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Sull’imminente realizzazione della nuova pavimentazione del Corso: la lettera aperta di un cittadino

6' di lettura 20/02/2021 - La redazione riceve e pubblica la lettera aperta, rivolta al sindaco Massimo Bacci, di Sergio Morgante.

Ho scritto questa lettera al sindaco per dargli privatamente alcuni buoni consigli, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Ve la propongo in forma ridotta.
Buongiorno sindaco, sono capitato a Jesi e ho visto la nuova sistemazione di piazza Pergolesi che precede quella del Corso e mi sono detto che non potevo fare finta di niente, che avevo il dovere morale di esprimermi per tutto quello che devo alla città.

Sulla qualità della nuova sistemazione di piazza Pergolesi non voglio dire nulla per non aprire inutili dibattiti e sviare l’attenzione dal problema principale che è quello della pavimentazione del Corso che mi dicono verrà pavimentato come piazza Pergolesi con lastre di pietra arenaria di grandi dimensioni, fino a cm. 75 di lunghezza.
Pavimentare “tutto” il corso con lastre di grandi dimensioni è un errore di lapalissiana evidenza che tutti, anche i non esperti, possono vedere se distolgono lo sguardo dalla grafica del progetto e confrontano/immaginano dal vero la pavimentazione proposta a grandi lastre con quella impiegata da sempre, per secoli, nella città storica.

L’immagine e il carattere di una città dipendono in gran parte dalla ripetizione coerente delle soluzioni ed i materiali impiegati sono una parte essenziale di quell’immagine.
E tutto, ma proprio tutto, il centro storico di Jesi, straordinariamente compatto e omogeneo, è pavimentato con pietra arenaria di piccola pezzatura, anche il Corso era pavimentato allo stesso modo (prima che venisse demolito in epoca fascista per essere rifatto con autarchiche betonelle) ed anche tutte le vie che si innestano su quest’ultimo sono in blocchetti di arenaria. Te lo immagini sindaco l’effetto che farà il Corso, così largo e diritto, pavimentato tutto con lastre lisce e perfette di quella dimensione?
Immagini l’impatto visivo di quella superficie, la sua uniformità? E la sensazione che proverà l’uomo bipede quando varcherà la soglia di una delle quiete strade laterali uguale a tutte le altre e sentirà sotto i piedi quella superficie così nuova, moderna, astratta, liscia e dura? Sentirà un corpo completamente estraneo alla sua storia, a quel senso della misura che è nella modestia e nella pacatezza dei marchigiani. E che direbbe il nostro grande poeta che ha cantato la sua Recanati così simile a Jesi e agli altri paesi e borghi marchigiani?

Penso che bisogna pavimentare il Corso impiegando “anche” blocchetti in arenaria simili per dimensioni, forma e colore a quelli delle vie laterali.
E passo alle prevedibili obbiezioni che verranno fatte.

Obbiezione n°1. Ma le vie del centro storico sono un po’ scomode, non vanno d’accordo con i tacchi delle signore e con le carrozzine.
È vero, ma il problema è facilmente risolvibile utilizzando, per produrre i blocchetti, lastre in arenaria con la superficie in vista segata, liscia quindi, ed eventualmente fiammata per avviare il naturale processo di invecchiamento. Il perimetro rettangolare dei blocchetti non dovrebbe essere segato ma splittato per ottenere un bordo leggermente irregolare come se fosse stato grossolanamente lavorato a mano.

Obbiezione n°2.Ma oramai piazza Pergolesi è stata pavimentata con grandi lastre, non si può cambiare.
Non ho visto il progetto (e spero che abbia centrato il tema principale che è “la prospettiva”, senza inutili cincischiamenti architettonici che la indebolirebbero e senza quegli oggetti, spesso orribili, denominati “arredo urbano”), ma si può realizzare una parte della nuova pavimentazione come quella di piazza Pergolesi.
Mi spiego: se nel progetto per la nuova sistemazione si prevedono due marciapiedi o, come spero, nessun gradino (per la maggior comodità dei viandanti e dei disabili) e due banchine laterali inclinate verso due impluvi segnati da due zanelle (o altra soluzione equivalente) che spartiscono la carreggiata centrale a schiena d’asino dalle banchine laterali, si può pensare di pavimentare la carreggiata con blocchetti disposti a spina come nelle vie laterali e le banchine con lastre grandi. Questa soluzione esalterebbe la prospettiva e permetterebbe al contempo di raccordare bene il corpo stradale centrale con le vie laterali, senza alcun segno di divisione a terra (andate a vedere in piazza Pergolesi quanto è brutta la cesura tra la nuova e la vecchia pavimentazione) includendo e accogliendo, per così dire, la pavimentazione più moderna a lastre grandi in quella tipica del luogo.

Obbiezione n°3 : ma il progetto oramai è fatto e computato, non si può ricambiare.
È un’obbiezione che potresti fare tu o l’ufficio tecnico. Mi rivolgo quindi soprattutto a te. Una vota un vecchio ed esperto architetto mi disse: ricordati che le tutte le polemiche che accompagnano un progetto importante verranno dimenticate in breve tempo se l’opera verrà ben pensata e realizzata, ma che un’opera mal pensata resterà sempre li con i suoi problemi e le relative critiche. Te la giro e aggiungo che la mia proposta non comporta una maggiore spesa, ma che costerà meno.

Aggiungo altre importanti considerazioni. Una fonte autorevole mi ha detto che le lastre già impiegate hanno uno spessore di cm. 8; non so quale è la resistenza a compressione di quella pietra e le altre caratteristiche (gelività usura ecc), ma mi sembra che per lastre così grandi quello spessore è esiguo.
Il centro storico di Firenze, dove risiedo, è tutto pavimentato da qualche secolo con lastre di arenaria di larghezza e lunghezza uguali o inferiori a quelle impiegate in piazza Pergolesi, ma con spessori decisamente superiori che arrivano a cm. 18. E anche nelle zone pedonali non si scende sotto i cm. 12.
Qualcuno potrebbe obbiettare che “tanto sotto c’è il massetto con la maglia elettrosaldata”(non so se c’è) ma mi è già capitato di vedere lastre spezzate che avevano sotto il massetto con la maglia perché anche nelle zone pedonali transitano i furgoni per i rifornimenti ai negozi, i mezzi della polizia, le ambulanze, i pulmini ecc.
E bisogna stare anche attenti a non fare i giunti troppo moderni come piacciono agli architetti, cioè troppo sottili, perché se la boiacca non penetra bene tra le lastre quest’ultime cominceranno a muoversi con le sollecitazioni e il passaggio dei mezzi.
Se si realizzasse invece un lastricato con la pietra di piccola pezzatura lo spessore di cm. 8 sarà certamente adeguato ed il costo non aumenterebbe, anzi diminuirebbe e una volta tanto le ragioni storiche, filologiche ed estetiche andrebbero d’accordo con quelle pratiche ed economiche. Speriamo che vadano d’accordo anche con quelle politiche.






Questo è un articolo pubblicato il 20-02-2021 alle 19:03 sul giornale del 22 febbraio 2021 - 780 letture

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