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Vivere di Emozioni: cosa ci sarà dopo la DAD?

6' di lettura 27/03/2021 - E se fosse finalmente arrivata l’occasione giusta per “svecchiare” il modello educativo delle nostre scuole? La dad andava bene per tamponare un’emergenza ma da troppo tempo, a detta dalla maggior parte degli studenti, degli insegnanti e dei genitori non è più una soluzione sostenibile.

Quello che sta emergendo in diversi paesi è la voglia di riaprire sfruttando maggiormente gli spazi esterni, che siano cortili, giardini o meglio ancora prati e boschi che diventano aule a cielo aperto. Un’esperienza di “outdoor education” per bambini e ragazzi di ogni età. L’obiettivo sarebbe quello di permettere alle scuole di organizzare le lezioni in presenza, all'aperto, al posto della didattica a distanza, nel rispetto delle regole anti covid.

Emergono problemi, difficoltà emotive e psicologiche profonde in una età di formazione e crescita.
La chiusura della scuola e l’isolamento sociale hanno effetti pesanti in termini psicologici, con danni potenzialmente permanenti. In moltissimi, fra addetti ai lavori e non solo sono sempre più convinti dei benefici psico-fisici che arrivano dalle lezioni all’aperto e dalla fattibilità di un’educazione incentrata sull’interazione con la natura.

Anche la scienza avvalla questa tesi. Uno studio eseguito da un team di ricercatori statunitensi ha provato che studiare all’aria aperta migliora effettivamente il rendimento scolastico degli studenti.
L’Outdoor Learning si basa su principi che rivoluzionano il tradizionale modo di concepire la didattica senza nulla togliere al programma e alle varie discipline. Lo sanno bene gli insegnanti e i genitori dei bambini che frequentano la scuola all’aperto “Fortuzzi” dei Giardini Margherita, a Bologna, la cui fortunata esperienza è diventata pionieristica a livello nazionale.
Qui si studia, si legge e si scrive trascorrendo più tempo possibile all’aria aperta, seguendo norme igieniche ben precise, otto ore al giorno tutti i giorni.

Che la scuola nella natura sia più sana e proficua lo hanno capito anche a Milano dove tra grattacieli e palazzi altissimi, è nato Dadà, uno spazio “en plein air” dedicato ai bambini di età compresa tra 0 e 6 anni sviluppato su una superficie di 700 mq e che non ha niente da invidiare a un bosco vero: ci sono cascate, fiori colorati, un soffice manto erboso e un orto in piena regola dove i bimbi coltivano piccoli ortaggi e frutti che consumano durante i pasti.

Il Nord Europa poi, con il loro clima sicuramente più difficile rispetto al nostro ci insegna quanto è importante puntare sulla vita all’aperta e l’hanno adottata come filosofia e stile di vita in generale. Basterebbe visitare i parchi delle loro città e vedere quanto investono in essi per rendersene conto. Che sia bello o che sia brutto non esiste condizione meteorologica in grado di impedire le lezioni all’aperto, semplicemente organizzandosi con un abbigliamento adeguato e in caso di forti precipitazioni avere a disposizione delle tensostrutture o ripari alternativi, come anche il mondo dello scoutismo ci ha insegnato durante tutto l’inverno.

I bambini e i giovani in generale hanno un elevato senso d’adattamento, non proiettiamo i nostri limiti nelle loro potenzialità. Il dato scientifico di base poi è che non c’è alcuna ricerca al mondo che abbia finora dimostrato in modo inconfutabile che il freddo, la pioggia o il vento provochino non solo un’influenza, ma anche un banale raffreddore o mal di gola. Il più noto dei virologi italiani, il professor Fabrizio Pregliasco spiega che il freddo costringe le persone a stare più a lungo in un ambiente riscaldato, in genere umido e ristretto come possono essere le aule e queste sono caratteristiche perfette per la proliferazione di virus e batteri.

In questo nuovo modo di fare scuola tutte le materie troverebbero spazio: immaginate i vostri figli a misurare la circonferenza di un albero per la lezione di geometria, stupirsi nell’osservazione degli insetti o dei fiori per scienze, la poesia racchiusa in uno stormo di uccelli sorpreso a planare sopra le loro teste, l’ispirazione nelle sfumature dei colori per arte, magari in un disegno dal vero, pennelli alla mano. Si può fare del vento una musica, insegnare ad ascoltare i rumori lontani per arrivare a quelli più vicini, fino all’ascolto di sé stessi, che a volte è musica a festa e a volte fa male, ma ci fa sentire vivi.

Altro che lavagna elettronica! Il vero progresso, la vera tendenza è l’involuzione fino all’autenticità di un vivere sereno e ispirato. L’uso della tecnologia lasciamolo alla scienza e alla medicina. Ai nostri ragazzi credo serva provare emozioni, toccare, innamorarsi di ciò che fanno, distrarsi a guardare i riflessi del sole sulla treccia di una bambina, perdersi negli occhi appassionati di un insegnante, fare una battuta senza senso, sporcarsi le mani e i pantaloni se necessario, tanto ve lo devo dire è controtendenza anche stirare, quindi care mamme state serene e fate stare sereni i vostri pargoli.
Sono venuti al mondo per sperimentare in campo tutti e cinque i sensi o li preferite immacolati ma inespressivi e storditi davanti ad un monitor? Sento forte l’esigenza di esperienze autentiche, significative: praticare un’educazione attiva all’aperto oggi più che mai ha a che fare con il benessere, la sicurezza e la salute regalando quella bellezza e quel senso di avventura, di responsabilità finora sacrificati tra le pareti delle piccole aule scolastiche.
La scuola all’aperto offre un diverso modo di apprendere, di relazionarsi, di crescere nella natura e con la natura, comprendendone il senso come unica eredità per le generazioni future.
La storia restituisce molte esperienze di felicità e gioia di queste scuole all’aperto, alcune sorte addirittura durante altre emergenze, quella della grande guerra o della tubercolosi.

Spesso le scuole presentano spazi esterni inutilizzati e sconosciuti nelle loro potenzialità didattiche o se ne possono individuare sicuramente nelle immediate vicinanze. La storia delle scuole all’aperto ci offre la testimonianza che un’altra scuola è stata possibile e che proprio dall’emergenza si può cogliere l’opportunità di ripartire dal passato per rilanciare lo sguardo verso un nuovo diverso futuro.

Rischiano di crescere generazioni di bambini che stanno sempre più seduti e che escono sempre meno. La posizione seduta è passiva, quindi meno propedeutica all'apprendimento, così come meno stimolanti sono le emozioni che generano gli spazi chiusi delle aule. "C’è un libro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura." Citava Jean-Jacques Rousseau. Servono ambienti che permettano di esprimersi e di decomprimere quelle emozioni individuali e di gruppo che spesso non trovano spazio nelle giornate scolastiche.

Ciò che serve è cambiare i regolamenti d’istituto affinché si introducano alcune informazioni organizzative e stipulare un’assicurazione che consenta di tutelare al meglio le attività all’aperto.
Pensate sia impossibile da mettere in pratica tutto questo? Io credo che si possa essere comprensibilmente spaventati da ciò che è nuovo per noi, ma se si crede in un progetto, nemmeno troppo ambizioso rispetto alla dad, si può anche realizzare. Pionierismo? Avanguardia? Futurismo? Niente di tutto questo. Non servono grandi mezzi, c’è solo bisogno di slancio, entusiasmo e di qualcuno che ha memoria di cosa vuol dire essere bambino.

La parola d’ordine è ritorno alla semplicità, alla genuinità, all’essenza.






Questo è un articolo pubblicato il 27-03-2021 alle 16:56 sul giornale del 29 marzo 2021 - 769 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, azzurra filottrani

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