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Viaggiare ai tempi del Coronavirus, si può?

Viaggiare ai tempi del Covid 7' di lettura 28/02/2021 - Forse sì...leggete il nuovo appuntamento con la rubrica Vivere di Emozioni.

Si parte sempre da un singolo passo, anche un lunghissimo percorso inizia da lì. E’ sufficiente incominciare. Viaggiare è soprattutto un’impostazione mentale.
Nel mondo vediamo quello che abbiamo dentro e a volte è sufficiente cambiare abitudini, frequentazioni, prospettive, per dare nuove forme ai nostri pensieri e trasformarli infinite volte evolvendoci nel nostro incerto ma ricco e sorprendente cammino.

Anche in questo complicato periodo è possibile viaggiare, anzi ne percepiamo il bisogno più che mai.
Alcuni invece no, hanno fatto della propria casa e del proprio isolamento un posto sicuro e confortevole, l’unico al mondo. Come non capire? La pandemia ha dilatato paure e fragilità impensabili, anche nuove, ci vorrà del tempo, forse tanto o magari meno del previsto.
In tutta calma, in linea e rispettosi nei confronti del proprio legittimo sentire, ognuno avanzerà cauto, alla ricerca di una normalità che forse non sarà mai più la stessa, quella a cui eravamo abituati, piena di irriverenza, audacia, tipiche di chi non è mai stato tradito dal destino.
Anche fare un singolo passo, specialmente per chi ha sentito amplificata la sua condizione di solitudine o ha visto venir meno le proprie già friabili sicurezze è faticoso, a volte tormentato. Questi primi timidi e fiduciosi pomeriggi assolati ci ricordano che sarebbe stato oramai tempo di pensare alle vacanze.
E’ proprio questo che facevamo! Iniziavamo a scorrere sognanti le foto di località balneari dai colori brillanti, azzurri e celesti di mari inviolati, rifugi e fattorie di montagna, gallerie d’arte di metropoli lontane, ci iniziavamo ad accordare con gli amici, magari chiamavamo il prozio brindisino per sapere se ci sapeva consigliare una pensioncina sul mare, certi che poi ci avrebbe offerto un posto letto in mansarda. Si iniziava a programmare il piano ferie cercando di incastrare tutto: disponibilità struttura ricettiva, previsioni traffico e i temuti bollini rossi da evitare, apertura siti d’interesse, ci facevamo un giro in agenzia, insomma, un piacevole gran darsi da fare.

Ora si segnano le ferie a caso, sperando di non incappare nella zona rossa, altri addirittura non hanno nemmeno più bisogno di bisticciare per l’ambita ultima di luglio, il lavoro è a singhiozzo. Sembra non ci sia altro da fare in nostro potere che accettare passivamente tutto quello che ci capita. Siamo talmente abituati a non programmare più e a non sapere il da farsi fino al nuovo dpcm che pensare addirittura ad una vacanza proiettata fra diversi mesi diventa utopico, fuori luogo, destabilizzante.

E invece no! La cosa di cui credo abbiamo più bisogno in assoluto, l’unica che ci tende una mano per iniziare a muovere il primo passo verso sfocate ma inebrianti isole felici è la progettualità. Ci aiuta ad avere la mente impegnata in pensieri positivi, lontani dai soliti problemi ed è proprio da qui che incomincia il viaggio, molto ma molto prima delle valige da preparare. Iniziare ad informarsi su luoghi a noi cari, progettando brevi uscite, percorsi realistici, in linea con le nostre possibilità ed esigenze. Non abbiamo bisogno di sentirci inadeguati!
Dovremmo provare però piano piano a lasciare le nostre convinzioni a casa, il certo per l’incerto, il quotidiano per lo straordinario, disfacendoci del superfluo.
Abbiamo bisogno di smarrirci un po’ facendo spazio agli imprevisti per poi ritrovare noi stessi e riabbracciarci stretti. Viaggiare equivale a dedicarsi del tempo, nutrire la propria anima. Una vera necessità a volte quella di sentirsi catapultati altrove.

Forte di quello che ho potuto appurare sulla mia pelle e di una delle più belle citazioni di Paulo Coelho, vi garantisco che “il viaggio non è mai una questione di soldi ma di coraggio”.
La felicità mista a curiosità non si accorge né del lusso né tanto meno della perfezione. E non parlo del turista, con tutto rispetto e piena stima, ma non ha nulla a che vedere col viaggiatore.

Da quando ho figli, vi dirò anche che in alcune nemmeno troppo rare circostanze, una punta di invidia mi ha raggiunta a veder sguazzare rinfrescati i turisti nelle loro comodità, ma quando nasci viaggiatore è più forte di te, puoi essere arrivato alla vecchiaia, avere cinque figli, un patrimonio di tutto rispetto ma non ce la fai e punti tutto a volerti perdere negli imprevisti, a stretto contatto con la natura, a sentire da vicino il rumore del mare a discapito degli acquascivoli e della baby dance delle 20.30, proprio mentre ti stai ancora facendo il bagno a largo, godendo degli spiazzanti rossi del tramonto.

Abbiamo di tutto in Italia, partiamo da noi, incentiviamo il turismo ecosostenibile, a chilometri quasi zero, dormiamo in un boutique hotel appena possibile e viziamoci per una notte per poi concludere la vacanza in tenda, all’ombra di un campeggio un po’ selvaggio. Noleggiamo una canoa e gustiamoci la riviera del Conero via mare, accompagnati dal canto dei gabbiani, affittiamo una vespa e andiamoci a bere un calice di rosso in una cantina fra i vigneti, prenotiamo un week end in un faro, compriamoci una roulotte degli anni ’70, memore di tempi lontani fatti di slancio ed entusiasmo e risistemiamola con tendine a pois o a rigoni di colori pastello, ci costa quanto una vacanza poco ambiziosa.
Percorriamo uno dei tanti itinerari francescani, dormiamo in un rifugio in compagnia del nostro libro preferito fra le braccia e la smania di vedere stelle da vicino a confonderci sul destino, andiamo a scovare una cascata nascosta e al rientro mangiamo lentamente in una trattoria con i tavoli rimediati all’ombra di un glicine, gonfiamo le ruote della bici e godiamoci un percorso ciclabile fino ad un parco, fra la morbidezza delle nostre verdi invidiate colline o a sudare per raggiungere vette che lasciano scoprire dall’alto la vastità di panorami a noi dedicati, che aspettano vanitosi solo di essere ammirati.

Godiamo del poco che diventa tanto, perdiamoci in un quadro, in una canzone, in un innamorato ricordo lontano. Il viaggiare non esclude nessuno, basta lasciarsi trasportare, magari aggrappandosi ad una nuvola scorta da dietro una finestra socchiusa. Sfogliare un vecchio album di foto, frugare dentro una nostra scatola dei ricordi, perdersi fra le parole singhiozzate di un romanzo appassionato, anche questo prevede movimento, di emozioni.

A breve rimetteremo in ordine anche i progetti momentaneamente accantonati, quelli più ambiziosi. Viaggiare arricchisce gli occhi e lo spirito, rende umili e modesti, ci fa comprendere il piccolissimo, infinitesimo spazio che occupiamo nell’universo. Non si può pensare di aver vissuto appieno senza aver avuto almeno il fervido desiderio di assistere all’aurora boreale, di nuotare fra i colori della barriera corallina, cenato nel deserto, ballato al ritmo di samba dietro un carro a Salvador De Bahia, visto Parigi dall’ultimo piano della Torre Eiffel di notte.

La vita è ciò che ne facciamo di essa, molto dipende da noi. Non abbiate paura di smarrirvi, di perdere di vista la riva… Domani potremmo iniziare con l’incamminarci nella nostra città, contromano, a piedi, su strade che abbiamo sempre percorso distrattamente in auto nel senso inverso, perdendoci la vista di balconi, stucchi, vicoli, cortili, incisioni, angolazioni, prospettive a noi sconosciute.

“Non ci sono terre straniere, il viaggiatore è il solo straniero.” (Robert Louis Stevenson)






Questo è un articolo pubblicato il 28-02-2021 alle 12:27 sul giornale del 01 marzo 2021 - 993 letture

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