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Vivere con Stile: Io non copro gli occhi, sto con le donne Afghane

3' di lettura 28/08/2021 - Oggi, voglio proclamare lo sciopero della moda, del lusso, della beauty routine, del miglior outfit del momento, oggi voglio dire stop. Vorrei che tutto si fermasse, che tutti rivolgessimo il nostro pensiero a coloro che da settimane stanno vivendo un incubo, la loro peggior regressione, le donne afghane.

Come sappiamo, in Afganistan, è in corso una grave crisi umanitaria dopo il ritorno violento al potere dei talebani. In questi giorni, abbiamo visto a Kabul, episodi di caos e scene strazianti di persone che in ogni modo cercano di lasciare il paese, compiendo gesti estremi, come attaccarsi agli aerei o gettando letteralmente i propri figli in braccio ai militari in partenza.

A temere la violenza del gruppo islamico, sono soprattutto le donne, che hanno faticosamente studiato, lavorato, fatto impresa ed emancipate. Molto probabilmente, non potranno più farlo e saranno in pericolo di pene molto severe.

Tutto il mondo, tutti i settori commerciali, dovrebbero fermarsi, manifestare contro questa forma di governo arcaica e maschilista, questo scempio alla libertà, bene intoccabile di ogni essere umano. Dobbiamo chiedere a tutti i governi di riportare la donna alla sua condizione naturale.

Ognuno di noi può fare qualcosa, come ha fatto la cooperativa di Segrate: “Il Melograno”, che ha lanciato l’iniziativa unastanzaperunadonnaafgana una sorta di chiamata di solidarietà alle donne, alle famiglie in fuga dal Paese dopo che è ritornato nelle mani dei talebani. Un progetto importante, che spero possa essere abbracciato dalle cooperative di tutta Italia.

Per chi volesse contribuire a sostenere le donne afghane, c’è la possibilità di farlo, soprattutto donando ad alcune associazioni che operano nel Paese. Vediamone qualcuna: la Pangea Onlus, un’organizzazione italiana che dal 2003 lavora in Afganistan aiutando donne povere, per l’alfabetizzazione e fornendo anche microcrediti per iniziare un lavoro in proprio.

Un’altra associazione italiana la Nove Onlus, con sede a Roma, sta collaborando all’apertura di un corridoio umanitario per far rientrare in sicurezza le persone maggiormente a rischio, come donne e bambini.

Women for Afghan Women, è invece, la più grande associazione di donne in Afganistan, in quanto raccoglie donazioni per aiutarle a continuare a lavorare nel Paese.

Un progetto diverso, ma ugualmente importante, è quello del Rukshana Media, un’organizzazione di notizie gestita da donne, che prende il nome da una ragazza lapidata a morte dai talebani. Ha scoperto l’invasione talebana, fornendo notizie affidabili.

Voglio concludere questo appello, questo grido di condivisione, con i toccanti versi della poesia di Nadia Herawi Anjuman, giovane ragazza uccisa dal marito a venticinque anni. Versi che denunciano i soprusi a cui le donne afghane sono costrette. La sua unica colpa era di essere una Donna poetessa.

La sua storia, purtroppo, risulta ancora oggi, un fenomeno di grande attualità.

Il Diritto di gridare

Non ho voglia di aprire la bocca

di che cosa devo parlare?

che voglia o no, sono un’emarginata

come posso parlare del miele se porto il

veleno in gola?

cosa devo piangere, cosa ridere,

cosa morire, cosa vivere?

io, in un angolo della prigione

lutto e rimpianto

io, nata invano con tutto l’amore in bocca.

Lo so, mio cuore, c’è stata la primavera e

tempi di gioia

con le ali spezzate non posso volare

da tempo sto in silenzio, ma le canzoni

non ho dimenticato

anche se il cuore non può che parlare del

lutto

nella speranza di spezzare la gabbia, un

giorno

libera da umiliazioni ed ebbra di canti

non sono il fragile pioppo che trema

nell’aria

sono una figlia afgana, con il diritto di

urlare.






Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2021 alle 12:35 sul giornale del 30 agosto 2021 - 299 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Vivere con stile, Serena Liguori

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