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Vivere di emozioni: quando torneremo a ballare? Un'idea anche per Jesi ce l'avrei!

5' di lettura 11/09/2021 - Quando torneremo a veder ruotare una “mirror ball”, la tipica sfera specchiata da discoteca? Non voglio neanche immaginarle offuscate dalla polvere e intrappolate nelle ragnatele.

Veramente non si riesce a trovare un modo per la riapertura dei locali da ballo? Le stesse menti pensanti che hanno inventato “Ingresso libero con consumazione obbligatoria”, non riescono a fare della loro genialità la nostra e la loro fortuna? Ben vengano lo “Street food”, le fiere e gli spettacoli, ma lo sapete vero quanto manca ballare? Quanto possa far bene ai giovani di tutte le età? Se proprio al chiuso non fosse concepibile nemmeno con i green pass, neanche con numeri più limitati di accessi, almeno che all’aperto ci si inventi qualcosa!

Ovviamente la sicurezza viene al primo posto, ma perché penalizzare sempre il ballo? In fondo, a pensarci bene, quando si piroetta o ci si lancia in movimenti più o meno scatenati non si mantengono distanze molto differenti di quando si parla con un gruppo di amici incontrato per strada, anzi. Vieteremo i trenini, proibiremo di pogare, ma improvvisando quattro salti all’aria aperta non si rischia molto di più che a fare le vasche lungo il corso di sabato alle sei di sera, senza controlli mirati.

A Jesi ad esempio, abbiamo ora una grande piazza, con un’ottima acustica e senza intralci, sempre a voler vedere il positivo in ogni cosa, dunque, fateci fare il ballo della mattonella, chiedeteci anche l’antitetanica, vanno benissimo tutte le normative da mettere in atto, anche al fine di sradicare iniziative e raduni clandestini, ma fateci esprimere in uno dei più ancestrali bisogni umani, fateci di nuovo tornare a ballare!

A saltellare ci si scalda più che a stare seduti a ingolfarsi di fritture e arrosticini, quindi adesso o anche in pieno inverno si potrebbe ballare all’aperto! Lo sanno bene gli amanti della neve come me, che perfino a Capodanno, ballando nelle piazzette in Trentino o in Alta Badia, si fanno le due di notte senza andarsene intirizziti e vi assicuro che si consuma il drink appoggiati sui banconi fatti col ghiaccio. Da noi il clima sicuramente è più gradevole.

Più che per me, lo chiedo per i giovanissimi, che ne hanno bisogno come l’aria!

Non vogliamo disturbare gli abitanti del centro storico? Comprensibilissimo, anche se un paio di date portano allegria, ma va bene, individuiamo un’area idonea, dove la musica può essere tenuta alta senza infastidire troppo.

Si balla fin da piccolissimi, prima ancora di iniziare a parlare, si balla in tutto il mondo, in alcune tribù il ballo si pratica addirittura per esorcizzare la tristezza e la morte. Incanta, attrae, danzando si rompe con una realtà fatta di ruoli assegnati. Mentre si balla non si è più mogli, figli, secchioni o somari, ricchi o poveri, fortunati o scarognati, queste etichette non esistono più. Si è sé stessi in una dimensione insolita che ti trascina per una mano e ti apre alla gioia. Le solitudini trovano conforto, si va oltre la classe sociale, l’istruzione, il paese, il credo. E’ un omaggio all’universo fatto di slancio e istinti repressi, sacrificati, è un sentire profondo, è la voglia di battere piedi fino a far alzare la polvere, di sguardi e sorrisi o di occhi chiusi ad annusare la vita che scorre come una scossa, sono mani allungate ad omaggiare il cielo, a raccogliere sogni e stelle lontane. Sono passi generati dalle emozioni, impulsi dettati dall’anima che si liberano attraverso il corpo, che creano nuove ed imprevedibili forme, una sorta di abbandono.

Con i movimenti si alterano spazi, si colmano vuoti. E’ una forma espressiva, è arte anche nelle immagini più rudimentali. E’ benessere che libera da morse, è l’imprevedibile, semplice unguento magico, che ci scioglie da catene, che non sapevamo di avere finché non abbiamo assaporato la libertà.

C’è chi in discoteca non sa cosa dire e si blocca, ma a quel punto inizia a danzare, c’è chi per anni ha fatto parte dell’arredamento, credendo fosse il piedistallo della cassa o l’apprendista aiutante del barman, c’è chi per anni, da solo, sul divanetto faceva la guardia ai giubbotti, c’è chi dormiva tutto il tempo e si svegliava solo quando arrivava la bottiglia al tavolo, con i fuochi artificiali, ci sono ragazze che in coppia, passavano più tempo in bagno che in pista, mi chiedo se oramai saranno uscite da quella toilette. C’è chi in discoteca si è innamorato, a volte è durato meno del timbro per rientrare sul polso, a volte ha fatto famiglia, riscrivendo la propria storia, deviando il suo percorso, proprio come me, in quel lontano venerdì 7 marzo ’98, in cui ho conosciuto mio marito, al Prince di Riccione a pochi minuti dalla chiusura, lasciandoci con un numero di cellulare scritto con una penna che non scriveva, su di uno scontrino bagnato. Evidentemente era proprio destino!

In discoteca si chiede di non essere, per poco, da soli fra tanti, come in un piccolo Nirvana, fatto di euforia. La festa inizia molto prima, mentre progetti e ti metti d’accordo, mentre scegli le scarpe giuste, il vestito che ti faccia brillare un po’ e poi le gonne che ruotano, i piedi che si staccano da terra a ritmo di musica, creando uno spostamento muto di corpi e desideri.

Lasciate leggere e lasciate danzare; questi due divertimenti non potranno mai fare del male al mondo, citava Voltaire. Ballare serve, come medicina, come collante, come calmante, istiga alla vita, non si dovrebbe più far finta di niente. E se si potesse tornare indietro nel tempo e ricominciare tutto da capo? Quel lento a fine serata, quello della vita, con chi lo ballereste? Nella risposta c’è tutto.






Questo è un articolo pubblicato il 11-09-2021 alle 09:56 sul giornale del 13 settembre 2021 - 704 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, azzurra filottrani

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