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Lac e Lav Marche a Carloni, "Sulla peste suina non faccia regali ai cacciatori"

mirco carloni 4' di lettura 27/10/2020 - Prendiamo atto che come argomento del suo primo intervento pubblico, il neo assessore regionale all’agricoltura ed alla caccia, nonché vice Presidente della Regione Marche, Mirco Carloni, ha scelto quello della peste suina africana, che sta dilagando in Europa ed ora anche in Italia.

La “soluzione” al problema indicata dall’assessore Carloni che, è bene ricordarlo, è anche un cacciatore, consisterebbe nel proporre, come Regione Marche, al Ministro dell’agricoltura Bellanova l’adozione di un piano organico di gestione e di controllo dei cinghiali, la cui realizzazione pratica verrebbe poi affidata, guarda caso, proprio ai cacciatori! Ma cosa c’entrano i cinghiali con la diffusione della peste suina?

Indagini sanitarie, infatti, hanno dimostrato che in realtà la peste suina africana si genera e si diffonde in particolare in quegli allevamenti intensivi di maiali, dove le condizioni igienico-sanitarie sono pessime e nei quali ci sono animali malati che fanno da “incubatoio” e quindi da diffusori del virus. Le stesse indagini hanno evidenziato anche come Ia circolazione di animali infetti, i prodotti a base di carne di maiale contaminata, lo smaltimento illegale di carcasse, l’importazione di carni da paesi dell’est non controllate, sono le modalità più rilevanti per la diffusione della peste suina. Come farebbero quindi i cinghiali, che sono animali selvatici e che vivono nei boschi, a contagiarsi con i maiali infettati dalla peste suina, essendo questi rinchiusi in allevamenti a circuito chiuso?

L’unico modo che ci viene in mente sono quegli allevamenti allo stato brado, spesso abusivi, dove per la “moda” culinaria in voga oggi, vengono allevati insieme e fatti poi incrociare i cinghiali con i maiali, quest’ultimi provenienti, guarda caso, proprio da quegli allevamenti intensivi dove, come abbiamo visto, è estremamente facile ammalarsi di peste suina! Da questi allevamenti, anch’essi peraltro mal tenuti e poco controllati, è molto probabile poi che qualche individuo malato possa scappare e quindi andare ad infettare i cinghiali selvatici. La cui popolazione italica, peraltro, dai dati ufficiali, non risulta al momento malata di peste suina.

Dello stretto connubio esistente tra fauna selvatica e domestica gestita allo stato brado e la criminalità organizzata, ne ha parlato, non a caso, anche il Prefetto di Salerno Francesco Russo, ascoltato in audizione giovedì scorso dalla Commissione Antimafia. Per prevenire alla fonte ogni possibilità di contagio, basterebbe quindi, come chiediamo da tanti anni, eliminare tutti gli allevamenti intensivi di maiali e chiudere definitivamente quelli abusivi “misti” di cinghiali/maiali disseminati sul territorio italiano. E’ molto più comodo, invece, prendersela con i cinghiali come “capro espiatorio” e trattarli come fossero loro gli “untori” della peste suina, mentre in realtà sono solo le “vittime” di un giro di affari sempre più redditizio rappresentato dalla caccia al cinghiale e dalla conseguente “filiera” commerciale basata sulla vendita ai ristoratori dei capi uccisi durante le braccate.

Oltretutto, pensare di contenere il numero dei cinghiali e quindi con esso impedire il dilagare dell’epidemia della peste suina, incrementando la caccia in braccata, è quantomeno velleitario. Infatti, tutti i dati scientifici ed i censimenti faunistici effettuati negli ultimi anni dimostrano in modo inconfutabile come la proliferazione della popolazione del cinghiale e quindi anche l’aumento dei danni causati all’agricoltura e degli incidenti stradali, sia proprio la conseguenza diretta della maggiore pressione venatoria nei confronti di questa specie. Inoltre i cacciatori, in caso di infezione da peste suina dei cinghiali abbattuti, potrebbero anche fare da veicolo alla diffusione della malattia.

Non vorremmo quindi che anche questa pandemia di peste suina venga presa a pretesto per fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e permettere le loro braccate al cinghiale tutto l’anno ed ovunque, quindi anche dentro i parchi e le aree vietate alla caccia, o nelle periferie delle nostre città, approfittando magari del fatto che tutti gli altri cittadini sono costretti invece a starsene tappati in casa a causa del lockdown per il Coronavirus! Chiediamo quindi all’assessore regionale Carloni di concentrarsi di più sui veri mali che affliggono da sempre i nostri agricoltori e soprattutto sui problemi di cattiva gestione e di conduzione degli allevamenti intensivi, che sono i veri diffusori del virus della peste suina e non solo di quello, come dimostrato dal mercato di animali di Wuhan in Cina, da dove si è originata e poi diffusa la pandemia del Coronavirus che sta mietendo vittime in tutto il Pianeta!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-10-2020 alle 11:57 sul giornale del 28 ottobre 2020 - 490 letture

In questo articolo si parla di attualità, mirco carloni, Associazioni ambientaliste, comunicato stampa

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