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Vivere di emozioni: a tutto mare!

5' di lettura 03/07/2021 - Proiettata verso il futuro, le ruote posteriori sulla banchina, quelle anteriori sul traghetto, il distacco dalla terraferma scandito dal tipico rumore metallico dell'imbarco che lascia, poco dopo, spazio a miraggi di colori e scenari armoniosi.

Stasera l'Italia gioca contro l'Austria, ci vediamo gli Europei fra gli Europei, anche se io, come sempre sono più attratta dalla tifoseria che dal gioco in sé. Tutti a guardare il televisore e io a guardare tutti. Un francese a dire: "mais c'est pas possible!" Il pianista di bordo a cantare "Notti magiche" agli intervalli, napoletani, romani e romagnoli tutti insieme a tifare l'Italia, i tedeschi con due birre per mano e una dozzina di bambini da rivista, con i capelli decolorati a gattonare fra le loro gambe. I marchigiani ci saranno certamente ma non li distinguo, sono per natura silenziosi e meno riconoscibili. Non ce la faccio a seguire il pallone, trovo sempre qualcosa di più interessante a rubargli la scena. Esco spesso sul ponte, mi piace l'odore umido di salsedine e guardare la scia ampia di schiuma bianca mi fa pensare a tutta la vita che c'è là sotto e con che spostamento enorme d'acqua si trovi a combattere. Mi piace credere a Poseidone, il Dio del mare e a tutte le leggende che ne ha ispirato, assaporare quella sensazione di sapermi immensamente piccola in mezzo ad un mare nero con lo sguardo alla luna, per poco non perfettamente rotonda. Il mare ha voce, parla all'anima dalla sua vastità e quando ti ci trovi sopra non puoi che farne parte e ascoltare, è catalizzante, egocentrico per natura. Mi incanto a vedere i ragazzi abbracciati dentro i sacchi a pelo, il vento che toglie il fiato, che mi schiaccia la felpa addosso e cerca di farmi indietreggiare con fermezza. Chi con le cuffie ad ascoltare la musica e lo sguardo perso chissà dove, chi stretto al cane, chi con il cuore ancorato sulla terraferma. Khalil Gibran sosteneva che molto probabilmente il sale deve avere a che fare con qualcosa di sacro trovandosi nel sudore, nel mare e nelle lacrime e credo anche io che abbia qualcosa di prodigioso, guarisce.

Non mi piace sperperare, ci sono però delle cose a cui faccio fatica rinunciare, mi privo magari del superfluo nella quotidianità, rinuncio a tutto quello che mi lascia indifferente come comprarsi la bottiglietta d'acqua al bar, alla piega ai capelli, al parcheggio a pagamento, alla rosticceria, ma non faccio a meno di noleggiare un gommone, una canoa, un sup, un pedalò quando sono al mare. Vado al mare per stare in mare. Non concepisco l'idea di non bagnarsi la testa, di passare la giornata in spiaggia alla diciottesima fila d'ombrellone. Mi piace immergermi completamente... In tutto quello che la vita mi propina. Guidare un gommone fra L'arcipelago della Maddalena e Caprera in Sardegna ha qualcosa che ha a che fare con la benedizione, con la ricchezza, con l'eccitazione, l'ebrezza. Una tavolozza di gradazioni di celesti, azzurri, blu e verde mare da perdere la testa, da incastonare nella memoria come una pietra rara.

Mi tuffo a bomba, poche bracciate a rana e mi sento di avere dei muscoli dimenticati, una carcassa arrugginita e dei polmoni molto più capienti di quello che ricordavo. È stupore con la maschera, sott'acqua i riflessi inanellati del sole come a disegnare scariche elettriche e ultrasuoni sul fondale di sabbia bianca. Ad ogni mio movimento un'esplosione di glitter argentati ad avvolgermi. È talmente intenso lo stupore che ti dimentichi anche di riprendere fiato nell'inseguire i branchi di pesci.

Fai il morto a galla e ti ritrovi a che fare con l'assenza di gravità, una sensuale spinta dal basso ti accarezza il bacino e ti solleva le gambe. Sei in balia del mare a farti fare tutto quello che vuole, con le orecchie immerse senti il suo e il tuo respiro farsi sempre più profondo e rallentato, i rumori del mondo sommerso completamente ovattati si avvicinano molto di più al mio modo di essere, i movimenti più aggraziati e lenti mi mettono in pace con l'universo. In mare si impara di quanto poco ha bisogno una persona.

Adoro i pontili, specialmente quelli lunghi e possibilmente sgangherati. Le tavole di legno corrose e irregolari mi parlano di quante tempeste e di quanto sole hanno assorbito e di cui si sono nutrite. I pontili li vivo come un prolungamento dell'anima, un'estensione della vita sociale verso la solitudine, che a volte mi serve come l'aria di maestrale che ci si infrange, un fascino perverso, una fuga, la voglia di distaccarsi da tutto ma con la possibilità di tornare indietro appena mi sento appagata. Il mare ci ricorda che siamo parte di un disegno molto più grande, rappresenta una possibilità, talvolta è musa ispiratrice e talvolta spunto di riflessione, ma in ogni caso ha il potere di innescare un Cambiamento. Paure, sensi di colpa, tutto scompare di fronte a lui, non puoi dargli le spalle, si fa fatica a formare un solo pensiero in cui il mare non sia parte integrante del discorso. Il garrito dei gabbiani in volo mi ricorda la risata grassa di comari pettegole e mi fa sorridere.

Il rumore ostinato delle onde è musica che cura e lenisce, sapere che forse al di là del mare c'è un'altra riva e un'altra sognatrice come me, protesa sopra un altro pontile mi affascina e mi rassicura e mi appassiona.

Dal pontile, da sola con i miei pensieri mi immagino vista da un drone o da un satellite o addirittura da una stella. Conto quanto una goccia dell'oceano.






Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2021 alle 14:46 sul giornale del 05 luglio 2021 - 369 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, azzurra filottrani

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