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comunicato stampa

“Stai zitta, ma no, non ci sto!” letture interpretate sul Testo “Stai zitta” di Michela Murgia

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da Organizzatori


Se SEI donna, in ITALIA, potresti morire anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. Stai zitta di Michela Murgia, autrice da sempre attenta al tema della donna, è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Un libro militante, «il disvelamento feroce del sessismo nel nostro linguaggio in 112 pagine dense, ironiche, implacabili e attraverso dieci espressioni che raccontano, anzi denudano i meccanismi di potere (maschile) che in quelle parole si manifestano» (Maria Novella De Luca, «la Repubblica»).

Anche Michela Murgia si è sentita gridare «stai zitta» da un noto psichiatra contraddetto in radio durante un’intervista, eppure, per stessa ammissione dell’autrice, «ho perso il conto delle volte in cui qualcuno mi ha detto che le battaglie sul linguaggio sono marginali e che, con tutto quello per cui occorre ancora lottare, è fuorviante e persino dannoso andare a fare pignolerie proprio sulle parole.

Il sottinteso è che le parole non contino niente e forse è per questo che in troppi le usano senza prendersene mai la responsabilità. Sottovalutare i nomi delle cose è l'errore peggiore di questo nostro tempo, che vive molte tragedie, ma soprattutto quella semantica, che è una tragedia etica» (Michela Murgia, «Vanity Fair»). Per ogni diretto negato alle donne a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica.

«Celebre scrittrice, e tra le figure intellettuali di riferimento nel mondo della cultura italiana, Michela Murgia affronta con eleganza, brio e intelligenza quel legame sottile e mortificante che da sempre esiste, per le donne, tra le ingiustizie che vivono e le parole che le descrivono o con le quali ci si rivolge loro. In un universo in cui sono quasi sempre i maschi che hanno la possibilità di esprimersi in televisione, alla radio o sui giornali – come se solo i filosofi, gli scrittori, i giornalisti e i politici fossero in grado di avere risposte di fronte alle complessità del mondo – le filosofe, le scrittrici, le giornaliste e le politiche che si azzardano a prendere la parola vengono sistematicamente trattate come saccenti, maestrine, isteriche, talvolta persino galline. E se c'è chi, forse più educato di altri, riesce a trattenersi, è raro, anzi rarissimo, che una professoressa ordinaria non sia definita "dottoressa" o che un'avvocata non sia ridotta a "signorina" o "signora"». In scena ad usare le parole di MICHELA MURGIA per dare anima e corpo al desiderio di quella parità che ancora non ci sta saranno: Alessandra Zitti, Daniela De Gregorio, Marta Pecora, Milena Gregori, Nicole Rossetti, Simona Ciroldi, Stefania Grilli di teatrococuje.it. Donne Giovanissime ed adulte che hanno a cuore la parità di genere. La serata sarà accompagnata da Giada, Lucia e Sara Doninelli che attraverso la delicatezza delle loro note daranno spazio al valore della poesia della VITA. Loro suonano perché pensano che la musica possa anche servire per rendere viva e presente la FELICITA’ e da Alessandro Sistilli che fungerà da riflessione tra i brani del testo di Michela Murgia.

Organizzato dal Comune di Jesi il 23.11.23 alle ore 18 e ad ingresso libero presso il palazzo dei Convegni di Jesi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-11-2023 alle 16:29 sul giornale del 13 novembre 2023 - 188 letture

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