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Vivere di emozioni: adolescenti di Jesi, ieri e oggi

Adolescenti ieri e oggi 7' di lettura 24/07/2021 - Erano gli anni '90, ero adolescente e poi giovanissima. La mia vita ruotava quasi esclusivamente attorno al mio gruppo di amici, ho sicuramente imparato molto più per strada, al loro fianco che sui libri di scuola.

Con una folta compagnia si entra a far parte di un piccolo mondo, una palestra di vita, un ballo delle debuttanti dove si muovono i primi imbranati passi dell’autocontrollo, del rispetto, dell’ascolto, dove si apprendono i valori della condivisione, della tolleranza, accettando diversità.

Un senso di appartenenza, di protezione e di difesa, imparando a tirar fuori la voce quando il rispetto viene meno. Riconoscere il bene e il male, senza però vedere solo il marcio delle cose sbagliate ma affinando sensibilità, tracciando un tuo esclusivo percorso. Insieme a tutti ma senza confondersi.

Eravamo tanti, una quarantina, avevamo il nostro punto di ritrovo, si usciva e chi c’era c’era. I cellulari facevano ancora parte del fantascientifico. Si chiacchierava fino a notte fonda, si rideva tanto. Ci si confidava, ci si pentiva, si progettava il fine settimana, ci si innamorava, si andava in giro in branco in motorino a fare rumore, perché a quindici anni hai bisogno di fare rumore, hai dentro torbide burrasche e non puoi tenerti tutto addosso.

D’inverno al Bar Manoni e lungo il Corso, a primavera ai giardini, seduti in mezzo al pratino centrale con il chioschetto di Berto e Mirella accanto e il juke box che suonava le canzoni di Rino Gaetano, d’estate al “Baretto Arancione” a Senigallia, rigorosamente sotto il muretto, sdraiati ad arrostire paonazzi, ai margini della spiaggia, per non perdere di vista il passaggio di chi arrivava e di chi partiva, a discapito della vista del mare. A settembre arrivavano “i giochi”: sotto il “2001”, dentro gli autoscontri, sembrava di essere nello spazio, pareva ci fosse poco di meglio da desiderare nella vita e sul calcinculo, con i Levi’s 501 ti sentivi sul tetto del mondo a volteggiare stordita dalla musica e dall’euforia, proiettata a piene mani verso “il fiocco”, un obiettivo di tutto rispetto che regalava interminabili due minuti di notorietà e un giro omaggio.

Razionalmente vivevo un periodo terribile con mia madre in fin di vita e a volte mi sentivo fuori luogo ad essere felice, credo sia stato proprio lì che ho imparato a ballare senza aspettare che finisca la tempesta e a sviluppare una personalità indipendente, da tutti, anche da me stessa e da mia madre, che nonostante tutto mi spingeva a svincolarmi, ad uscire e a divertirmi. Sono stata una figlia molto amata, un amore libero, costruttivo, vero, di quelli che ti lasciano la voglia di vivere profondamente. Dovevo divertirmi! E lo facevo sul serio.

Gli amici erano l’evasione, la rivincita, invadevano la mia vita privata con fare miracolosamente inopportuno, riuscivano a farmi vivere in modo esplosivo la mia sacrosanta adolescenza e io non potevo fare a meno di prenderne parte e banchettare.

Con i miei compagni di avventure schiacciavamo complici il detonatore e rimanevamo con tutti i detriti di esplosive, soffocanti emozioni addosso a guardare il vuoto che lasciavamo solo dietro di noi, al passaggio dei nostri motorini.

Un egoismo sano che mi ha permesso di non annegare nella disperazione e nel rimpianto di non aver goduto del mio momento, imparando a scindere con lucida determinazione, non potevo scegliere di essere adolescente nemmeno tre anni dopo e ho approfittato nell’unico periodo disponibile.

Mi chiedo se sia ancora così, mi domando se si passi più tempo al cellulare ad organizzare un semplice incontro di un banale pomeriggio di novembre o se ancora succede di essere salvati dal “gruppo” quando si ha un problema enorme o sciocco che sia.

Ai giardini si arrivava in bici o in motorino e il mio “Ciao” nero, con il casco della “Fila” appeso al manubrio era parcheggiato sul piazzale del monumento. Era uno dei mille. A fatica trovavi posto e capitava spesso l’effetto domino, ma poco importava, non si metteva di mezzo l’assicurazione o l’avvocato per un graffietto sul parafango, ci si offriva una spuma al cedro.

Vado ai giardini con i miei figli a volte, ma di ragazzi ce ne sono pochi e di motorini e biciclette ancora meno. Correva l’anno 1953, e Audrey Hepburn in ‘Vacanze romane’ fuggiva in Vespa per le vie della Capitale. Venne poi il 1999 e ai colli bolognesi i cinquantini rappresentavano ‘le ali sotto ai piedi’ per i giovanissimi Lunapop. I motorini sembravano senza tempo. E invece anche per loro è arrivata la fine di un’epoca, di un mito e il ventunesimo secolo non è il loro.

Negli ultimi dieci anni c’è stato un crollo dell’80% nelle vendite. I ragazzini spendono i soldi altrove, gli oggetti del desiderio sono computer e smartphone. Genitori ansiosi, obbligo del casco e patentino hanno inciso sulle vendite, scoraggiandole e soprattutto il poco interesse da parte dei ragazzi.

L’adolescenza è l’età delle tempeste emotive, degli odi irrazionali, degli amori eterni di due settimane, delle prese di posizione, della ricerca dei propri limiti, della rabbia che crea e annienta. L’adolescenza è l’età del cambiamento. Come l’etimologia della parola indica: adolescere significa in latino “crescere”. “L'adolescenza è l'epoca in cui si conquista a morsi l'esperienza.” (Secondo JACK LONDO).

I bambini usano i genitori come una base sicura per esplorare il mondo ed addestrarsi all’autonomia, anche quando iniziano a gattonare e a svolgere autonomamente alcune attività, tengono sempre sotto controllo i movimenti dei genitori. Ho letto che anche gli adolescenti, pur sviluppando una maggiore autonomia ed essendo capaci di tollerare più a lungo la distanza fisica, come i più piccoli si sentono a loro agio quando i genitori riescono ad essere presenti ma senza invadere troppo i loro spazi. “Durante l’adolescenza, per i ragazzi, i genitori sono come i mobili di casa: non ci si pensa sempre, ma è bene che non vengano spostati.” BEPPE SEVERGNINI

Cosa vogliono i giovani di oggi? Ambizioni, desideri e sogni secondo un sondaggio realizzato in 12 paesi europei: “L’indagine è stata svolta su un campione di 12.000 europei. In cima alla lista dei desideri, viaggiare: gli italiani in particolare lo definiscono il loro obbiettivo principale (74%). Comprare una casa è una priorità di molti, che si piazza al primo posto della lista dei desideri nel 30% dei casi. Anche fondare un’azienda in proprio è un sogno diffuso. Formare una famiglia è al quarto posto della lista dei desideri. Al quinto posto, torna il tema viaggi: visitare un’isola tropicale è il sogno di molti, e non solo come vacanza.

Ho poi fatto fare, per mia curiosità, un piccolissimo sondaggio nella nostra zona facendo intervistare i giovani da una giovane, la mia deliziosa cuginetta Siria, di quasi 17 anni e i desideri più gettonati sono stati i seguenti: “diventare una persona conosciuta per quello che riesco a fare meglio, lavorare all’estero, diventare una pallavolista famosa, avere sempre la libertà di seguire le mie scelte, viaggiare e conoscere il mondo nella sua diversità e complessità, sentirmi realizzata in quello che faccio e infine, sfilare sul red carpet!”.

Al “red carpet” mi sono soffermata a riflettere e mi sono detta: “c’è parecchio margine di speranza, c’è ancora chi sogna in grande e in rosso, come è giusto che sia quando si è adolescenti!

Da non dimenticare: “Le adolescenze troppo caste fanno le vecchiaie dissolute.” ANDRÉ GIDE






Questo è un articolo pubblicato il 24-07-2021 alle 07:45 sul giornale del 26 luglio 2021 - 526 letture

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