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Cosa ci lascerà la dad?

Vivere di Emozioni, la DAD 11' di lettura 22/02/2021 - Nuovo appuntamento con la rubrica Vivere di Emozioni, a cura di Azzurra Filottrani. Un argomento che ci tocca tutti da vicino, che riguarda i nostri figli, nipoti, ecc.. Insomma, leggetelo, tutto d'un fiato, ne vale la pena.

"Dai, tra poco inizia, collegati e lavati almeno la bocca che hai i baffi del latte!". "Mamma, ma questo link non è quello di classroom per la scuola, è quello dei lupetti?" "Aspetta che guardo su un post-it che avevo scritto, era sotto la bilancetta, chi l'ha preso?" "Guarda su nuvola, dai sbrigati è 58!" "Che c'entra nuvola? Lì è per i voti". "No mamma è per i compiti". "No sono su G-suite i compiti". "Hai ragione, un po' anche su nuvola però, ma insomma, 'sto link, a chi lo chiedo adesso? Scrivo sulla chat, ah no guarda, già l' ha chiesto un'altra mamma e mi ha scritto pure un'altra disperata come me! Scrive:" io no riesce collegare, puoi dire te me come fare?" "Ci provo".

Che ansia! Intanto si sveglia il piccolino che chiama. "Mamma vieni, " io vuole vestire, prego" . "Un attimo, arrivo!"
Sono sempre più agitata. "Il caricabatterie, che è scarico il portatile, corri! " . "Ah, ecco il link, vai, prova!
"No in giro scalzo! Dove vai cuccioletto di mamma? Torna sul letto e conta le dita dei piedini, vai!" Ci sarebbe il collegamento anche per lui, sulla storia della formichina, dalla materna, ma facciamo che più tardi gli leggo una filastrocca e va bene così. Mi dispiace ma il babbo è in smart working al computer, il fratello è al portatile, a conti fatti i giga scarseggiano e sacrifico il piccolo. O meglio non ne sento il bisogno di una DAD alla materna. Ma ho io dei limiti, mi rendo conto.

Apro al cane che vuole andare fuori a bere. "Mamma sono collegato!" "Benissimo!" "Metto lo sfondo di New York!"

"Ottima idea! Sul mobile dietro di te ci sono le ditate che risalgono all'ultima cena, no quella con gli apostoli, poco dopo, quella con gli amici nostri." Perché diciamocelo, da quando non si può più invitare nessuno, chi ci si mette a lustrare i pensili? Piuttosto coloriamo un mandala con la lente d'ingrandimento, facciamo un pavone con l'origami, intagliamo un veliero a tre alberi da infilare in una bottiglia, ma di far brillare casa non troviamo proprio lo stimolo.
"Come ti pare con lo sfondo mamy?" "Esagera, sogna in grande, almeno quello amore mio!"

Sono sudata e tesa, ma come madre finalmente mi sento all'altezza, idonea, perché è frustrante non essere in grado di mettere il proprio figlio nella condizione di svolgere il suo dovere. È mortificante. Un senso d'impotenza, d'inadeguatezza che porta alla rabbia e alla frustrazione. "Mamma, mi sa che non mi sentono..." "Pazienza dai, l'importante è che tu senta la maestra." "A tratti, forse non prende bene." "Vai fuori.". "Ma è freddo". "Fa niente, tieni, metti il giubbetto, comunque ti rimane lo sfondo di Manhattan, tranquillo."

Sguardo fisso al monitor. Immagino le stesse scene a casa degli altri, degli insegnanti, a correggere, interpretare geroglifici inviati in formato bullzip, ruotare a destra, ruotare a sinistra.
Compiti inviati a mezzanotte da noi genitori e corretti alle cinque del mattino.
Un'enorme risorsa la Dad, una rivoluzione, il programma si porta avanti. L'importante è il programma! Che vada avanti.
Avanti come un treno che passa sopra a tutto e lascia cadaveri dietro, impalliditi, smunti, trasandati, vecchi di dieci, quindici anni.
Nessuno apprezza la necessità di soffermarsi o rallentare a volte e fregarsene anche del programma se necessario, mettendo al centro del mondo l'essere umano, la sua sensibilità, il suo universo, i suoi innati bisogni. Il nostro muoverci freneticamente, incuranti della sostanza, l'essere perennemente al limite delle forze, oppressi da una società, certa di sciorinare soluzioni e che invece spesso rincara la dose.
Difficoltà su difficoltà, ansia e senso d'oppressione per molti.

Proverei a metterci all'altezza dello sguardo di un bambino di sei anni, occhi negli occhi, con la mascherina da più o meno un terzo della sua vita, per quello che può ricordare.
Nulla andrebbe perso se si puntasse prima di tutto a creare sintonia fra i giovani e il sapere, senza farli schifare, con un approccio meno nozionistico credo si vivrebbe con più serenità e pathos questo impegnativo momento storico. Lo sogno senza verifiche, provi invalsi, senza creare altre ulteriori inutili tensioni.

A chi pensa di dover recuperare con lezioni pomeridiane o per tutto giugno, bhe' mi viene da dire che gli è sfuggito qualcosa o che ha una coscienza inaridita e semmai andrebbero aumentati i fondi per ansiolitici e melatonina mutuabili fra le spese pubbliche.

Cosa rimarrà di questa scuola, così sterile e distaccata? A me della mia di scuola, sono rimaste le esperienze più che le pagine dei libri, semmai quest'ultime si sono andate ad intrecciare nel tempo con le mie di esperienze. Se penso ai miei ricordi credo si leghino quasi esclusivamente alle emozioni, ai rapporti, alle occasioni al di fuori della lezione. C'era un'unica maestra alle elementari, si poteva sovrapporre alla perfezione al ruolo di genitore, la mia era sorridente, accogliente ma giusta nel porre limiti. Direttamente sul fioccone rosso del grembiule, mentre me lo riannodava con tenerezza, mi trasferiva quell'attenzione fatta di considerazione e cura. Ci accompagnava a passeggiare sotto le medioevali mura cittadine e ci faceva soffermare a scorrere le nostre piccole dita sulla porosità dei mattoni. In silenzio, ad occhi chiusi, accompagnati dai suoi racconti pieni di curiosità ad immaginare tempi lontanissimi . Ancora ne percepisco i brividi e mi è capitato spesso di rifarlo divertita anche da adulta.

La maestra Pimpini veniva ai nostri compleanni a tirarci le orecchie e a mangiare la torta fatta in casa. Io orgogliosa le presentavo il mio criceto e le mostravo quant'èra cresciuta la piantina della lenticchia usata durante la lezione di scienze. Si sentiva che per lei io ero importante e lo erano tutti i suoi alunni.
È stata un pilastro per me, più di quello che avrei potuto immaginare. Mi arrivava il suo essere appassionata, la peculiarità di cui ho avuto più bisogno negli anni a venire.

La mia insegnante di danza classica era la maestra Zanetti. Una base di pianoforte ad accoglierci, gli specchi lungo tutta la parete, il suo corpo esile su gambe tornite dalle pirouettes e dalle spaccate in aria. Eleganza e determinazione da vendere, parole in francese che rimbombavano fra il ritmo incalzante dettato dal battito delle sue mani a scandire il tempo. Passava a raddrizzarci le spalle, a sistemare le punte dei piedi senza saltarne una.
Un estro innovativo, chimerico il suo. Le scenografie fatte da sola, l'odore degli acrilici mescolato all'emozione, il toulle di tutti i colori fra le mie mani, le paillettes, la concitazione operosa ci ricordavano che il saggio di fine anno si stava avvicinando.
Il suo unico scopo era quello di farci vivere un sogno, di alti livelli, prima a bordo di una nave al porto di Ancona che pensavamo fosse l'America, poi al Pergolesi. Le prove generali, le tavole di legno del palco, il velluto del sipario e poi i riflettori addosso e si iniziava lo spettacolo.
Il silenzio alla ricerca della perfezione. Vedevo solo luce accecante. Ero solo io anche se insieme a tante altre, costretta a guardare dentro di me, piacevolmente trascinata in una dimensione onorica, fra il surreale e la magia.
Una sensazione potente che ti rincorreva fin dietro le quinte e poi per tutta la vita.

Alle medie la Prof.ssa di lettere Agostinelli, lei era figa veramente, ci veniva vicino e ci parlava come se fosse stata una nostra coetanea, con il consiglio giusto, non suggerito ma ragionato insieme. Brillante, avanti, abbronzatura dorata, camicia bianca, colletto alzato, jeans e ballerine. La ricerca del termine giusto, i modi garbati, un modello di gran classe da imitare. Una personalità positiva, rilassata, comunicativa, determinante per me.

Poi alle superiori con la, la... la lasciamo stare, l'insegnante d'italiano, una donna tutta d'un pezzo, talmente rigida che credo non le si piegassero nemmeno le ginocchia scendendo le scale. Credo anche di non averle mai intravisto i denti. Sguardo schivo, un amore spassionato per il suo ruolo da vicepreside più che per noi ragazzi. Non eravamo in tempi sospetti ma credo non si sia mai avvicinata a meno di due metri da un alunno, mai un "come stai?" .
Cavolo, hai a che fare con gli adolescenti, patrimonio dell'UNESCO! Sono lì, a tua disposizione per sperimentare stimoli diversi, lanciare provocazioni, studiarne insieme le reazioni.
Sono dei rebus in carne e ossa, arcani da provare a stanare. Ti ci puoi ingegnare, divertire. Quegli esseri spaesati, vulnerabili, a volte smarriti, una grande opportunità al valore sarebbe stato e invece neanche un accenno di interesse.
Mi ha fatto appassionare a Dante, durante le sue lezioni alla stregua di una lettura del libretto delle istruzioni del tostapane. E le insufficienze fioccavano.
Ma è stato grazie a lei soprattutto grazie al suo atteggiamento indisponente e superficiale che ho corso il rischio e, forte dei miei valori, ho iniziato anche a marinare la scuola. Di tanto in tanto, da sola, bisognosa di me stessa prendevo un treno, scendevo a Falconara e andavo a guardare il mare. Anche io, in qualche modo, a volte, si può dire facevo didattica a distanza... Di quell'insegnante voglio credere che ci stava mettendo tutto l'impegno che poteva, ma io vedevo solo delle labbra sottili muoversi senza il diffondersi di suoni o vibrazioni e una piega fresca di giornata nemmeno tanto ben fatta.
Non mi hanno mai mosso un pelo le sue spiegazioni, niente che potesse avere a che fare con le emozioni.
È proprio vero, non puoi accendere un fuoco senza una scintilla, come citava Bruce Springsteen.

Spero di rivedere presto tanta luce ad abbagliarci e che i riflettori vengano puntati sul pubblico questa volta. Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno lasciato libertà e ampio margine di sbagliare, di cercare la mia strada anche per le vie traverse, quelle meno illuminate ma intervallate da piazzette e giardini, botteghe, panni colorati stesi ad asciugare al sole caldo d'estate.
Forte del loro amore e del loro esempio, mi sono avventurata, maldestra e indiscreta, in quella che sarebbe stata la mia vita.
Sopra quel treno per Falconara con i finestrini che ancora si aprivano, insieme alla consapevolezza, molto probabilmente scoprii la mia più grande passione, quella del viaggiare e per quasi vent'anni ne ho fatto il mio mestiere.
"Se ogni giorno frequenti sempre le stesse persone, fai sempre le stesse cose e vedi sempre lo stesso orizzonte, finisci per credere che esista una sola realtà: la tua. Viaggiare ti apre gli occhi: ti mostra che il mondo è molto più grande del tuo piccolo quadrato di vita ed è pieno di strade.Viaggiare significa non smettere mai di sognare".
Questo ha scritto la mia carissima amica Maria Cristina un giorno. Ed è proprio così. È sufficiente prendere un treno qualsiasi per un posto qualsiasi e guardare oltre, cambiare di scenario.

Presto o tardi ci rifaremo, siamo forti abbastanza per affrontare tutto questo spero. Il nostro innato spirito d'adattamento ci aiuterà e il nostro cervello è stato programmato per puntare alla sopravvivenza dicono.

I bambini e i giovani sono più facilitati di noi. Ho fiducia nelle loro e anche nelle nostre sconfinate risorse. Anche se in fondo, ai ragazzi, con un po' di pratica credo venga più naturale saltare da un ramo all'altro piuttosto che stare statici ad ingrassare e perdere diottrie davanti ad un PC.
Anche se non lo vogliamo ammettere siamo parenti nemmeno troppo lontani degli austrolopitechi, scimmie detto alla buona. Le nostre primordiali, insite esigenze non hanno avuto ancora il tempo di adeguarsi a questo tipo di vita. E per fortuna ogni tanto somatizziamo e il nostro corpo ci ricorda di fare inversione di marcia.

C'è bisogno della didattica a distanza e anche di stare a distanza dalla didattica. Per farne tesoro. C'è bisogno, prima di tutto, di menti lucide, permeabili, accoglienti, floride, sane, vigorose, curiose, appassionate della vita. Ovviamente ancora prima del programma scolastico.
E che estate rigenerante e libera da impegni sia! Me lo auguro di vero cuore. I bambini, i giovani, gli insegnanti, i genitori se la meritano a pieni voti!






Questo è un articolo pubblicato il 22-02-2021 alle 09:39 sul giornale del 23 febbraio 2021 - 1042 letture

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