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Storie di allenatori: chi parte, chi resta, chi torna

4' di lettura 18/06/2021 - Sarà che passano gli anni e ti senti più vecchio, sarà che lo sport ti dà la possibilità di conoscere tanti giocatori, allenatori, dirigenti, c’è sempre un momento in cui ti accorgi, che, se lo sport lascia sempre meno spazio ai sentimenti, ti affezioni a qualcuno.

Forse come ho detto prima, sarà colpa della vecchiaia, nel basket ci definiamo orgogliosamente "diversamente giovani", oppure la voglia di credere ancora, che nonostante uno sfrenato professionismo, un’etica sportiva che sembra diventare sempre più merce rara, c’è spazio per rimpiangere chi se ne va, per accogliere a braccia aperte chi torna, anche se per poche ore, rallegrarti con chi resta. Insomma, ci si affeziona.

Storie di allenatori, tre allenatori nei confronti dei quali nutro grande stima e riconoscenza, con i quali mi accomuna l'amore per la letteratura.

È di poche ore fa la notizia della fine del rapporto tra Marcello Ghizzinardi e l’Aurora. L’avevo scritto qualche settimana fa: la prima sfida per la nuova stagione, sarebbe stata questa, cercare di trattenere Ghizzinardi. Impossibile non pensare che avrebbe ricevuto qualche proposta importante, dopo l’ottimo lavoro svolto in questo anno e mezzo. La speranza di averlo anche per il prossimo anno, è stata l’ultima a morire, ma purtroppo è arrivato il momento dei saluti. Lavorare in emergenza, lavorare con un gruppo di giocatori per lo più inesperti, sui quali allenatori titolati non avrebbero scommesso un dollaro bucato, portare The Supporter ai play-off. Facendo tremare una corazzata come Rieti: una stagione così verrà ricordata a lungo.

E adesso? Il dopo Ghizzinardi impone la scelta di un allenatore tosto come lui, che nei momenti di difficoltà non si è mai cullato sugli alibi, che ha fatto crescere un manipolo di giovani inesperti. Qualcuno che ne erediti il lavoro svolto e riesca a dare continuità. Presto si conoscerà la nuova panchina di Ghizzinardi - qualche timida indiscrezione parla di Crema (Serie B), a un tiro di schioppo dalla sua città, prima di congedarsi Marcello ha pronunciato ancora delle belle parole nei confronti dei ragazzi che, nonstante il campionato fosse finito da settimane, abbiano continuato ad allenarsi con intensotà.

Per la società non sarà un compito facile, ma lo sport è fatto anche di sfide. Per Marcello una nuova sfida, in una piazza senz’altro importante come quella di Jesi, per l’Aurora ripartire da un tecnico che valorizzi e faccia crescere ulteriormente i suoi giovani, linfa essenziale per il futuro. Aspettando di rivedere il suo pubblico al pala Triccoli.

C’è anche chi torna, anche se per poche ore. Con Davide Ciampelli ci eravamo sentiti varie volte, dopo la partenza da Jesi, lo avevo avuto anche come gradito ospite, durante la presentazione di un mio libro. La sua permanenza a Jesi è durata un solo anno, mi disse più volte che era dispiaciuto per aver dovuto lasciare a metà un progetto che aveva dato risultati importanti: poi arrivò la chiamata dell’Ancona. Ricordo le mie parole, davanti a una tazza di caffè, quando mi confidò di avere avuto quella proposta dall’Ancona:

«È una piazza importante, ma fai attenzione, non avrai vita facile, rischi di bruciarti».

Invece, a distanza di una stagione, domenica 20 sarà di nuovo al Carotti, là dove avrebbe voluto essere quella stessa Ancona, a giocarsi la finale per salire in serie D.

Chissà cosa proverà uscendo dal tunnel degli spogliatoi, di quello stadio in cui ha disputato una stagione super: sicuramente una grande emozione.

Marco Strappini dovrebbe essere ancora il tecnico della Jesina: non ce l’hanno ancora confermato ufficialmente, ma l’allenatore sarà uno dei punti fermi della Jesina di domani. Del resto quella panchina gli spetta di diritto, in quello stadio in cui ha versato ettolitri di sudore, quando vestiva la maglia della Jesina, ma direi soprattutto dopo questa bella, seppur breve esperienza da allenatore.

«È stato un anno strano, breve, anche se per certi versi anche lunghissimo e sicuramente intenso – ci ha dichiarato Strappini - e qualche soddisfazione ce la siamo tolta, soddisfazioni che lasciano il segno».

La stoffa c’è, qualcosa di buono l’ha saputo costruire e soprattutto dimostrare, insomma, sarà l’uomo giusto al posto giusto, quando si tornerà a fare sul serio.






Questo è un articolo pubblicato il 18-06-2021 alle 06:45 sul giornale del 19 giugno 2021 - 432 letture

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