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Franco Campegiani: "Cosa c'è di più universale della ricerca di una vita serena in sintonia con le leggi di natura?"

6' di lettura 17/07/2021 - Il poeta Franco Campegiani presenterà al Festival Epicureo la poliedrica figura di Muzio Terribili, pittore, sacerdote, filosofo, ed in particolare il suo libro dedicato ad Epicuro e ripubblicato da www.epicuro.org.

Qual era il suo rapporto con Muzio Terribili?

Muzio Terribili era mio concittadino (tutti e due di Marino, Città dei Castelli Romani, venti chilometri a sud della Capitale). Quando io nacqui, nel '46, lui aveva diciotto anni, per cui iniziai a conoscerlo più o meno sul finire degli anni Cinquanta, negli anni della mia adolescenza. Lui era sacerdote in servizio presso la Parrocchia San Barnaba di Marino, che io frequentavo pigramente, con scarso interesse e profitto, per consuetudini familiari. A quell'età sentivo un forte trasporto per la pittura, per cui fu giocoforza venire attratto da quella poliedrica personalità creativa. Entrammo in amicizia e mi lasciai coinvolgere in alcuni complessi corali da lui diretti, ma durò poco, visto che non avevo inclinazioni canoro-musicali. Continuai tuttavia a godere della sua amicizia, avendolo consigliere prezioso nell'organizzazione di iniziative artistiche giovanili di interesse regionale, nei primi anni Sessanta. Poi ancora, oramai trentenne, nella promozione della Biennale Internazionale della Pietra "Città di Marino", tesa a valorizzare su scala mondiale il peperino (lapis albanus), millenaria risorsa cittadina, la cui estrazione è oggi esaurita. Quando iniziai a manifestare interessi letterari, mi fu ancora vicino, partecipando attivamente alla presentazione della mia prima silloge poetica con una mostra a latere di suoi acquerelli ispirati alle mie poesie. Mi invitò poi a presiedere i lavori di giuria in un concorso poetico studentesco da lui promosso nel Complesso Scolastico "San Giuseppe" di Albano laziale, di cui era Preside e manifestò curiosità al primo affiorare in me di interessi filosofici. Quando tuttavia mi lesse, ebbi una sonora e salutare strigliata da lui, che sortì l'effetto di un forte propellente per il prosieguo dei miei studi. Nel 2003 ebbi l'onore di presentare una sua mostra di pittura presso la Galleria Campioli di Monterotondo, in Sabina, e nel 2008 nuovamente l'onore di averlo tra i fondatori, insieme a noti artisti dell'hinterland romano, di un'associazione culturale da me promossa, l'Accademia Castrimeniense (dal nome del castrum su cui era sorta anticamente la città di Marino).

Ci racconta un aneddoto su Muzio Terribili?

Di aneddoti su Muzio Terribili ce ne sarebbero a iosa, data la sua natura controcorrente e la sua verve sferzante e scanzonata. Ne racconterò uno, esemplare, da cui può affiorare la sua personalità verace e fuori dagli schemi, che a lungo andare non poteva non entrare in conflitto con la bigotteria moralistica da cui era circondato. Era, mi pare, l'estate 1980. Mi capitò di incontrarlo ed era molto indignato. Mi parlò dello scoop giornalistico che in quei giorni ritraeva Papa Wojtyla in costume da bagno mentre faceva tuffi nella piscina da poco costruita nella residenza papale di Castel Gandolfo. Quelle foto stavano facendo il giro del mondo ed il chiasso mediatico esaltava il Papa sportivo, l'umanità del Pontefice, la sua semplicità, la sua modernità, eccetera. Sul fatto in sé non aveva nulla da eccepire, lo scoop non lo interessava. La sua indignazione era rivolta verso quegli ipocriti baciapile che si adeguavano ora al plauso collettivo, mentre pochi giorni prima avevano aspramente criticato lui, semplice prete sorpreso - pensate che scandalo! - a giocare a tennis in calzoncini. Ed il tutto in orari si può dire... antelucani. Aveva ceduto alle reiterate insistenze di un collega (insegnante) e insieme si erano recati nei campi da gioco di un centro dei Castelli Romani, in largo anticipo sugli orari di lavoro, anche per non incappare in occhi indiscreti. Era molto arrabbiato e mi espose tutta la sua amarezza. Una delusione che andava ad aggiungersi alle tante altre, mal digerite, che lo avrebbero pian piano condotto a rompere con gli ambienti religiosi.

Qual è la parte del libro che evidenzia al meglio lo stile di Terribili?

La scrittura prescelta in questo libro - quella del dialogo - alleggerisce di molto il discorso filosofico, rendendolo seducente e vivace. In più l'autore ricorre all'espediente di far incontrare uno studente dei nostri tempi direttamente con Epicuro, nel suo Giardino ateniese di allora, con il risultato di annullare le distanze temporali. Il Maestro può spiegare in tal modo al giovane Andrea - spiazzandolo, ma restandone a sua volta piacevolmente sorpreso - le proprie teorie trasgressive, in un colloquio alla pari che, non togliendo nulla alla scientificità delle argomentazioni, dona loro il fascino dell'attualità e della semplicità comunicativa. Lo stile letterario, molto allettante, sta qui. Esso alimenta dalla prima all'ultima pagina l'intero elaborato, ma è particolarmente negli ultimi capitoli che giunge alla sua apoteosi, laddove l'eloquio, facendosi scientificamente più pregnante e rigoroso, richiede proprio per questo una maggiore levità discorsiva.

Su cosa si concentrerà maggiormente durante la sua presentazione?

Nel corso della dissertazione, mi soffermerò con maggiore insistenza su quelle parti del libro dove Terribili fa esporre ad Epicuro la sua rivalutazione degli istinti e dei sensi, in antitesi alle astrazioni idealistiche, metafisiche e dialettiche, con particolare riguardo ai sistemi di Aristotele e Platone. Parlerò del ridimensionamento epicureo di ogni intellettualismo che, vanamente rincorrendo l'universale, finisce per affogare platealmente nei particolarismi faziosi e partigiani. Epicuro non ama il termine universale, ma fa intendere che non c'è nulla di più universale dell'ordine di natura, della vita dei sensi e dell'innocenza animale, per non dire della semplicità del mondo infantile. Cosa c'è di più universale della ricerca di una vita serena in sintonia con le leggi di natura? Che bisogno c'è di costruire gabbie artificiali dentro cui rinchiudersi, smarrendo se stessi, l'amore di sé (filautia), che non è l'amor proprio egoistico, e coincide con la disinteressata amicizia, la forma più nobile dell'amore tra esseri umani? La filosofia epicurea è ingiustamente accusata di amoralità dai dogmatici di ogni tipo, dai fautori dei cosiddetti valori ideali che giungono alle peggiori aberrazioni in nome dell'ideologia. Le anime semplici, stupende ma incolte, devono stare attente a non lasciarsi manipolare da costoro a fini di potere, perché ciò alimenta in esse pregiudizi, superstizioni e feticismi d'ogni natura, anche se si deve riconoscere che le masse contadine e popolari di un tempo possedevano una loro scaltrezza naturale per evitare tali malie. Il mito, in tutta questa disanima, assume un'importanza fondamentale, perché un conto è il mito dei poeti, un altro la sua degenerazione in settarismo religioso ed in misteriosofia. Un conto è la mitopoiesi, un altro la mitologia. La prima, ingenua e sorgiva, amplifica il senso estetico e morale della vita. La seconda, subdola e dogmatica, è finalizzata alla prevaricazione e all'egemonia.


da Claudia Chiappalupi
claudia@epicuro.org







Questa è un'intervista pubblicata il 17-07-2021 alle 10:01 sul giornale del 19 luglio 2021 - 165 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, festival epicureo, Claudia Chiappalupi

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