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Alla riscoperta della pallacorda, in antichità "Re dei giochi e gioco dei Re"

3' di lettura 16/05/2022 - Nove palline ritrovate, un gruppo di esperti e una ricerca condotta per due anni tra archivi e antiche testimonianze.

Quello presentato venerdì 13 maggio a Palazzo della Signoria è un viaggio nella Jesi rinascimentale, già testimone all'epoca del valore dello sport come elemento di socialità e cultura.

Parliamo di “balette”, antenate delle attuali palline da tennis realizzate per il Gioco della Pallacorda. Sono solo tre le città che in Italia possono attualmente vantarne degli esemplari, e Jesi, insieme a Mantova e Urbino, è una di queste. Nel 2014 la riscoperta delle nove palline di cuoio ha dato il via, grazie al sostegno dell'amministrazione comunale, ad un’importante rete di relazioni che cinque anni più tardi si è concretizzata nel “Club delle Balette”, organizzazione che raccoglie la volontà di Gianni Clerici di valorizzare e riportare in Italia questo sport ancora praticato in alcune parti del mondo.

L’incontro di venerdì presentato dalla vicepresidente del “Club delle Balette” Carla Saveri ha visto la presenza di importanti ospiti come il prof. Alessandro Tosi dell’Università di Pisa, il prof. Giorgio Nonni dell’Università di Urbino, traduttore del volume sulle regole del gioco della pallacorda scritto da Antonio Scaino da Salò, Alessandra Castellani Torta, antiquaria e vicepresidente dell’Accademia di Sant’Uberto e lo storico dell’arte Marco Droghini, autore della ricerca fulcro dell’incontro.

Un lavoro di recupero di testimonianze dal passato per scoprire come a Jesi si giocasse alla pallacorda e il ruolo di questo gioco nelle relazioni tra i nostri antenati cittadini. Le nove “balette” sono state l’elemento di partenza, insieme agli archivi comunali ed ecclesiastici. Alcuni riscontri sono emersi solo dopo alcuni mesi dall’inizio della ricerca, quando a novembre del 2020, da alcune pagine dell’archivio comunale il gruppo di ricercatori ha letto dell’esistenza a Jesi di un Maestro della pallacorda.

Andando avanti – spiega Droghini- sono emersi una serie di campi da pallacorda allestiti all’interno di abitazioni private, cattedrali, conventi, ma anche all’aperto, per le vie pubbliche della città”. Nella Jesi del tempo, abitata da circa 5000 abitanti ne ha rintracciati una trentina, uno probabilmente costruito in legno, proprio nella Piazza del Comune. Interessante sottolineare come il proprietario del campo fosse un calzolaio, “A Jesi – spiega -nei primi decenni di sviluppo di questa attività ludica i calzolai erano quel settore che realizzavano sia le balette che le racchette, ed hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione di questo sport”.

Questo mette in luce come la pallacorda avesse un ruolo non solo nella vita sociale della comunità, ma anche all’interno del tessuto economico di Jesi, sia per quanto riguarda la lavorazione che la provenienza del materiale, come il cuoio o il legno, proveniente dalle produzioni locali del territorio circostante.

Uno sport dunque, partecipe dell’identità cittadina di Jesi che sin dalla sua scoperta ha messo in relazione la città con altre località italiane, e non solo.

Grazie alle “Balette” infatti, la storia di Jesi si lega a quella di Fontainebleau, comune francese che ospita ogni anno i Campionati mondiali di pallacorda. Testimone del legame con questa realtà la presenza del President du Cercle du jeu de paume de Fontainebleau, Thierry Bernard Tambour, che fa dono di una racchetta e di una pallina moderna al Club delle Balette, confermando la relazione con la città e insieme l’attualità di un gioco che affonda le sue radici nel passato pur restando vivo nel presente.








Questo è un articolo pubblicato il 16-05-2022 alle 12:07 sul giornale del 17 maggio 2022 - 184 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Giorgia Clementi

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