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Aurora: una bella storia di basket

5' di lettura 19/03/2021 - A volte ti guardi intorno ed hai l’impressione che il mondo sia così grande che è facile perdersi, sparire lontano dagli occhi di tutti, a volte invece, al contrario, lo trovi tanto piccolo, che è un attimo incontrare qualcuno che non vedi da anni.

Basta poco, un pensiero, un ricordo, perfino un pallone da basket.

Non è l’inizio di uno dei libri che scrivo, ma è comunque una storia vera, una bella storia al centro della quale ci sono Jesi e la palla a spicchi.

Saranno passati cinque anni, forse sei: mi sono chiesto tante volte se abitare a fianco di un campo di basket sia una semplice coincidenza o uno scherzo del destino. Sta di fatto che in un pomeriggio estivo andai al campo di Via Coppi, con il mio pallone – un pallone speciale che mi fu regalato dal presidente della Reyer Venezia, Brugnaro, consegnato da un mio amico, Ennio Sassi, il giorno che la squadra venne a Jesi e beccò trenta punti di scarto (altri tempi…) - ricordo solo che era estate e nel playground c’erano due ragazzini e la loro mamma, che non feci fatica a riconoscere.

Era Laura, Laura Bomprezzi, una mia coetanea che incontravo al cambio di turno alla palestra Carducci, lei giocava a pallavolo, io a basket.

Mentre i due ragazzi scorrazzavano lungo il campo, mi raccontò che era fuori da tanto tempo, che abitava nel Veneto ed era in visita alla sua famiglia d’origine.

Ebbene, uno di quei due ragazzi, Eugenio, che di cognome da Rota, jesino al cinquanta per cento, sarà uno degli avversari del prossimo match, a Cividale. E non sarà un avversario qualunque, perché nella squadra di coach Pillastrini, è il top player.

«Eugenio ha iniziato con il minibasket per caso a 4 anni – mi ha raccontato Laura (nella foto insieme al figlio Eugenio) - è in quel momento che è nata la sua passione e da allora il basket è stato il suo impegno fisso irrinunciabile!

Ha svolto tutta l’attività giovanile con la Pallacanestro Portogruaro, la società della sua città, per passare al Treviso basket nel 2016».

Nel suo palmares, già ricco nonostante la giovane età, è un classe ’99, lo scudetto nazionale Under 20 con la maglia di Treviso, la partecipazione ai campionati di B e A/2 con Sangiorgese e Assigeco Piacenza. Ed ora l’esplosione con Cividale.

«Quando si veniva a Jesi – ricorda la mamma - tra le valigie in macchina non poteva mancare il pallone e il campetto di Via Fausto Coppi era tappa fissa!»

Che strano, passa il tempo e rivedi dopo tanto tempo una persona e la trovi sempre uguale e ricordi quando noi del basket cercavamo di arrivare presto, per vedere lei e le compagne di squadra, impegnate ad allenarsi:

«Sono venuta in Veneto a 19 anni per fare l’università e da allora sono ancora qui, da più di quarant’anni. Sono molto legata a Jesi, e quando c’è da fare il tifo il mio cuore sta un po’ anche dalla sua parte. Ho già provato questa sensazione quando Eugenio è venuto a Jesi con la De Longhi per giocare contro l ‘ Aurora. Pensa, avevo l’altro mio figlio che faceva l’università in Ancona e aveva l’abbonamento per l’Aurora e vari nipoti tra il pubblico del palazzetto ed io ero da sola nella zona ospiti. Una strana sensazione!»

«Domanda d’obbligo: Laura, quanti tifosi jesini avrà Eugenio, sabato prossimo?»

«Saremo tutti davanti alla tv, sorelle, nonna, zii, nipoti marchigiani, che sono tanti e veneti, a tifare Eugenio e ad applaudire Jesi».

«Sarebbe stato bello potergli dare l’opportunità di venire a giocare a Jesi, considerando che la tua famiglia è qui!»

«In realtà nel 2016 era venuto per un provino a Jesi, quindi sarebbe potuto accadere! Non se ne fece niente e in seguito entrò nel settore giovanile di Treviso».

«Chissà che non ci sia lo stesso la possibilità di vederlo in maglia Aurora. Ti piacerebbe?»

«Per me sarebbe bello vedere Eugenio giocare almeno una volta con l’Aurora, così eviterei… questa “ dissociazione”»

«Immagino che Jesi ti manchi, vuoi approfittare di questa intervista per salutare qualcuno

«A Jesi vengo spesso, specialmente in questi ultimi tempi, quindi non mi manca. Rimane comunque un elemento essenziale della mia vita, che mi accompagna anche se vivo lontano.

Comunque vorrei dedicare un saluto speciale ai miei nipoti jesini, supertifosi: Lollo, Susi e Chiara, ad Alvin e J che, nonostante amino altri sport, hanno imparato ad apprezzare anche il basket! Buona partita a tutti!»

(nella foto di coda, una bella foto di famiglia)








Questo è un articolo pubblicato il 19-03-2021 alle 20:25 sul giornale del 20 marzo 2021 - 462 letture

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