanica” che nuota all’inverosimile tra le onde della grande guerra per poter dire a tutti, alla fine, che è lei, e come lei, l’infinità di gente ignota che fa la Storia, la Storia vera, quella delle persone.»

Don Vittorio Magnanelli così spiega il lavoro.

«Bisogna intanto precisare che non si tratta né di “ritrovamento”, né di “diario”. Mi spiego. Verso la fine degli anni ’60 del XX secolo giunse a Pavia, a casa di mio fratello primogenito colà trasferito da dieci anni per lavoro, un plico con i due quaderni del manoscritto di Piccola Russa. Veniva dal Regno Unito, precisamente da Stock-on-Trent, dove la protagonista e scrittrice del racconto era emigrata alla fine della seconda Grande Guerra. Perché proprio a lui? Perché i Magnanelli (di Alessandro e Ida) furono gli ultimi a ospitare per un periodo abbastanza lungo questa diciassettenne “russa” (anzi, oggi si direbbe “ucraina”), nata nel 1925, mantenendo poi con lei contatti epistolari più o meno frequenti. Ma Maria Federova (questo il suo nome da ragazza), inviando il plico, chiedeva di volgere in comprensibile italiano il suo manoscritto, e magari pure di esplorare la possibilità di qualche sua eventuale “traduzione” stampata se non addirittura “cinematografica”. Sta di fatto che il citato fratello, dirigente aziendale avente maggior familiarità con cifre e laminati in un’azienda di elettrodomestici piuttosto che con testi letterari, lasciò riposare il manoscritto nel cassetto. Intanto la Federova chiedeva con insistenza cosa se n’era fatto del suo lavoro. Che però il citato primogenito Gabriele con buona coscienza aveva nel frattempo provveduto a passare… all’ultimogenito sottoscritto! Il quale, sentendo di assolvere a un dovere di coscienza, durante l’estate del 1976 si decise a procedere (come era nelle sue possibilità!) alla “traduzione” e trascrizione dattiloscritta (i computer erano ancora di là da venire) del testo inviato. C’era da mettere le mani in uno scritto quasi privo di punteggiatura, senza divisione in capitoli, dove i vocaboli italiani più o meno comprensibili si mescolano a quelli inglesi, magari pure con qualche spruzzatina di tedesco e russo. Mi sono comunque premurato di lasciare la versione originale, procedendo alla suddivisione in una ventina di capitoletti che coprono un periodo di circa quattro anni. Senza toccare l’originario sapore naif di una narrazione peraltro non arida e distaccata, bensì ricca spesso di vivacità, di aneddoti, di immagini anche gustose. Da notare che Rada (questo l’ultimo dei nomi usato da Maria nei rocamboleschi e continui spostamenti sia in Vallesina che nel cingolano e maceratese) era per opposte ragioni “perseguitata” da fascisti, da comunisti e da tedeschi! E inoltre va precisato che propriamente non si tratta di un “diario”. Questo, come dice la parola stessa (dal latino “dies/giorno”) viene redatto dal suo autore con scadenza quasi quotidiana. Invece Piccola Russa è stato composto in Inghilterra circa 15 o 20 anni dopo gli eventi narrati. Ho avuto l’ardire di paragonarne la redazione a quella… dei Vangeli, scritti vari anni dopo gli eventi narrati, ricostruendo fatti e dialoghi, pur nella fedeltà a eventi e personaggi.»



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-09-2020 alle 02:52 sul giornale del 30 settembre 2020 - 158 letture

In questo articolo si parla di cultura, comunicato stampa

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