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Vivere con stile: l'anuptafobia e la paura di rimanere principesse senza cavaliere

3' di lettura 27/11/2021 - Sin da bambine, cresciamo con l’idea e il desiderio di diventare principesse, e insieme al vestito a prova di fata Turchina e la scarpetta di cristallo, sogniamo di incontrare il Principe azzurro che con il suo cavallo bianco, ci prende per mano e ci conduce al per sempre e vissero felici e contenti.

I nostri genitori, quando siamo piccole, ci raccontano le fiabe a fin di bene, sperando possano farci da guida nel nostro percorso di vita, ma in realtà, proprio così non è. Pensate che studi psicologici affermano che favole come Biancaneve, Cenerentola, andrebbero poco raccontate, in quanto, creando alti ideali di perfezione, condizionerebbero la vita di noi bimbe, che cresciamo con il desiderio forte di trovare un principe e l’ansia, qualora l’amato non dovesse arrivare nel tempo giusto.

La paura di non riuscire a trovare un partner, e restare da sole, viene definita "anuptafobia". Essere single non sempre è una scelta, a volte è per forza di cose. Questa condizione da non accoppiati, per tante può tradursi in una vera e propria fobia.

La parola "anuptafobia" etimologicamente, deriva dal latino e significa “paura di restare single” da “a-nupta” ovvero senza moglie, è una paura intensa e irrazionale di rimanere single o di non essere coinvolti in una relazione romantica con nessuno. Si manifesta anche negli uomini, ma nelle donne è più forte, proprio anche per un retaggio culturale e può tradursi in una vera e propria fobia, al limite dell’ossessione. Solitamente colpisce le donne di età compresa tra i 30 e i 40 anni

La società infatti, in questa fascia di età, si aspetta che una donna trovi un partner e dia vita a una famiglia. Questa richiesta sociale, può portare ad avere aspettative in questo senso e cominciare una spasmodica ricerca del partner portando spesso a depressione e frustrazione.

La persona che soffre di questa patologia, se non riesce a trovare l’anima gemella, può soffrire anche di attacchi di panico. Durante la pandemia, in cui le occasioni di incontro si sono ridotte, i casi di anuptafobia sono aumentati.

La psicologa Anna Scelzo, spiega che “seppure si scelga sempre più spesso la convivenza, nell’immaginario collettivo, il matrimonio resta l’elemento fondante di un nucleo familiare". Noi donne siamo più inclini al problema, perché pressate anche dall’orologio biologico.

I momenti più duri per chi non ha un partner, sono le festività, in cui, non solo emerge ancora di più il bisogno di affetto e di famiglia, ma anche perché, non sempre i parenti hanno la delicatezza di non sottolineare questo status simbol, anzi, per qualcuno è proprio un brutto vizio di punzecchiare e sottolineare la mancanza.

Gli anuptafobici non sono tutti uguali, ci sono quelli attivi e quelli passivi. Gli attivi, sono quelli alla spasmodica ricerca di coppia, quelli passivi, invece, si lamentano della loro solitudine ma poi non fanno nulla di concreto per riempire il vuoto.

Il disagio di quelli attivi, può essere collegato a eventi passati traumatici irrisolti, come la paura di essere abbandonati, oppure un’infanzia trascorsa all’interno di una famiglia anaffettiva e priva di calore. Attivi o passivi, gli anuptafobici, hanno bisogno di aiuto.

Una buona psicoterapia, può aiutare ad indagare l’origine precisa del problema, per migliorare la qualità di vita di chi ne soffre. Impariamo a chiedere aiuto e ad amarci di più, scegliendo accuratamente le persone da avere accanto, senza farci prendere dall’ ansia e dalla fretta.

Rispettiamo i nostri tempi, e accettiamo il nostro personale percorso di vita che non è uguale per tutti… ognuno ha la sua strada, ognuna ha la sua storia






Questo è un articolo pubblicato il 27-11-2021 alle 13:28 sul giornale del 29 novembre 2021 - 197 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Vivere con stile, Serena Liguori

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