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Vivere con stile: perché al Giro d’Italia si vince la maglia rosa?

3' di lettura 07/05/2022 - Mancano pochissimi giorni, e presto Jesi, sarà una delle tappe del Giro D’Italia. Gia’ aleggia nell’aria, l’emozione di poter partecipare più da vicino a questo evento. La città si tinge di rosa, non perché indosserà abiti femminili, ma perché, rosa, è il colore fondamentale nella cultura della bicicletta.

La maglia rosa, che celebra il suo novantesimo compleanno, è stata sviluppata nella galleria del vento, per assicurarne la massima aereodinamicità, ed è realizzata, con tessuti di filati riciclati al 100%, un poliestere, derivato principalmente dal recupero di bottiglie di plastica.

E’ interessante sapere, che la maglia del Giro, non è stata sempre dello stesso rosa, basta, infatti, fare un salto al Museo del Ghisallo, sul lago di Como, per osservarle, appese a stendini di legno, di color pesca, salmone, cipria, polvere, fucsia ect.. Le maglie conservate al Ghisallo, sono per lo più di lana, le fibre sintetiche, infatti, apparvero solo negli anni Settanta. La maglia rosa, viene consegnata al leader della tappa , il corridore, la indossa al termine della tappa del giorno, qualora abbia raggiunto il miglior tempo nella classifica generale.

Ma perché si usa la maglia rosa?

La risposta la troviamo in Armando Cougnet, un nome che pochi conoscono al di fuori dell’ambiente ciclistico, anche se rappresenta una persona chiave nella storia del Giro d’Italia. Fu proprio lui, infatti, il primo organizzatore, e l’ideatore. Nel 1931, ebbe l’idea di introdurre una maglia, che andasse a rappresentare, il leader della corsa al termine di ogni tappa.

Questa idea, era già in voga al Tour de France, dove il colore prescelto all’uopo, era il giallo. Perché Armando volle però, proprio il colore rosa?

In realtà, questa scelta, è un omaggio alla Gazzetta dello Sport, cioè, il giornale che da sempre organizza la corsa a tappe e noto agli sportivi, come la “rosea”. La prima maglia rosa, era di lana grezza, dotata di collo alto e di due tasche sul davanti, chiuse da bottoni. Il suo peso ammontava a circa 3 etti e il rosa scelto, era abbastanza sfumato, come il colore delle pagine della Gazzetta dello Sport, dell’epoca, prodotti con la carta che costava meno.

Le maglie conservate al Museo del Ghisallo, sono anche il frutto di due anni di donazioni e ricerche fatte dal 2010, andando a bussare alle porte dei paesi di origine dei corridori.

Federico Meda, giornalista, è lui l’autore dei ritrovamenti, che affido’ all’epoca, il progetto "Giro for Ghisallo". Per ogni vecchia maglia, realmente indossata, durante il Giro e ritrovata, l’azienda avrebbe corrisposto la somma di euro 500 per sostenere il Museo e la sua collezione.

Il rosa a quell'epoca, era considerato un colore virile, derivando dal rosso primario, sanguigno, per l’alchimia rappresentava la forza maschile.

Tinte di rosa o di altre tonalità, le maglie possono cambiare, ma il ciclismo rimarrà sempre senza tempo e allora ,non ci resta che attendere con trepidazione il 17 Maggio, per accogliere questo evento cosi importante.

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Questo è un articolo pubblicato il 07-05-2022 alle 12:26 sul giornale del 09 maggio 2022 - 619 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Vivere con stile, Serena Liguori

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