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Vivere di emozioni: macumbe, magie, stregonerie. Esistono ancora?

7' di lettura 18/10/2021 - La superstizione ha una storia lunga tanto quanto quella dell’uomo ed è interessante vedere come è in grado di sopravvivere nell’era del digitale, dove anche a voler toccare ferro o legno ci si accorge di essere circondati solo di alluminio e plastica.

Anche gli uomini primitivi avevano delle convinzioni e collegavano a determinati eventi naturali previsioni di buona o cattiva sorte.
La scaramanzia è tramandata da generazione a generazione e alcune frasi o gesti attirerebbero o allontanerebbero influenze negative o positive. Bisogna sempre far attenzione ad augurare “buona fortuna”, perché specialmente in alcuni contesti si dice porti scarogna.
In inglese si usa l'espressione "break a leg" (rompiti una gamba) per augurare buona fortuna. In francese e in spagnolo si usano, soprattutto nel campo artistico, anche espressioni come "merde" o "mucha mierda", che derivano dal mondo teatrale dell'ottocento. In quel periodo, si narra che molti spettatori andavano a teatro con il cavallo o in carrozza e gli animali spesso defecavano nel luogo in cui erano "parcheggiati". Pertanto un elevato quantitativo di feci nei dintorni del teatro indicava che lo spettacolo aveva avuto un gran successo di pubblico.

In molti, senza nemmeno sapere il perché, sono soliti tenere in borsa o in tasca un amuleto, credendolo un "difensore" da mali, pericoli o per propiziarsi la fortuna.
L'etimologia della parola è incerta, potrebbe derivare dal latino a-molior (allontanare, tener lungi).
Il 58% degli italiani crede ancora a qualche antica superstizione e in Europa siamo terzi, dopo la Lettonia e la Repubblica Ceca. Hong Kong con i suoi grattacieli altissimi e con la sua tecnologia futuristica è, inaspettatamente la città più superstiziosa del mondo. Contraddizioni fortissime radicate fra tradizioni antiche e una realtà fondata su di una competitiva e famelica ricerca dell’avanguardia. Bambini con poteri speciali, cibernetica paranormale, ingegneria dei sistemi uomo-macchina-ambiente che sembrano avere alla base la magia nera.

Personalmente credo ci siano degli oggetti che, per precedente appartenenza a persone care o rituali legati a coincidenze propizie, ci facciano sentire protetti e meno vulnerabili e grazie ai quali riusciamo a muoverci e ad affrontare le nostre piccole o grandi sfide, con un atteggiamento positivo e magari vincente. Ho bisogno però a volte di lasciarmi andare al pensiero che non tutto dipenda da noi, perché non voglio accettare che la fortuna o la sfortuna si avvicendi o accanisca solo con determinate persone.
Mi piacerebbe vedere la meritocrazia, l’equità, una bilancia che sia stabile e invece non sempre è così.

Negli anni ho però iniziato a capire che non tutto è come ci appare, gli altri non sono così sfortunati o graziati come li vogliamo vedere e anche noi agli occhi degli estranei emaniamo percezioni distorte rispetto al nostro reale sentire e vivere. L’esistenza su questo pianeta è tutto sommato lunga, chi sembra baciato dalla fortuna a primo impatto, magari lo è meno strada facendo oppure viceversa. O magari no, ma di certo non sono le macumbe a deviarne il percorso.

Non mi è mai capitato di augurare del male a qualcuno, nonostante taluni individui, molto più relazionati con il malvagio che con il bene mi abbiano fatto vedere i “sorci verdi”, gente che ha forse sofferto di mancanze significative, sensi di inferiorità mai colmati, paure correlate alla “sindrome da chiwawa” che inducono, vista la ristrettezza d’animo a ringhiare per primi, per sembrare molto più grandi e rispettabili di quello che realmente sono, (ovviamente è una sindrome non scientifica, ma è una patologia da me coniata, che mi fa pure tanto sorridere, perché immagino i “dentini” aguzzi e le gengive dei cagnolini in bella vista, quando mi viene spontaneo sovrapporre le due specie, nella mia atipica immaginazione).
Ho comunque sempre augurato ogni bene a tutti, anche a taluni patetici individui, purché lontanissimi da me.

Salvador de Bahia è una delle città più belle del nord Brasile, dove la razza africana, con i suoi riti, la sua cultura, la sua samba, la capoeira, regna sovrana. Le Bahiane, sono delle donne che indossano i costumi tipici della loro religione, lunghe e ampie gonne bianche e sono spesso impegnate a mettere in atto la magia bianca, un vero e proprio culto religioso: il Condomblè, che arriva direttamente dalla Nigeria, paese da cui provenivano la maggior parte degli schiavi deportati dagli spagnoli in Brasile, e dal Portogallo, con influenze di cattolicesimo. Il Condomblè è una religione che unisce spirito, rispetto della natura e divinità, mettendoli in relazione fra loro. Il nostro corpo è il mezzo tramite il quale si viene in contatto con il divino, attraverso le emozioni e il ballo.

Vi ho fatto tutta questa premessa per narrarvi di una mia personale esperienza con il Condomblè e la magia. Avevo ventisette anni e da turista ho acquistato direttamente a Salvador un’escursione per partecipare ad un rituale di Condomblè. Veniva illustrata come un’esperienza unica ed irripetibile per conoscere la città nel suo animo profondo, con danze e costumi tipici, nella parte più impenetrabile e off limits di Salvador. Mi sono detta che non potevo perdermela.
L’incontro con la guida e l’autista del pulmino era alle ventitrè e ci avrebbero condotti nella baraccopoli della città, in una favelas.
Dopo alcune brevi raccomandazioni, una volta giunti sul posto, ci fecero accomodare in una stanza dove tanti visi funerei ci stavano attendendo e l’odore d’incenso era talmente forte che risultava nauseabondo. Eravamo lì come ospiti di una vera e propria seduta di Condomblè, non una di quelle cosette per turisti, ma una vera e propria esperienza ultrasensoriale.
Dopo una lunga attesa, dei canti inghiottiti dal fumo e dei movimenti striscianti, alcune donne e uomini hanno iniziato a volteggiare scalzi. C’era un’atmosfera claustrofobica, ipnotica e allo stesso tempo seducente. Alcuni rigiravano le pupille e avevano dei tremiti incontrollati, altri inzuppavano ramoscelli in dei liquidi e purificavano giovani, noi turisti non osavamo nemmeno girare lo sguardo, fino a quando hanno iniziato tutti a fumare sigari ed emettere gemiti strazianti, l’aria era satura e ho iniziato ad immaginare che quelle due ignare galline che ci giravano attorno, sarebbero state protagoniste ad un certo punto di uno spettacolo insopportabile per i miei occhi.
Nonostante la ferrea raccomandazione della guida, che ci intimidiva a non alzarci ed aprire porte e finestre, perché portava male e per rispetto della celebrazione e degli spiriti, non ho resistito e ho disobbedito a tutte le regole, aprendo la porta, abbandonando la stanza e sbattendola con forza per richiuderla. Fra me e me intanto ho mandato a quel paese gli spiriti, i santoni tutti, l’autista e la guida che se ne stavano fuori a bersi allegramente una caipirinha alla nostra faccia e soprattutto, la mia maledetta insaziabile curiosità.
Ho tossito per ore, forse ho inghiottito l’anima di qualche defunto e lì mi è rimasta fino al giorno seguente.

Al rientro da quel viaggio mi sono capitate diverse spiacevoli sventure e inconsciamente mi veniva naturale ricollegarle alla “scarogna del Condomblè”, a mente lucida meno, ma in quel periodo mi sono sicuramente lasciata molto influenzare da quella pessima esperienza.

In conclusione vorrei dirvi di andare in Brasile, perché è un posto unico, magari di fare a meno dell’escursione del Condomblè, ma soprattutto che la sfortuna e la fortuna dipendono molto dal nostro atteggiamento.
Le cose sono molto più semplici di quello che vorremmo credere: se il fidanzato vi lascia, non dipende da influenze astrali negative, ma dal fatto che forse è finito l’amore. Se vi si rompono nell’ordine: lavastoviglie, caldaia e lavatrice, forse non è il malocchio fatto dal collega invidioso, potrebbe essere stato un corto circuito o una saetta. Facciamocene una ragione!

In trecento anni di caccia alle streghe, la Chiesa ha bruciato sul rogo la sorprendente cifra di cinque milioni di donne. Vediamo di evolverci!
Comunque per non rischiare, se vedete attraversare un gatto nero, date la precedenza pure a chi non ce l’ha o alla peggio procedete con una bella inversione ad “U”.

E niente, noi italiani siamo fatti così, pieni di comiche e grottesche contraddizioni che ci spingono in avanti ma comunque restando legati alle nostre bizzarre tradizioni.






Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2021 alle 22:00 sul giornale del 19 ottobre 2021 - 278 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, azzurra filottrani

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