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Mons. Gerardo Rocconi, il Vangelo di domenica 22 novembre

5' di lettura 23/11/2020 - Dal Vangelo secondo Matteo.

" In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». Parola del Signore.

COME ATTENDERE IL SIGNORE?

La domanda che ci accompagna in questi ultimi giorni dell’anno liturgico è: Cosa fare per attendere il Signore che sicuramente ritornerà e quindi per essere introdotti nel suo Regno? Nelle domeniche scorse avevamo ascoltato gli insegnamenti sulla vigilanza, sulla fede intensa, sulla operosità generosa. Oggi Gesù si presenta come il giudice al quale si dovrà rendere conto. Ora nel momento del giudizio tutto verrà svelato, tutto sarà messo in luce e si rivelerà chi ha seguito questo re e chi lo ha rifiutato e non lo ha voluto imitare. E con chiarezza ci si dice che l’ingresso nella vita eterna è riservato a chi ha vissuto secondo il criterio dell’ amore. Non tanto a chi lo ha predicato o proclamato, ma a chi lo ha praticato.

SAREMO GIUDICATI SULL’AMORE

Il vangelo ci dice che avverrà una separazione tra buoni e cattivi. E quale sarà il criterio di separazione? Gli insegnamenti delle ultime domeniche ci hanno detto che per salvarsi bisogna non venir meno alla fede, bisogna alimentare la fiamma della fede, è necessaria l’operosità, il servizio... il brano evangelico di oggi sottolinea come criterio di salvezza l’aver amato, servito, aiutato, consolato. E Cristo afferma che in ognuna delle situazioni di vita Egli è presente, fino al punto che “ciò che si è fatto o non si è fatto a uno di questo fratelli più piccoli, lo si è fatto o non lo si è fatto a Lui”.

LA FEDE SENZA LE OPERE DEL’AMORE E’ MORTA

Noi sappiamo che la salvezza viene dalla fede; ma la fede, poi, deve esprimersi nelle opere, per cui senza opere è morta. E comprendiamo anche come il giudizio del Giusto Giudice riserverà delle sorprese. Infatti dice Pietro che la carità “copre una moltitudine di peccati”: ed è una sorpresa piacevole! Ma il vangelo mette sulla bocca di Gesù anche queste parole: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”. E questa sarà sorpresa terribile! In un’altra occasione Gesù aveva messo a confronto due mondi contrapposti: “I re delle nazioni dominano e si fanno chiamare benefattori... ma per voi non sia così. Tra voi chi è più grande sia come colui che serve”. E Gesù afferma di se stesso che Lui non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita. I cristiani devono imitarlo nel servizio e nel dono.

GESU’ E’ UN RE… SPECIALE

Gesù è re e giudice. Ma il vangelo di Giovanni spiega le caratteristiche della regalità di Gesù, per cui il maestro dice :“Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore”. Ebbene il Regno di Dio appartiene a chi vivrà nello stesso atteggiamento del suo re: per questo a tutti Gesù diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà”. Il segno di riconoscimento dei discepoli sarà proprio l’amore. Un amore che non è vago sentimento, o belle parole, bensì è dono della vita, offerta della propria esistenza. Tutto nella Chiesa non può essere che opera di amore: l’evangelizzazione, il servizio, la famiglia, la politica, la professione. L’essere seguaci di Gesù non è un fatto intimistico, ma vita vissuta nell’amore. Per i discepoli c’è l’imperativo: Rimanete nel mio amore. Rimanete in questo amore che è all’origine di tutta la storia della salvezza e per cui il Padre ha consegnato il Figlio e il Figlio ha donato la vita.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2020 alle 07:22 sul giornale del 24 novembre 2020 - 254 letture

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