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Vivere di emozioni: perché non si fanno più figli e come rimediare. Lo scopriamo insieme

8' di lettura 09/10/2021 - Perché non si fanno più figli? Alcuni dati che trovate di seguito sono tratti da “Il Sole 24 ore”, altre considerazioni sono state fatte da me, condivisibili o meno, provo a cercare soluzioni.

Le leggi su come incrementare le nascite le dovrebbero coniare le madri e i padri come noi, che hanno sperimentato sulla propria pelle tutte le gioie e le difficoltà che si presentano una volta che si è deciso di mettere al mondo figli.

Continua a diminuire la popolazione: al 1° gennaio 2021 i residenti ammontano a 59 milioni 258mila, 384mila in meno su base annua. Minimo di nascite e massimo di decessi: 7 neonati e 13 decessi per mille abitanti. Età media in ulteriore rialzo: 46 anni al 1° gennaio 2021. Il numero medio di figli per donna nel nostro Paese risulta pari a 1,24, il livello più basso dal 2003. Ce lo ha ricordato l’Istat, nel report sugli indicatori demografici 2020. Resta il fatto che l’Italia rimane fra i Paesi meno “fertili” nel contesto Europeo.

Secondo gli esperti le cause per cui nascono sempre meno bambini sono multifattoriali: gli asili sono pochi e costosi e hanno orari talvolta inconciliabili con il lavoro e con i turni, se non si hanno i nonni su cui contare. La nostra società non è adatta al nuovo modo di lavorare ed è organizzata con delle rigidità che non rispondono più alla situazione reale.

I politici, quando cercano di comprendere le cause, pensano forse alle manager e alle dipendenti di grandi aziende, ma la maggior parte sono commesse, mamme che fanno i turni in piccole realtà, a volte non sostituibili e non hanno nonni sui quali poter fare affidamento, perché distanti, perché lavorano ancora o perché troppo anziani e malati. Come ci si può organizzare?

La maternità oramai è oggetto di una profonda riflessione e valutazione, c’è un iperinvestimento sui figli e ne segue una lunga serie di paure. Ma il principale motivo per cui i figli non si fanno secondo me regna in questa affermazione: “Molte donne vogliono un figlio, ma non lo vogliono a tutti costi”. E’ qui che credo bisognerebbe lavorare, sul movente! Quando hai venti o trent’anni credo che andare a fare gli aperitivi, pensare a crearsi una posizione, ad una carriera sia prioritario, ma non si riflette sul fatto che se si desiderano due o tre figli poi i tempi si allungano troppo. E’ così, c’è poco da fare. Ma vuoi mettere, la gioia e la soddisfazione di crescere bambini?! E’ quanto di più interessante e appagante vi sia. Giocare con loro, leggere e cantare, inventare giochi buffi, appassionarsi al loro mondo tornando piccoli, piuttosto, iniziate a sbrigliarvi presto da mamma e papà, viaggiate quanto più potete, imparando a farlo anche con pochi soldi e comodità, inseritevi nel mondo del lavoro, qualsiasi per iniziare, come fanno i nostri amici del resto d’Europa e vedrete che avrete il tempo di fare tutto, se non trovate un’occupazione dietro casa, trasferitevi ovunque, voi che potete, spiccate il volo e vivete di vita propria, la libertà profuma di buono e di potere… “Due cose importanti da insegnare ai figli: fare e fare senza”.(Marceline Cox)

Non dovete aver paura di mettervi in gioco, tutti gli altri treni si recuperano, quello dei figli a volte sì ma a carissimo prezzo. Se si domandasse a mille genitori, se tornando indietro, nonostante tutte le difficoltà, le arrabbiature, le ore di sonno perse e mai recuperate rinuncerebbero a essere genitori, in mille risponderebbero di no e si dimenticano anche le carriere deviate, le medaglie non vinte, tutte le paure e le perplessità. “Mentre noi cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto della loro vita, loro ci insegnano che cosa conta davvero nella vita”.(Angela Schwindt)

Poi a volte le soddisfazioni personali vanno di pari passo ai figli, se ci si tiene veramente tanto, certo è che nella gratificazione, qualunque essa sia si investe in sacrifici e fatica. Di semplice non c’è niente, anche l’aperitivo, a lungo andare diventerebbe difficile da “strozzare” se non si è realizzati negli affetti.

Ho conoscenti in Francia e in Germania che a 30 anni o poco più sono diventati rispettivamente uno preside di una scuola e l’altro, account manager di una prestigiosa multinazionale. I giovani si inseriscono direttamente dall’università al mondo del lavoro, svolgendo le due cose spesso parallelamente. In Italia vedo questa mancanza di fluidità, forse dovuta dal fatto che c’è un lentissimo ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Qui lo stato dovrebbe mirare, senza sipendio non si progetta niente, nemmeno una pizzetta con gli amici, figuriamoci una famiglia!

Non fare figli può essere visto come una forma di egoismo, di narcisismo e a volte è così, si fa fatica a rinunciare alle comodità, ma rimane comunque una scelta meno discutibile di chi decide di fare uno o più figli facendo quasi completamente “scaricabarile”, a discapito di nonni e baby sitter, lasciando costantemente crescere i figli da terzi, senza cercare mai compromessi. I nonni se ci sono cerchiamo di non sovraccaricarli, per loro stare con i nipoti deve essere un piacere, non un lavoro!

Ho visto genitori prendere due lauree e sentirsi recapitare fiumi di complimenti, senza pensare che quelle lodi sarebbero dovute essere indirizzate ai nonni, che fungevano da padri e madri, privandosi di qualsiasi sfizio per la gloria altrui. Mentre loro indossavano fieri la corona d’alloro, i nonni si accollavano fatiche e responsabilità che non gli competevano, che se ne ricordino a lungo termine almeno! Quei nonni sappiano però che hanno privato, così agendo, i loro nipoti di esser cresciuti dai legittimi genitori, come naturale dovrebbe essere.

Il modello della donna d’altri tempi, dedita a marito e famiglia, non fa più parte dell’educazione delle bambine. Il desiderio di una realizzazione professionale è molto forte e si posticipa la maternità il più lontano possibile. Anche quando la coppia c’è, la stabilità economica pure, si tende a posticipare. Il tempo, però, non smette di passare, i tassi di infertilità toccano il 25% delle coppie e le liste di attesa per la procreazione assistita passano da almeno sei mesi fino ad arrivare all’anno.

Guardiamo gli immigrati. È difficile sostenere che abbiano più garanzie e sicurezze di noi, che possano contare su una rete di parenti. Ma il loro movente è più forte, i figli rappresentano la naturale condizione umana, a qualsiasi costo.

Come possiamo invertire questa tendenza?
In altri Paesi ci sono politiche per la famiglia, c’è lo smart working, ci sono gli asili aziendali. E poi ci sono politiche, soprattutto in Francia, imperniate sull’assegno unico che accompagna il bambino dalla sua nascita in avanti. Gli asili nidi dovrebbero essere un diritto e gratuiti o quasi, com’è successo in Germania, ci dovrebbe essere un accompagnamento alla mamma, che va dalla gestazione fino ad almeno un anno di età del bambino perché esperienza mi ha insegnato che quando sei in attesa del secondo figlio e la gravidanza magari è anche difficile, qualcuno si deve occupare del primo e della casa. Quando poi il bimbo è appena nato e sei lì seduta sul divano col pigiama a mezzogiorno, smarrita dalla stanchezza e dal sonno, con questo esserino attaccato al seno, mentre ti guardi attorno inorridita dal caos, preoccupata dal pranzo a base di avanzi da preparare, l’altro figlio che deve tornare da scuola sperando in un’anima buona, ecco, lì ho capito chi tentenna nella procreazione. Oppure, anche quando sono più grandi, e chi ha avuto figli mi confermerà, non dovrebbe succedere che alle 7.30 del mattino, prima di portare al nido il bambino scopri che ha la febbre e rischi l’infarto perché a lavoro ci devi andare, ma non sai come fare. Il primo anno di nido lo passano più a casa che all’asilo, con la tosse, la febbre, il raffreddore e l’aerosol a ventosa in bocca. Potenziare solo i nidi non è sufficiente! Dovrebbero creare un numero per le emergenze, un “S.O.S mamme disperate”, e subito una persona di fiducia, ben selezionata e formata, dovrebbe accorrere a sirene spiegate. Mica tutti hanno i nonni alla loro mercè! Se ci fossero queste garanzie i figli si farebbero più serenamente, perché i bambini sono tutto un imprevisto, i loro tempi diluiti, non incasellabili nella nostra a volte sterile società, loro sono vita pulsante, noi vita frenetica. Una rivisitazione dei tempi e dei modi, a partire dalle bidelle, che all’ingresso dell’asilo ti fanno la paternale per cinque minuti di ritardo. Mi verrebbe da chiedere: “ma te lo ricordi tu, quando i figli tuoi avevano necessità di andare a fare la popò proprio mentre si era sulla soglia della porta? O di quando facevano i capricci per legarsi sul seggiolino un quarto d’ora?” Un minimo di tolleranza per chi fa andare avanti il mondo e forse crea forza lavoro per pagarti la pensione ce la dovresti mettere! Sbaglio?

A chi afferma che alla fine non conta se nascono pochi bambini vorrei dire che un Paese che non cresce rinuncia al proprio senso del futuro.

Prima di sposarmi avevo sei teorie circa l’educazione dei figli. Ora, ho sei figli e nessuna teoria.
(John Wilmot)

Auguro tanto “Ammmore” e tanti bambini a tutti voi, che sono non solo futuro, ma anche fonte di inesauribile ricchezza!






Questo è un articolo pubblicato il 09-10-2021 alle 11:33 sul giornale del 11 ottobre 2021 - 407 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, azzurra filottrani

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