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Calcio: Filippo Giaccaglia, il prodigio della classe arbitrale jesina

Filippo Giaccaglia arbitro 4' di lettura 26/03/2021 - Da Jesi alla Lega Pro con furore. In un caldo pomeriggio romagnolo (domenica 25 agosto 2019), in occasione del match di serie C Rimini-Imolese, insolito protagonista fu il giovane marchigiano Filippo Giaccaglia, promettente fischietto in grado di riportare la sezione arbitrale di Jesi, dopo ben 35 anni, fra i professionisti.

E lo ha fatto da ‘matricola’, con stile, autorità e pragmatismo, mettendo in atto una direzione di gara davvero impeccabile. “Saremo tutti con te, anche solo col pensiero, e anche da lassù Romeo Giannoni ti guiderà sfiorandoti il viso. In bocca al lupo da tutta la sezione”, aveva commentato la sezione AIA di Jesi sapientemente presieduta da Riccardo Piccioni, riconfermato Presidente nel dicembre 2020 per il terzo mandato consecutivo.

Ebbene sì, Filippo Giaccaglia, arbitro di talento che sta facendo vedere ottime cose in un campionato difficilissimo (sia da giocare che da gestire) come la Lega Pro, riportando in alto il nome della città di Jesi. L’ultimo arbitro jesino a calcare i campi della Serie A fu infatti l’indimenticato Romeo Giannoni (presidente sezione jesina AIA dal 1997 al 2008), nato e cresciuto nel quartiere Prato con risultati di spessore raggiunti all’interno della classe arbitrale prima negli anni ’70-’80 in serie D e poi come guardalinee e assistente arbitrale in Serie A e Serie B.

In questi giorni abbiamo incontrato Filippo Giaccaglia, esattamente alla vigilia della sua direzione in Sudtirol-Arezzo in programma domenica 28 marzo allo stadio Druso di Bolzano.
“Ci vogliono impegno e passione per fare l’arbitro – sostiene Giaccaglia, nato a Moie il 15 agosto 1986, oggi professore di educazione fisica all’Ipsia di Jesi - Ho iniziato per caso e ora l’attività arbitrale è per me una palestra di vita. Ho imparato tante cose nel corso degli anni: ero un ragazzo timido, ora invece non ho problemi a confrontarmi con persone più grandi di me”.

Zero raccomandazione, tutta farina del suo sacco. Tutto iniziò quasi per “sbaglio”, quando lo studente Filippo Giaccaglia (Scienze Motorie Urbino) aveva bisogno di crediti formativi validi per il piano di studi universitario e trascorse un breve periodo al servizio dell’Associazione Italiana Arbitri. “Mai mi sarei aspettato che questa divenisse la più grande passione della mia vita. La mia prima partita da arbitro? Il derby Jesina-Real Vallesina nel gennaio 2009, match valido per la categoria Giovanissimi Provinciali”.

Giaccaglia in quest’ultimi tempi, segnati dall’emergenza pandemica, si è allenato in solitaria circa 3 volte a settimana nel campo sportivo di Moie. Nel weekend si fa sempre trovare pronto e in Lega Pro sta conquistando, grazie ad ottime direzioni di gara, la stima di vari addetti ai lavori: “Non sta a me giudicare, cerco sempre di fare del mio meglio, con la massima umiltà e professionalità”.
Sul come è cambiato il calcio e il modo di vivere (da arbitro in campo) le partite, Giaccaglia si esprime così: “Più si sale di categoria e più aumentano la velocità, il pressing, la fisicità e l’agonismo. Credo anche che oggi ci sia meno tecnica, oltre che meno fuoriclasse rispetto al passato”.
Se vogliamo tracciare una breve analisi statistica, Filippo Giaccaglia è un fischietto di gara alla seconda stagione in Lega Pro e in C ha finora diretto 24 partite, 2 delle quali valevoli per la Coppa Italia. 106 i cartellini gialli estratti nel corso della sua carriera, 4 i cartellini rossi di cui 2 per doppio giallo. 8 i penalty totali da lui concessi, di cui 5 alle squadre che giocano in casa.

A proposito di falli, reazioni e cartellini, nell’era del coronavirus, senza pubblico sugli spalti, in campo si sente tutto; ciò non spaventa Filippo Giaccaglia che continua ad operare con rigore e lucidità, senza mai farsi condizionare da fattori circostanti: “L’arbitro deve essere bravo a gestire le situazioni che si vengono a creare sul terreno di gioco. Senza pubblico è più semplice ascoltare ciò che i giocatori dicono, nonostante ciò occorre sempre tenere in pugno la partita e cercare di portare il giocatore e le proprie emozioni dalla parte del direttore di gara, anche nei momenti in cui gli animi si accendono e si surriscaldano. Gli stadi più belli in cui sono stato? Tra essi, il Nereo Rocco di Trieste e il San Nicola di Bari”.

Riusciremo a vederlo nei primi due campionati nazionali nei prossimi anni? A lui auguriamo le migliori fortune professionali, consapevoli che se riuscirà a far registrare brillanti performance arbitrali, come sta facendo attualmente, il suo futuro potrà diventare davvero di primissimo livello.

Intanto i ragazzi della classe arbitrale sezione AIA di Jesi scalpitano, pronti a riprendere a pieno ritmo l’attività sul campo in prossimità del periodo pasquale, dopo essere stati costretti a seguire numerose riunioni online negli ultimi tempi a causa del coronavirus. Sempre nel mese di aprile al via il nuovo corso arbitri della sezione di Jesi a cui sarà possibile iscriversi.






Questo è un articolo pubblicato il 26-03-2021 alle 12:51 sul giornale del 27 marzo 2021 - 675 letture

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