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Vivere di emozioni: La vita e l'assenza di logica. Cosa c'è di più bello?

5' di lettura 19/06/2021 - Non conta per cosa corriamo ma per cosa ci fermiamo. C’è bisogno a volte di rimanere indietro, di estraniarsi, di soffermarsi e non fare assolutamente niente.

C’è bisogno di dormire, capire da dove si proviene e dove si sta andando. Cibarsi e riposarsi, incamerare energie e sogni. Nient’altro.

La società ci spinge a trottare, sempre e comunque, anche con la stanchezza, anche col mal di testa, anche se hai appena partorito. Siamo abituati al perenne “The show must go on” e invece al posto degli analgesici a volte basterebbe poter andare a riposare un’ora dopo pranzo, invece dei tranquillanti basterebbe stare qualche giorno da soli senza vedere nessuno.

Sembra che le cose più ovvie, con il progresso, ci siano sfuggite di mano. Non siamo macchine, siamo esseri pensanti e sensienti, fatti di energie che vengono meno quando non ci nutriamo adeguatamente e quando c’è una dispersione superiore alle nostre potenzialità in termini fisici od emotivi.

Per fare un banale esempio, vedere un documentario per alcuni è rilassante mentre per altri potrebbe trasformarsi in una fonte di stress: un alligatore che sta per catturare un anatroccolo indifeso in qualcuno diventa un consumo energetico emotivo elevato. Oppure andare al mare: per alcuni è rigenerante, per altri diventa motivo di forte stanchezza, più di aver lavorato otto ore.

Ognuno si dovrebbe misurare solo con sé stesso. Chi di fretta e chi con calma, si arriva poi ad un certo punto della vita in cui viene spontaneo domandarsi: "E adesso? Cosa devo fare? A cosa dovrei ambire?” C'è chi ritiene che a studi fatti, gruppo di amici avuto, lavoro trovato, casa ammobiliata, matrimonio celebrato, nomi dei figli selezionati, chilometri percorsi aggrappati ai passeggini, non resti poi granché da aspettarsi nella vita. Le grandi tappe, una volta oltrepassate non lasciano spazio a bramosi obiettivi o almeno lo è nell'immaginario collettivo. Si arriva al momento delle riflessioni, dei bilanci, dei sospiri.

Una vita troppo pianificata non piace a nessuno ma poi è quella a cui normalmente si ambisce. Facciamo quello che abbiamo visto fare dai nostri genitori, amici, parenti. E adesso? E adesso in teoria dovrebbe arrivare il meglio!

Adesso arriviamo finalmente NOI. A giorni, visto tutto il circo che ci siamo andati abilmente a creare, si punta alla sopravvivenza e coricarsi con la tachicardia e un nodo in gola è quasi la normalità, ma felici che in 24 ore non sia successo niente di grave e diventa un traguardo di tutto rispetto.

In altri momenti invece capita che rimpiangi il giorno in cui hai puntato ad una vita pianificata e maledici te stessa, gli amici, i nemici e i parenti tutti da cui hai tratto aspirazione, altri ancora in cui compiaciuta ti dici: "Beh, credo di aver fatto un capolavoro". Arrivano poi anche i giorni in cui ritorni ad esistere e a brillare di luce propria, non sei felice perché tuo figlio ti ha regalato un fiore, perché degli amici hanno ricambiato l'invito a cena o perché qualcuno ti ha detto che sei brava. Sei grata alla vita e felice di tuo, semplicemente se il sole viene a cercarti fra i rami di un albero, se scorgi il volo di un falchetto dal finestrino della macchina, se riesci ancora a sorridere accarezzando un gatto.

Se i vecchi interessi non rientrano più nelle tue passioni non ti stupire, se le persone con cui amavi condividere il tempo libero ci annoiano non ti preoccupare, stiamo crescendo e si cambia, ci si trasforma un po’ ogni giorno fino ad accorgersi di essere diversi appena troviamo il tempo di ascoltarci, di vivere il cambiamento.

E’ giusto chiedersi: “cosa ci facciamo qui?” Nemmeno noi sappiamo chi siamo realmente, neanche quando qualcuno ci etichetta. Siamo le emozioni che stiamo vivendo in quella circostanza, in quella determinata situazione. Siamo persone entusiaste laddove ci sentiamo accettati e apprezzati, siamo introverse e spente in posti tossici dove si vive con valori opposti ai nostri, siamo di compagnia, creativi e simpatici dove troviamo spazio e libertà di esprimere le nostre potenzialità.

Non riesco più ad adeguarmi come a vent'anni, non c'è compromesso che tenga perché io sia ciò che non sono. Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza per come la vedo io e non ho più intenzione di sprecare ore con chi non accetta cosa è importante per me.

LE PICCOLE COSE, tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alle quali vive e si nutre. Si impara a riconoscere un po’ i propri punti di forza e le proprie fragilità ma mai fino a che non abbiamo sperimentato in quel determinato frangente.

Cosa c'è di più bello di questa fase della vita? La fase dei grandi quesiti e delle poche risposte. Forse il primo giorno di motorino, da Jesi fino al mare da sola, spinta da 5 mila lire di miscela e dalla voglia di libertà, dalla smania di passare al mondo dei grandi e del badare solo a me stessa. Sì, forse quello supera tutto.

Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso. (Fëdor Dostoevskij)






Questo è un articolo pubblicato il 19-06-2021 alle 08:30 sul giornale del 21 giugno 2021 - 320 letture

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