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Rifondazione sul nuovo DPCM, "Il de-cretino e gli sceriffi"

giuseppe conte 3' di lettura 23/10/2020 - È stato un fine settimana pieno di ansia per milioni e milioni di italiani in attesa dell’annunciato DPCM che doveva riorganizzare la vita pubblica e indicare le azioni urgenti e necessarie per contrastare la pandemia “covid”, alla fine , ad ora incerta, è apparso , a reti unificate il presidente Conte.

In buona sostanza ore ed ore di riunioni e vertici, incontri e concertazioni hanno prodotto il classico “ topolino” più attento agli equilibri del consenso che alle necessità sanitarie. Meno sagre, meno balli, “movida “ seduta, scuole aperte ...se Dio vuole. Poi la distribuzione delle responsabilità, un po’ al cts ( comitato tecnico scientifico) , un po’ alle burocrazie ( presidi e prefetti) un altro po’ agli amministratori locali.

Intanto però , mentre “il morbo infuriae il pan” è ancora nei forni di Strasburgo e Bruxelles si sono persi mesi di programmazione ed azione. Gli ospedali mancano delle terapie intensive, la rete territoriale è peggiorata ( i medici di base sono barricati nei loro studi), le famose USCA , le unità di pronto intervento domiciliare per i malati di Covid,sono meno della metà di quelle necessarie programmate a marzo.

Sul versante dei trasporti nulla è stato fatto nonostante la ripresa delle attività produttive e la fine delle vacanze scolastiche e oggi sarebbero necessarie misure urgenti per reperire mezzi e potenziare servizi. Infine la scuola dove mancano ancora locali, insegnanti ( il famoso concorso per i precari a Roma rischia di saltare ancora una volta) e anche tanto personale ausiliario, indispensabile per la sicurezza sanitaria degli ambienti.

Di questi problemi pensavamo si occupasse il decreto, individuando le modalità per riaprire almeno alcuni dei tanti ospedali chiusi in questi anni, per provvedere attraverso strutture nei territori a garantire , con i medici di base, quell’ “ordinario sanitario” indispensabile per tanti e sempre più difficile da avere, completare gli organici e l’operatività delle Usca. Per , nel campo dei trasporti , impegnare la rete privata di bus ad intervenire nell’ emergenza, come pure il settore ferroviario, che ad oggi , almeno nella nostra regione non ha aumentato un servizio.

Dopo di che, il topolino ha ruggito, imponendo ai Sindaci la responsabilità di valutare, caso per caso, zona per zona chiusure e limitazioni orarie, ecco che d’un tratto tanti “sceriffi” delle campagne per la sicurezza, quelli che indossando la pettorina gialla notte e giorno si sono messi in posa in tante occasioni adesso balbettano e declinano.
È vero è anche una furbata del governo ma la posta in gioco non è, purtroppo, l’azione più efficace per garantire la salute dei cittadini ma l’effimero consenso.
Non è questo il tempo della farsa, speriamo che i lavoratori , i sindacati , le forze sociali , la reti dell’ impegno civile facciano sentire, come noi, la loro voce.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-10-2020 alle 11:45 sul giornale del 24 ottobre 2020 - 305 letture

In questo articolo si parla di attualità, prc jesi, comunicato stampa

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