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Vivere di Emozioni: e se Jesi tornasse a vantarsi di un lido attrezzato?

9' di lettura 08/05/2021 - Venite con me alla scoperta di quello che rappresentava la principale valvola di sfogo per gli jesini e vediamo cosa ci stiamo perdendo. Basterebbe veramente poco!

Lasciatevi trasportare in un piacevole viaggio nel tempo senza pretese, fidatevi, ne rimarrete piacevolmente coinvolti!

Abbiamo il privilegio e la fortuna di vivere in una città che è un gioiellino, di indiscutibile valore e interesse storico, culturale e anche naturalistico. Non ci manca veramente niente! Siamo circondati da un patrimonio sublime: musei, pinacoteca, chiese barocche, cinta muraria medioevale, impianti sportivi, scuole, parchi e giardini, oasi naturalistiche, un elegante corso, un animato centro con negozi e tanti bei localini, ristoranti di buon livello, tradizionali, esotici e pub.

Ma ci siamo dimenticati di un luogo speciale… E’ metà luglio, sono le 18 e finalmente si esce da lavoro, la calura della vallata ti si imprime addosso e all’idea di rientrare dentro gli appartamenti ci manca già il respiro. Abbiamo però un appuntamento al fiume con i nostri amici, sì proprio sulla spiaggia del fiume Esino, area Moreggio e vi assicuro che siamo italiani.

Andiamo per trovare refrigerio grazie allo scorrere dell’acqua e perché è diventato nel frattempo, a vostra insaputa un luogo d’élite per chi ama sdraiarsi a leggere un libro nella quiete, un punto d’incontro romantico per le coppie, un posto cool per bersi uno spritz al tramonto, un luogo adatto anche ai bambini per giocare all’aria aperta a contatto con la natura e a far finta di fare i pescatori.

Ci sono sdraio e ombrelloni bianchi, delle cabine per cambiarsi, un piccolo chiosco retrò con i gelati, dei tavolinetti e dei divani in tinta fatti con i bancali, adornati da cuscini a rigoni celesti e verdi.

Arrivano ben presentati dei taglieri misti di salumi, formaggi e stuzzichini.

Di sera si accendono le candele alla citronella sopra i tavoli e nelle serate più tiepide c’è un braciere centrale a scaldare l’atmosfera e ad illuminare visi distesi e appagati.

Anche i vostri amici a 4 zampe apprezzano questo posto, sono ben accetti e già che ci sono possono approfittare per un bel tuffo.

Arrivano ragazzi e ragazze con abitini di viscosa a stampe floreali. Un sottofondo di musica si intreccia con il canto delle cicale.

Un cartello all’ingresso descrive il ricco programma settimanale: lunedì corso di ornitologia e riciclo creativo, martedì c’è la lezione di yoga al tramonto sotto il frullare di foglie lucenti, mercoledì apericena con dj ambient, chillout, lounge, relaxing music, giovedì serata grigliata, venerdì serata balli lenti (perché è "ora scossa” che tornino di moda, altrimenti di questo passo puntiamo tutto sulle api che per fortuna, grazie ai tanti progetti continueranno a impollinare i fiori ma ci estingueremo noi a forza di reclusioni e disadattamento alla vita sociale di cui invece c’è tanto bisogno).

Per il sabato oserei discoteca sotto le stelle, tanto posso esagerare e per la domenica concerto jazz all'alba in riva al fiume. L'acqua rifletterà le note e la musica sarà accompagnata da una piacevole ricca colazione. Se volete ci mettiamo dentro anche liscio e latini americani con trenini e cotillon tanto ce li fanno comunque ma nel mio caso il tutto sarebbe sorvegliato e regolamentato, non lasciato all’incuria e al degrado come spesso purtroppo accade.

Vi piace l’idea? Ora lo ammetto, vi ho fatto perdere del tempo leggendomi, è tutto frutto della mia viziosa ed entusiasta immaginazione come avrete intuito. E’ una provocazione vestita di presuntuosa e visionaria ambizione, vuole ricordarvi che d’estate potremmo avere il lido sotto casa tutte le volte che ne avremmo voglia e uno scenario di tutto rispetto senza per forza spostarsi in auto, magari fino a Senigallia. In un futuro non troppo lontano potrebbe essere realizzato, di certo con un programma settimanale molto più libero ma insomma un diversivo, una piacevole location, un punto di ritrovo per tutti noi jesini.

Ad Ancona vanno al Passetto o alla Marina Dorica per cercare refrigerio, a Torino vanno lungo le spiagge del Po ad incontrarsi a bare o mangiare qualcosa, tutti, almeno durante l’estate, nelle città e nei paesi si riversano alla ricerca della frescura. Anche Moscosi e Valcarecce hanno il loro sfogo al Lago di Castreccioni, ben noto come diga di Cingoli, con tanto di bar, musica e attrezzatura da spiaggia.

Ma a Jesi no. Ad andare al fiume non ci si pensa proprio. E’ invece un richiamo naturale, antropologico l’elemento acqua. Non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco in essa. L’incessante scorrere del fiume senza ritorno, quel perpetuo andarsene restando che trova spazio sia nelle più attuali discipline di purificazione mentale che nelle credenze e nelle superstizioni legate al passato. Il fluire dell’acqua stimola ad entrare in contatto con noi stessi, la sua fresca visione ci attraversa dandoci modo di fermare il nostro tempo, vivere il presente.

Personalmente ho vissuto l’esperienza del fiume partendo dal silenzio, dall'ascolto, e poi identificando il mio corpo, guardando me stessa nel buio fisico, interiorizzando tutto ciò che sono fisicamente. Ho sperimentato la pace, la calma, allontanato almeno per un po' le preoccupazioni. In alcuni momenti mi sono sentita maternamente accudita dalla perseveranza dell’acqua nel suo lieve scivolare facendosi largo fra rocce e diramazioni impervie. Ad occhi chiusi, seduta a gambe incrociate sulla spiaggia di sassi mi sono spesso soffermata a godere di un applauso infinito. Uno scrosciare di mani s’innalza direttamente dall’alveo del fiume.

E’ questo che evoca il suo effetto acustico, provate ad ascoltare, è potente! Ne straripano vibrazioni ancestrali. Lì a lanciare sassi per vedere in quanti balzi sarei riuscita a farli arrivare all’altra sponda ho imparato a non aspettarmi niente più di quello che arriva, che anche il più piatto dei sassi in un lancio perfetto potrebbe essere inaspettatamente deludente. Insieme ad essi ho lanciato anche soddisfatta l’ideale della perfezione. Quello di una vita imbastita, pianificata magari ingabbiata.

Pensavo anche alle parole di Paulo Coelho: “L'acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare.” E io come il fiume mi sono spesso adattata scendendo a piccoli compromessi perché avevo un obiettivo anche più ambizioso del mare: la serenità.

Senza avere la pretesa di assomigliare a lidi salmastri, l’Esino ha potenzialità per diventare un piccolo paradiso per gli Jesini secondo me! Senza grandi investimenti in strutture dispendiose e fisse perché poi i fiumi modellano velocemente il loro percorso, hanno la determinazione di rompere argini e farsi la loro sacrosanta strada, come è giusto e naturale che sia. Se ne erano accorte anche le generazioni che ci hanno preceduto, un’innata risorsa e ne avevano fatto il principale luogo di svago già a partire dagli anni ’30.

Ho voluto fare la “secchiona” e per documentarmi sono andata in biblioteca, ho chiesto e cercato nelle vecchie stampe locali. Volevo attingere a fonti certe per raccontarvi come se la spassavano i nostri concittadini. Del luglio 1932 ho trovato un reperto iconografico, una foto che ritrae un piccolo esercito di bambini e i loro genitori con canotte e cappellini di paglia e banda scura, stile gondoliere, alle loro spalle delle cabine e un grande striscione con la scritta: “STAZIONE FLUVIALE ESINA proprietario CURZI ADELELMO”.

Erano i tempi in cui i soldi erano pochi, ma si faceva con quello che c’era e ciò che contava era la serenità e lo stare insieme condividendo momenti di svago e relax. Per diverse generazioni il “Moreggio” (forse così nominato in quanto nel 1600 furono fatti piantumare in quel punto tantissimi gelsi, detti “mori” per la lavorazione dei bachi da seta) ha rappresentato per le famiglie jesine il principale luogo di incontro durante le calde estati.

La tradizione di andare alle spiagge del fiume è continuata fino ai primi anni ‘80. Ricordo da piccolina di averci fatto il bagno, ma adesso non pretenderei tanto, anche se durante il lockdown, se l’acqua non fosse stata gelata ce l’avrei fatto volentieri visto che era inspiegabilmente cristallina e forse così dovrebbe essere se veramente andranno in porto i progetti di cui mi è capitato leggere. Si parla di una valorizzazione ambientale e turistica con aree pic-nic, percorso ciclabile e pedonale, reinserimento di fauna acquatica visto che la popolazione ittica si è ridotta del 90%, di insetti impollinatori e riqualificazione generale della storica area, scenario di una tradizione locale molto ben radicata.

E’ stato infatti promosso dalla Fondazione Cariverona e con il sostegno di altri partner locali un validissimo progetto che prevede la partecipazione al Bando Habitat 2020 (LEGGI QUI). Un intervento sostanziale mosso a riqualificare la zona in un’ottica sia ambientale che di vita cittadina da rifocalizzare anche in questa parte della città. Non vedo l’ora! Abbiamo un fiume pacato e accogliente che attraversa il cuore della nostra città, non dobbiamo fare la gita fuoriporta per raggiungerlo è esso che si snoda sotto il nostro naso.

La convivenza uomo natura è sempre stata possibile se fatta con buon senso e rispetto, in questo scambio ricordiamoci però che noi abbiamo bisogno della natura per vivere ma la natura non ha nessuna necessità della presenza umana per esistere, anzi! Abbiamone cura e rispetto…ma godiamocela anche!

La vita non è fatta di cose incredibili, fantastiche. E’ fatta di piccole cose, ma quando non chiedi l’impossibile, quelle piccole cose si trasformano in realtà eccezionali. (Osho)






Questo è un articolo pubblicato il 08-05-2021 alle 13:01 sul giornale del 10 maggio 2021 - 2342 letture

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